Mischia guerriera e Soggetto Radicale

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di Renè-Henri Manusardi

La Mischia, Essenza ed Immagine Soggetto Radicale

   Che cos’è il senso della vita per un Soggetto Radicale e quale visione ha della vita? Sappiamo che la sua visione del mondo, ossia la sua weltanschauung è volontà di potenza per vivere, combattere, morire e vincere nella direzione del grande risveglio della Tradizione, ossia una visione protesa a far rinascere la realtà dell’Ordine Divino nel mondo contro la putrefazione nichilista della Postmodernità. In particolare, la lotta del Soggetto radicale è focalizzata come lotta finale ed estrema contro l’antiordine satanico nato storicamente con l’antropocentrismo del Rinascimento, affermatosi nella Modernità con le democrazie liberali e i totalitarismi del XIX e XX secolo, infine divenuto egemone nell’attuale Postmodernità quale aggressione, da parte del totalitarismo liberale, di ciò che resta del diritto naturale, con l’imposizione planetaria del gender e la costrizione geopolitica unipolare. Ma, poste queste condizioni di scontro di ordine storico e geopolitico, potremmo chiederci che percezione abbia il Soggetto radicale nell’intimo di sé stesso riguardo la sua esistenza terrena, ossia quale sia il senso che egli dà alla sua vita personale e quale visione della vita lo sostenga, ossia quale sia la sua lebensanschauung.

   Il Soggetto radicale è essenzialmente una vocazione ultraguerriera, la quale si presenta nel finis Storiae con una tipologia esistenziale liminale, ossia di frontiera e, inoltre, con una personalità di taglio apocalittico ovverosia “terribile” – come afferma Aleksandr Dugin. Terribilis, non nel senso di esercizio di crudeltà ed insensibilità morale, ma con uno stato d’animo fatto di spietata determinazione e impassibile distacco nel compiere in sé stesso (Grande Guerra Santa) e nella società (Piccola Guerra Santa) la lotta per il bonum et verum Traditionis. Il senso della vita per il Soggetto radicale è quindi rappresentato dalla conoscenza e dalla pratica simultanee dell’Arte della Guerra interiore ed esteriore. Semplificando ulteriormente possiamo affermare con sicurezza che il senso della vita per il Soggetto radicale è la guerra, è vivere per la guerra, è essere immerso nella guerra, è ragionare con una mentalità di guerra, è operare dentro di sé e fuori di sé con uno spirito di guerra. Lo spirito marziale di tipo liminale e di genere apocalittico, il senso della guerra come manifestazione della sua anima interiore, caratterizza quindi la vita e le opere, i pensieri e le azioni, i sentimenti e le emozioni, le contemplazioni e le risoluzioni, le visioni e le strategie dell’intera esistenza del Soggetto radicale. Il senso della vita del Soggetto radicale corrisponde quindi al senso della guerra. E questo senso della guerra, ossia questo vivere per la guerra rappresenta la sua Essenza più profonda.

   Se il senso della guerra è sua specifica Essenza, l’Immagine sostanziale che il Soggetto radicale visualizza in sé e che quantifica la sua Essenza, quella Imago che precede visualmente e fa scaturire il suo successivo senso della vita/senso della guerra, in buona sostanza la sua visione della vita è data dall’immagine interiore della Mischia guerriera. La Mischia è il cuore della lotta, è il centro della battaglia, è l’omphalos dell’evento guerriero, è il focus dello scontro, è la condizione cruciale del combattimento, è la causa della realizzazione dell’impresa. L’immagine della Mischia accompagna costantemente l’esistenza e la quotidianità del Soggetto radicale come espressione vitale della sua anima. La Mischia è il suo stesso respiro, il suo pensiero costante, il suo fortissimo desiderio, il sentimento più profondo, l’anelito di vita per la morte e per la Vita eterna. Il Soggetto radicale per questa sua visione della vita di vocazione alla mischia, si qualifica senza dubbio come l’ultimo erede spirituale dei Cavalieri Teutonici:

   “… tra tutti, i Teutonici si distinsero per una loro quasi morbosa vocazione al sacrificio, un’incontenibile ansia di cercare la morte in combattimento, ereditata evidentemente da una tradizione pagana che la conversione al cristianesimo non aveva ancora espurgato del tutto dai suoi miti. Tra i quali sopravviveva in specie la propensione a considerare il Paradiso stesso come qualcosa di simile al Walhalla di Odino, un asilo di guerrieri e di eroi al quale la gente comune non poteva avere accesso. Quel che ne derivava, in definitiva era la inconfessabile convinzione che la beatitudine celeste fosse qualcosa di incompatibile con lo spirito di pace”. (Tratto da Franco Cuomo, Storia ed epopea della Cavalleria, Newton 1995).

   Mi permetto qui una digressione istruttiva. Nonostante questa citazione rappresenti un passo evocativo di alta classe, l’autore privo dei fondamentali riguardo la storia ecclesiastica, ignora totalmente che fino al secolo VIII e oltre, come nel caso della evangelizzazione degli slavi da parte di Cirillo e Metodio, su ordine dei Papi e in mezzo ad ogni sorta di difficoltà politiche e di scontri tribali, l’evangelizzazione dei popoli pagani al cristianesimo e la loro eventuale conversione da parte dei monaci irlandesi e benedettini romani e anglosassoni che molto spesso subivano il martirio, richiedeva alle etnie tribali a cui veniva annunciato il Vangelo solo due cose: la rinuncia al politeismo e l’abolizione dei sacrifici umani. Tutto il resto della loro cultura nordica, germanica o slava veniva invece assunta in toto, in quanto espressione vitale del loro ethnos di adesione al cristianesimo. Per questo motivo, ad esempio, abbiamo conservato fino ad ora attraverso le Abazie benedettine tedesche, tutta la sapienza erboristica, idroterapica e naturopatica dei Germani, come già il monachesimo benedettino ricopiava e tramandava imperterrito i manoscritti classici greci e latini per mezzo dei monaci amanuensi. Tanto che la Naturopatia venne infine approvata dal regime nazionalsocialista per volontà dello stesso Hitler nel 1933. Per quanto riguarda la conversione forzata sulla punta delle spade, siamo ancora lontani quindi dagli orrori spagnoli e portoghesi in America Latina, anche se essi vanno mondati e molto ridimensionati dalle calunnie della vulgata anticristiana di Voltaire e della Encyclopédie dell’Età dei Lumi. Carlo Magno, primo Imperatore del Sacro Romano Impero, per esempio, venne fortemente dissuaso dal Papa di Roma tramite i suoi Legati pontifici e dal suo consigliere personale, il monaco Alcuino di York, di operare la conversione forzata dei Sassoni e non venne mai giustificato o assolto moralmente dalla Chiesa per le sue violenze nei confronti di essi. Ma da parte sua, Carlo Magno agì nell’interesse superiore dell’unità territoriale del regno franco – poi definito Impero romano dei popoli germanici – e dei suoi alleati integrati in esso. Di fronte alla mancata omogeneità dei popoli pagani della Sassonia, in perpetua guerra tribale tra di loro (un po’ come vedremo succedere molti secoli dopo tra i nativi americani), Carlo optò per la loro forzata integrazione politica e religiosa, in quanto temeva che la grave pressione delle popolazioni slave ancora pagane e nemiche dei Sassoni, le quali si spingevano ad ovest tentando di invadere e conquistare i territori del Sacro Romano Impero, potessero farlo crollare sotto il peso di tali divisioni. (Cfr. ad es., Joseph Lortz, Storia della Chiesa considerata in prospettiva di storia delle idee, Vol. I, Ed. Paoline 1987).

La Mischia è la spiritualità guerriera del Soggetto Radicale

   Il senso della guerra come Essenza del Soggetto radicale, così come la Mischia guerriera quale Immagine interiore della sua visione della vita, aprono la strada ad una riflessione sulla spiritualità stessa del Soggetto radicale, che non può essere altro che una spiritualità guerriera. In senso generale e ridotta fenomenologicamente alla sua essenzialità, la spiritualità viene solitamente intesa come il rapporto esclusivo che ogni essere umano intrattiene con il Divino nel corso della sua esistenza temporale. Al di là di una sua successiva strutturazione fatta di atti interiori e di pratiche esteriori che la amplificano e ne danno una forma propria e specifica, la spiritualità è sostanzialmente una apertura verso l’Alto di quella parte dell’anima/coscienza individuale definita come “spirito”, la quale ci permette di percepire, conoscere, ascoltare il Divino in noi, nella libera scelta di seguire o meno la sua volontà. Questa, apertura verso l’Alto, rappresenta sia la capacità ontologica di accogliere il Divino nel luogo dello spirito umano, sia la capacità di ordine mistico di sentire, a volte vedere, nonché fruire e beneficiare della sua presenza.

   La spiritualità del Soggetto radicale è quindi molto più di una visione della vita o lebensanschauung, ma è soprattutto una visione del mondo o weltanschauung marziale ossia guerriera, a carattere fortemente spirituale dove l’iconografia interiore della Mischia è motivo di continua e costante ispirazione da parte del Divino, atta a stimolare nel Soggetto radicale stesso la lotta per un nuovo inizio della Tradizione, come afferma Aleksandr Dugin: Noi non vogliamo restaurare alcunché, ma far ritorno all’Eterno, che è sempre fresco, sempre nuovo: questo ritorno è dunque da intendersi come un procedere in avanti, non a ritroso. Il tema e l’immagine interiore della Mischia, caratterizzano quella visione costante e permanente in cui egli vive ed opera, attraverso una catarsi, ossia una purificazione interiore, che lo porta in continuazione alla rinuncia personale in favore dell’avvento dell’Ordine Divino in sé stesso, nel corso delle battaglie quotidiane contro le schiere delle tenebre che si accalcano e pigiano davanti alla sua anima per farla cadere e per devastare il luogo dell’apertura verso l’Alto, quel Santo dei Santi interiore dove il suo spirito si unisce col Divino, lo Spirito Santo.

   La spiritualità della Mischia, rappresenta quindi la condizione dell’essere propria del Soggetto radicale che nella globalità della sua anima (il Sé) e del suo spirito (il Sè aperto verso l’Alto) mostra una complessione ultraguerriera di ordine ontologico e contemporaneamente genetico. Ogni anima/spirito umano è possibile definirlo come un “Sé ontologico-genetico aperto verso l’Alto”. L’anima dell’uomo, ossia il Sè non è il Super-Io freudiano, ma è la pienezza ontologica dell’Essere Umano da cui emanano la mente e il corpo. Così come lo spirito dell’uomo, ossia il Sé aperto verso l’alto non è l’inconscio collettivo junghiano ma è la compiutezza ossia la perfezione ultima ontologica dell’Essere Umano, il quale può completarsi soltanto con il Divino, in questa vita e in quella eterna. Ciò che caratterizza particolarmente il Soggetto radicale, rispetto ad altre categorie di esseri umani è dato non solo dalla sua forma ontologica ultraguerriera, ma anche dal suo innatismo genetico, ossia dal patrimonio insito nel suo DNA che lo rende, secondo i dettami dell’antropologia e dell’etnologia, facente parte della classe tribale dei guerrieri vigilanti. Questo patrimonio genetico innato, nel Soggetto radicale fa la differenza, appunto, solo come predisposizione genetica ad assumere il suo compito ultraguerriero che sarà frutto di una scelta libera e consapevole, e non di un determinismo involontario segnato dal fato, dalla sorte, dal caso, dalla fortuna o dal destino.

La Mischia è lo stato interiore permanente e lo stile di vita del Soggetto Radicale

   Dal punto di vista psicologico, la Mischia guerriera come essenza, immagine e spiritualità del Soggetto radicale, ne segna indelebilmente e ne caratterizza anche lo stato interiore. La visione della Mischia, è interiormente simile a quella di un formicaio in movimento o, appare visivamente nell’anima, come quella di due etnie tribali, di due fanterie o di due cavallerie corazzate antiche, medievali, rinascimentali o moderne che cozzano e si scontrano in modo duro e sanguinoso. La Mischia interiore è un caos globale dove, nella Terra di Mezzo dell’anima, gli amici si mescolano ai nemici davanti, di fianco e alle spalle, dove le bestie del male cosmico come moltitudini sono pronte a colpire direttamente o a scagliare nugoli di frecce fino ad oscurare il cielo dell’anima. Solo chi ha dimestichezza con la mischia interiore conosce il mestiere delle armi fatto di impassibilità, velocità, prontezza, continuità, ferma volontà di non cedere, aggressività, grida di guerra, elasticità mentale e flessibilità corporea, visione completa della battaglia, anche se davanti a sé compaiono a volte schiere ridotte di spiriti del male, per poi venire subito subissati da altre orride creature decadute che, uscendo dalla terra o scagliandosi dal cielo, rendono la battaglia più fervida. Soltanto chi ha lunga esperienza della Mischia interiore si rende conto di cosa voglia dire avere al suo fianco angeli combattenti e santi guerrieri, gli unici capaci di mutare le sorti di una cruentissima battaglia. Solamente chi ha sentito sul proprio viso e sulla propria pelle l’alito infestante e terribile del Leviathan, riesce a rendersi conto della tremenda realtà del male, così ben descritta da Michelangelo, Grünewald, Bosch e molti altri pittori, nei loro affreschi e nelle loro tele che raffigurano le tentazioni di Sant’Antonio Abate nel deserto egiziano.

   Queste doti guerriere del Soggetto radicale, che possiamo riassumere con i termini sociopsicologici di calma, coraggio, determinazione, impassibilità, intuizione, empatia, penetrazione e consapevolezza come già spiegato in un precedente articolo, si esternalizzano da un punto di vista comportamentale come un originale stile di vita, lo stile di vita della Mischia. Uno stile basato essenzialmente sul dinamismo interiore ed esteriore, sull’imprevedibilità, sull’intransigenza, sull’originalità, sull’anticonformismo, come ci insegna Aleksandr Dugin: “È un re mendicante, che nasconde la propria origine regale sotto i miserabili stracci di un servo… In altre parole, egli intende mostrare la propria natura superiore non sul trono regale ma nelle vesti di un contadino, di uno spazzacamino, di un mendicante, di un mostro”. Il Soggetto radicale non è però un disadattato ma il signifero di un nuovo mondo, quello dell’eterno ritorno della Tradizione. Egli, in molti casi coi suoi comportamenti socratici, alla Diogene o che rasentano lo scandalo come quelli messi in atto dal poverello di Assisi, sciocca i presenti per risvegliarli dal torpore liquefacente, torbido ed edonista del mondo postmoderno.

   Lo stile di vita del Soggetto radicale, visto i continui furori interiori provocati dalla incessante battaglia spirituale che lo caratterizza, e con l’esperienza acquisita nella lotta, è uno stile di vita di Mischia guerriera che si concretizza nella pratica del momento presente, del qui e ora, del hic et nunc. Egli vive esclusivamente e senza calcoli nell’oggi e in ogni istante, fiero, impassibile e ritto di fronte a tutto ciò che gli capita nella preghiera profonda, nella meditazione, nella contemplazione e nell’azione. Egli è maestoso come un leone, scaltro come un lupo, forte come un orso, lungimirante come l’aquila, umilmente fedele e tenace come un cane da pastore. Il Soggetto radicale, racchiudendo in sé quel Chàos capace di generare il Kosmos, ossia il ritorno dell’Ordine Divino sulla Terra, vive, combatte, muore e vince col desiderio soprannaturale ed infinito di combattere sempre dove ferve la lotta e di sparire infine nella Mischia, per essere assunto in Cielo e cavalcare sulle praterie eterne insieme al Re della Gloria, il Rex qui venturus est

   Ci vediamo nella Mischia, in quella Terra di Mezzo dove più cruenta ferve la battaglia… Gott mit uns!

Foto: Idee&Azione

22 dicembre 2022

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