Natale: una nuova nascita

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di Massimo Selis

Nel tempo che stiamo attraversando molti sembrano vivere nell’attesa della “fine di qualcosa”, ma non nell’operare e nel prepararsi ad un “nuovo inizio”. Lo sguardo è sempre rivolto al passato, come se una donna prima del parto, pensasse solo a quando terminano le doglie, anziché pensare al figlio che sta per dare alla luce. Vediamo la notte, ma non ci muoviamo verso il richiamo dell’aurora che ci attende.

Questo Avvento è trascorso senza la conquista di una nuova consapevolezza, tra la solita falsa gioia tutta sentimentale per l’imminente nascita del Signore e l’infantile speranza che il male che opprime il mondo, passi in fretta, come passa un temporale. Ignazio Silone scriveva: “Mi sono stancato di cristiani che aspettano la venuta del loro Signore con la stessa indifferenza con cui si aspetta l’arrivo dell’autobus”. Eppure, proprio questo Natale ha un senso e un sapore davvero speciali che non dovremmo mancare. Riprendiamo dunque alcuni segnali nascosti sapientemente nel Testo Sacro che risultano di massima attualità per l’uomo d’oggi per comprendere a fondo questo Mistero di nascita.

Il concepimento di Gesù avviene «in una città della Galilea dal nome Nazaret». Questo nome nasconde un significato teologico della massima importanza. Na-za-ret è il luogo degli uomini nuovi, della nuova terra. E l’annuncio dell’angelo Gabriele è rivolto ad una donna, a differenza del primo che era stato rivolto ad un uomo, Zaccaria. Appare evidente il parallelo con la Genesi dove prima troviamo la generazione di Adamo e poi quella di Eva. Il maschile deve compiere un’integrazione col femminile, dalla carnalità individuata, ci si solleva all’animicità che accoglie e genera la vita. Soltanto quindi se accediamo al nostro livello animico saremo capaci di concepire e partorire il Cristo.

La famiglia di Nazaret deve poi spostarsi verso Betlemme, per il censimento decretato da Cesare Augusto. Giuseppe quindi porta con sé Maria, che è incinta, nella terra dei propri avi. Il parto del Figlio è pertanto subordinato all’essere tornati nella propria terra, ad essersi allineati al proprio compito, al proprio specifico posto nel mondo.

Gesù nasce nel silenzio della notte, lontano dalle luci della città, perché è Lui la luce che illumina tutti i cieli, è lui la Parola che silenzia tutte le false voci. E i primi a cui viene dato l’annuncio, da un angelo, sono «alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge» (Lc 2,8). Pur se “non dormienti” essi vengono presi da grande timore. L’angelo li rassicura mentre la Gloria del Signore li avvolge di luce. Questa Gloria è anche la Sapienza nuova che scende dall’alto. Una Sapienza che è evento vitale che trasforma la vita e vince la morte. Il Logos si fa quindi azione rigenerante nell’uomo che accoglie l’annuncio.

Infine, nel racconto dei Magi, la stella che loro seguono si spegne nel loro andare da Erode a Gerusalemme, per poi apparire di nuovo e condurli sino a Betlemme. Chi, come Erode, non vuole seguire l’annuncio della nascita del Re dei Giudei, non vede brillare nessuna stella nel cielo. I Magi, invece, non arrestano il loro cammino anche se il segno luminoso si spegne per un tratto. Questo scomparire e poi riapparire della stella è anche un riferimento alla Passione del Cristo, il quale deve morire alla sua carnalità per poi rinascere nella sua Divinità e farsi Eucarestia. E Betlemme non è forse la Casa del pane dove un bambino nasce e viene deposto in una mangiatoia, per essere mangiato da tutti coloro che desiderano mettersi in cammino per la divinizzazione?

Allora noi oggi dovremmo meditare a lungo su questi “segni” che la Scrittura ci propone, nascosti sotto la superficie dei racconti evangelici. Ognuno di noi deve divenire gravido del Cristo per generare Vita e farsi così co-redentore del cosmo.

Dobbiamo però, per prima cosa, superare l’individualità dell’ego e aprirci al Noi dell’anima. Questo discendere nelle profondità del proprio essere conduce a ri-allinearci, a metterci nell’asse della nostra Elezione, quella che indica il nostro specifico posto nel mondo.

Dobbiamo accettare l’oscurità e il freddo della notte, anche e soprattutto se crediamo di essere “svegli”. Dobbiamo fare silenzio fuggendo anche le “buone intenzioni” di agire per scacciare velocemente le tenebre. Sostare e lasciare che lo sguardo di Dio illumini tutta la nostra vita passata e ne sciolga l’illusione che ne era forma e sostanza. La Sapienza che in questi Tempi Ultimi è pronta a scendere su di noi può terrorizzare anche le anime che si ritengono più “pronte”. Essa è una Sapienza che muterà ogni sguardo e indirizzerà ogni piede ed ogni braccio verso nuovi compiti e nuovi sentieri.

Infine, dobbiamo saper morire e risorgere, come la Stella, per divenire a nostra volta Eucarestie viventi a farci letteralmente mangiare dagli altri, per offrire così la Vita.

“Questo mondo”, il mondo che anche noi abbiamo collaborato ad edificare, è entrato nella sua notte. Ma questa notte è gravida di Vita. Non cediamo alla paura che avvolse Erode e tutta Gerusalemme, una paura che fa rimanere in stallo e inibisce il cammino. Lasciamoci invece abitare dalla crisi che precede le grandi conversioni. Siamo noi a dover dare alla luce questo Figlio di Vita, ma per fare questo dobbiamo finalmente volgere lo sguardo a ciò che ci sta davanti e non più al passato.

Il più grande augurio che posso rivolgere in questo Natale è che le lacrime bagnino i nostri cuori e le nostre menti, togliendo tutte le incrostazioni che l’illusoria “vita di prima” aveva solidificato. Che l’abitudine, agente di morte, lasci il posto all’ardore per imprese mai prima tentate. Un nuovo parto, per una nuova conversione. Allora sì, la Pace e la Speranza torneranno ad abitare in noi, perché in noi ci sarà la Vita che regge e governa il mondo.

Foto: Correggio, Adorazione dei pastori (particolare), 1525-1530 circa, Gemäldegalerie, Dresda

24 dicembre 2021