Nell’opposizione, le cose procedono lentamente

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di Riccardo Paccosi

Il movimento contro il green pass e lo stato d’emergenza, dall’inizio del 2022 ha avviato un lento e tardivo processo di confederazione unitaria che però, per il momento, non ha ancora generato alcun salto di qualità organizzativo e che, anzi, risulta constare di un’aggregazione tenuta assieme con lo sputo.

In termini di cultura politica, dopo due anni è ancora diffusa, presso la massa di chi si oppone, l’idea troglodita secondo cui quello che conta sarebbe sempre e solo andare in tanti a manifestare a Roma. Ma in quelle città europee dove si è giunti a cifre di partecipazione impensabili per l’Italia – come Berlino e Parigi – al termine di manifestazioni oceaniche non è accaduto assolutamente nulla. Infatti, non occorre una laurea in scienze politiche per capire che l’opposizione si rafforza strutturando organizzazione e forme di contropotere nei vari territori, nella vita quotidiana, e che quindi “tutti a Roma” non significa nulla sul piano della riproduzione e del rafforzamento del conflitto sociale.

Ma non solo permane la cultura del “tutti a Roma”: a questa continua altresì ad associarsi un idealismo mistico-newage che fa enunciare, in tutte le piazze della protesta, la farneticante tesi secondo cui il potere avrebbe “le ore contate”. Idiozie che, venendo ripetutamente smentite dalla realtà materiale, hanno anche ampiamente contribuito a generare, sul medio termine, disillusione e frustrazione presso la massa dei partecipanti.

Se da una parte è vero che l’opposizione si rafforza nei territori e nel quotidiano, dall’altra è parimenti dimostrato che la differenza può farla l’innalzamento del livello dello scontro generato dalla mobilitazione di settori lavorativi. In Italia l’abbiamo visto durante la lotta dei portuali di Trieste mentre, in Canada, lo stiamo vedendo grazie alla mobilitazione dei camionisti.

Ma così come la battaglia dei portuali è stata repressa attraverso le menzogne sul fatto che avrebbe fatto aumentare i contagi, l’Emergency Act in questi giorni approvato dal governo canadese delinea uno scenario repressivo tanto grave quanto inedito: secondo quanto riferisce la Bbc, infatti, sono previsti il congelamento dei conti bancari di chiunque sia collegato alle proteste – senza necessità di un atto giudiziario – e la sospensione delle assicurazioni sui veicoli.

Se in Italia si innalzasse lo scontro come in Canada, nulla impedirebbe ai criminali ed eversori capitanati da Mario Draghi di adottare misure analoghe. In quel caso, un’opposizione espressa nelle forme di “tutti a Roma” e “il potere ha le ore contate” renderebbe palese la propria impotenza.

Per reagire alla futura stretta di aperta repressione politica del dissenso, è necessaria un’organizzazione nazionale che centralizzi e velocizzi la comunicazione ufficiale dell’opposizione, che connetta le relazioni con le reti di avvocati e con i pochi parlamentari alleati, che diffonda informazioni e know-how organizzativo alle varie città e province.

Se le leadership nazionali dei gruppi, dei mini-partiti e delle reti d’opposizione frenano sul processo unitario rivelando così tutta la loro irresponsabilità e inadeguatezza, è allora compito dei militanti attivi nelle varie città bypassare e avversare questi frenatori e quindi avviare, localmente e rapidamente, un processo di confederazione unitaria e organizzata.

Foto: Idee&Azione

18 febbraio 2022