Metafisica del divano

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di Massimo Selis

Talvolta anche nelle cose più buffe e insignificanti ci possono essere segni e significati che meritano di essere messi in luce. Certamente ad alcuni – o forse a molti – questo nostro breve scritto farà sorridere o parrà inappropriato, ma ci sia concesso rispondere che non si può lasciar la metafisica senza il sale della poesia e senza il gusto pungente dell’ironia. Altrimenti il cibo sarebbe troppo indigesto. E noi abbiamo cura dei palati e degli stomaci dei nostri lettori. Pertanto gustatevi pure queste nostre “bizzarrie metafisiche” e lasciate che il sapore lavori sino in fondo.

Il divano è forse uno degli oggetti che, suo malgrado, può definirsi emblema di questa ultima e anti-epica generazione. Luogo di improvvisato riposo, o più spesso di passatempo ipnotico davanti alla scatola televisiva. È lo spazio che identifica la nostra casa, dove ci si sente al riparo dalle brutte cose di questo mondo. Non si va più nemmeno al cinema, perché ogni sera, o ad ogni ora della giornata possiamo abbuffarci di immagini e suoni comodamente tuffati nel nostro divano, quando non addirittura nel letto.

Il mondo viene a noi senza più chiederci lo sforzo di andare noi da lui.

Il divano è quindi simbolo dell’indolenza e della passività di una generazione che parrebbe a tutti gli effetti perduta. Una generazione stordita e annichilita, proprio perché altamente “istruita” dalle voci che governano la società. Voci suadenti e ammalianti che promettono una vittoria e una felicità che non sconfinino oltre le cornici del regno della materia. Una generazione “soffice”, proprio come i caldi cuscini su cui ama adagiarsi. Distesa e quasi incapace di alzarsi in piedi con la schiena dritta e i muscoli in tensione per difendere la libertà e la dignità sempre più spesso calpestate. Una generazione spaventata che cerca in ogni cosa un rifugio: che sia il lavoro, i titoli di studio, la religione. Che non cerca nulla che stia “oltre” perché le è stato raccontato che ha già tutto, ed è qui. Il divano è quindi il suo simbolo, forse buffo e modesto, come è modesta questa generazione che però crede di non avere eguali con quelle che l’hanno preceduta. Un simbolo sì, ma rovesciato, perché in verità esso cela, ad iniziare dalla parola stessa, ben altri significati e ben altre immagini.

Divano viene dalla voce persiana dīwān e indica la riunione, ma anche la sala dove ci si riunisce. Divano era l’assemblea dei nobili che si riunivano attorno allo Scià. Se però andiamo ancora più indietro e quindi più a fondo possiamo dedurre che esso abbia origine dalla radice indoeuropea DEI (sanscrito DIV) che rimanda ai concetti di lucentezza, splendore, giorno. Da questa radice si ha il sanscrito deva che indica la divinità. Sempre da essa abbiamo anche le voci latine divus (divino, relativo agli dei), divitiae (ricchezza), dies (giorno). E la Dieta era ad esempio l’assemblea che riuniva l’Imperatore e i nobili durante il Sacro Romano Impero. Si potrebbe approfondire ancora, ma quanto accennato basta per far risaltare in maniera inequivocabile il carattere eminentemente luminoso, divino, regale e diurno del termine divano.

Come non vedere che invece oggi esso ha assunto un simbolismo invertito? Siamo stati “educati dall’alto” a conoscere lo spiazzante umorismo di Colui che tutto regge e tutto move. Perché non dovremmo usarlo a nostra volta con i benevoli lettori? Riteniamo perciò che anche nella rovesciata “metafisica del divano” si nasconda un segno che parla a noi. Vi sono altri simboli e segni che il mondo della sovversione ha fatto suoi per condurre una ignara e ignorante umanità verso il finale precipizio. Si veda ad esempio l’uso dell’arcobaleno, del colore verde o la famigerata data del 2030, data escatologicamente pregnante! L’inversione è la tipica arma dell’Avversario, il quale non può creare nulla, ma solo pervertire ciò che è creato. E così, perfino fra le morbide pieghe del divano domestico passa la rotta di una umanità che si è voluta condannare alla notte e alla dimensione lunare e anti-divina.

Là dove il termine divano esprime ricchezza, noi osserviamo un uomo sempre più povero intellettualmente, voluttuosamente desideroso soltanto di saperi mediocri, di azioni mediocri, di lavori e imprese mediocri.

Dove esprime la lucentezza e la chiarezza del giorno, noi osserviamo un uomo che si è circonfuso dalle ombre della notte, obnubilato dalle ideologie che schiavizzano la ragione e non permettono di accedere alle alte torri dell’intelletto. Tutto si fa oscuro, ambiguo, fluido.

Dove esprime regalità, noi osserviamo un uomo molle e schiavo. Impedito alla forza, diviene allora violento. Non sapendo esercitare e profondere il nobile Principio della Giustizia, esso si condanna, senza nemmeno lottare, alle più assurde forme di ingiustizia, non accorgendosi nemmeno delle catene che lo rendono impacciato e schiavo.

Dove esprime divinità e cielo, noi osserviamo un uomo immerso nelle acque dello psichismo, facile vittima di ipnosi collettive – ogni riferimento a quanto sta avvenendo da alcuni anni è assolutamente voluto – e con lo sguardo sempre fisso all’arido suolo. Né si citino certe emotive espressioni di “fede”, perché nulla di quanto detto contraddicono.

Alzati dunque, o uomo, dalle false comodità su cui sei seduto. L’immagine che con divina ironia da lassù ci arriva merita di essere osservata attentamente. Destati dal tuo torpore (ipnosi) e ritorna a guardar fuori, oltre il vetro. Chi, una volta, con sapienza esercitava la regalità, cercava nel cielo i segni che guidassero le sue scelte qui in terra.

È questo il tempo di ricordare che è il Cielo a reggere la terra e non il contrario. Perché è da lì che giunge la luce che illumina gli intelletti e i corpi. Le armi della battaglia finale, battaglia dal carattere spirituale, vanno affilate e fatte brillare sotto i raggi del sole.

Ricorda: siamo fatti per luce e per il giorno. Siamo fatti per essere luce.

Foto: Idee&Azione

21 novembre 2022

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