Multipolarità e globalizzazione

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di Alexander Bovdunov

Gli eventi innescati dall’operazione militare speciale hanno iniziato a influenzare la globalizzazione:

  1. Innanzitutto, la diaspora curda in Svezia ha sempre sostenuto e finanziato tutti i movimenti separatisti curdi, quindi non deve sorprendere la posizione assunta dalla Turchia contro l’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO. È interessante notare che la realtà del Medio Oriente influisce direttamente sull’equilibrio di potere nel Nord Europa.
  2. La crisi alimentare (che viene attribuita esclusivamente alla guerra in Ucraina, ma che è il risultato di diverse cause), ha provocato proteste in Africa, soprattutto in Uganda, a causa dell’aumento dei prezzi dovuto alle sanzioni contro la Russia.
  3. Affinché le sanzioni contro la Russia siano efficaci, gli Stati Uniti devono negoziare con le monarchie del Golfo Persico o con l’Iran. I politici americani non sono preparati a questo e per questo motivo i negoziati si sono arenati.

Tutto ciò dimostra la fragilità dell’attuale economia mondiale descritta da Braudel e Wallerstein. I legami intraregionali e interregionali sono diventati un ostacolo allo sviluppo o alla realizzazione di molti progetti, soprattutto perché gli attori principali dipendono ora da piccole diaspore – prima insignificanti – esiliate nei loro Paesi per ottenere ciò che vogliono, mentre per ottenere determinati vantaggi rispetto ad altri concorrenti è necessario raggiungere compromessi con attori secondari. Inoltre, affidarsi all’acquisto di qualcosa prodotto all’estero, invece di produrlo internamente, può portare al collasso industriale, alimentare ed energetico nel caso in cui non sia più disponibile a causa di circostanze impreviste.

L’economia mondiale capitalista è stata creata grazie all’egemonia occidentale, che ha fatto ricorso a tutti i tipi di mezzi non economici (forza) per raggiungere questo obiettivo. Tutti i Paesi che sono stati incorporati nell’economia mondiale hanno finito per essere sfruttati come se fossero colonie, direttamente o indirettamente. Tuttavia, ci sono Paesi non occidentali come la Cina, l’Iran, l’India e la Turchia che sono riusciti a raggiungere uno sviluppo politico ed economico che li rende indipendenti dall’Occidente e ora l’Occidente è costretto a negoziare con loro. L’imposizione di sanzioni, blocchi o invasioni militari significherebbe distruggere le fondamenta della stessa economia occidentale e finirebbe per far saltare tutte le basi su cui è costruita.

Pertanto, possiamo chiederci: che senso ha creare un sistema che non dia all’Occidente un vantaggio sul resto del mondo?

Tutto questo ci porta a pensare che il mondo si stia muovendo verso la nascita di economie mondiali multiple – imperi (multipolarità) – o verso la creazione di un’economia commerciale mondiale post-capitalista controllata politicamente e ideologicamente dall’Occidente (alcuni Paesi come la Cina sono riusciti a ritagliarsi un posto nel mondo grazie a questo).

In realtà, il discorso di “mettere da parte i vantaggi economici per salvare l’Ucraina” è un tentativo di attuare quest’ultimo scenario, perché grazie ai vantaggi accumulati dall’Occidente (nonostante il declino del suo potere economico, militare e ideologico) possiede ancora i meccanismi necessari per creare un nuovo sistema senza temere di distruggere quello vecchio, anche attraverso l’uso del potere militare, per spazzare via tutti i suoi concorrenti.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Idee&Azione

15 giugno 2022