Non sparate sull’artista

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di Massimo Selis

«Ciò che è in basso è come ciò che è in alto», insegna la Tavola Smeraldina, ma è ciò che è posto in alto a precedere e determinare quello che è posto in basso, così che l’uomo, attraverso i “segni” che raccoglie quaggiù in questo mondo, è reso capace di ascendere ai mondi superiori. Allo stesso modo, è l’eccezionale che stabilisce i confini e i toni della norma e non l’aspetto comune, perché la misura più piccola non può essere dilatata per contenere quella più grande, mentre in quest’ultima sono comprese tutte le ampiezze, anche quelle infinitesime.

Una delle certezze su cui cammina saldo l’uomo odierno è quella di essere finalmente giunto alla piena consapevolezza della sua libertà e capacità di autodeterminarsi. Purtroppo nei fatti – e solo quelli contano – non si distanziano da tale orizzonte nemmeno i “credenti”; questi infatti conservano l’idea di “chiamata” e “missione” ad un livello che non supera l’emotivo, del tutto priva ormai dei suoi sostanziali elementi di sapienza. Le vite di molti artisti di genio, anche quelle più misteriose e tragiche ci portano invece di nuovo sulla linea della verità, una verità che non può che apparire oscura e respingente per l’umanità di oggi.

Per la filosofia classica, in particolare per Platone, alla nascita, l’anima discende sulla terra dei mortali accompagnandosi ad un’immagine da realizzare, un destino da compiere. E vi è una forza che guida e accompagna la sua “discesa” che sarà poi – in alcuni casi – anche storia di maturazione e finalmente ascesa: il demone (daimon). La sintesi operata dall’avvento cristiano ci parla di spirito che soffia dentro ad un’anima, cosicché possiamo affermare che tutti siamo in qualche modo “determinati” e non completamente liberi! Molti, quasi tutti, oramai, hanno però voltato le spalle a tale presenza, dimenticandola assopita sotto la coltre del buon costume e delle pacifiche convenzioni sociali, per accontentarsi di una realizzazione esteriore che illude di pacificare anche l’interiorità. Inoltre, per quanto tutte le anime posseggano pari dignità, ve ne sono alcune più grandi e queste hanno anche la funzione di essere luce e segno per chi ha più difficoltà a vedere e orientarsi.

La discesa sulla terra è però difficile, difficile è colmare lo scarto fra il soprannaturale e l’umano, trovare il giusto terreno in cui la pianta possa slanciarsi salda e rigogliosa verso l’alto senza distruggere il resto del bosco. Più questo spirito è grande e forte, più esso esploderà in bagliori accecanti che devasteranno l’usuale traiettoria di una vita, ma una luce intensa si accompagna a tenebre spesse e penetranti. Non lo si può tenere a bada da soli, è necessario che qualcuno lo riconosca e lo aiuti, e che una comunità, o ancora meglio un’intera società lo accolga e sia capace di dargli il suo spazio vitale. Ciò che è luce illumina tutti, e ciò che è tenebre inghiotte tutti, prima o poi. Questi speciali destini invisibili ci ricordano che dobbiamo sperimentarci come un corpo i cui organi lavorano in armonia, nessuno potendo esistere da sé. L’Arte è quanto di più disinteressato esista, perché il vero artista si fa gemma riflettente le meraviglie che si celano oltre le nubi. L’ascesa o la rovina di un’anima di genio ricade anche sulla comunità che l’ha – o meno – accolta.

Non si tratta di venire a patti col mondo, quanto di trovare il giusto cortile, circoscritto da regole che siano il riflesso di quelle inscritte nel cosmo. Più l’umanità si distanzia dalle leggi ontologiche – e oggi si trova agli antipodi – più la vocazione di un’anima grande faticherà a maturare armoniosa. Un fallimento, una crisi sono a volte manifestazioni di questa forza spirituale che resiste all’attrito di una società ingabbiata da consuetudini e schemi atti solo ad uccidere ogni pura manifestazione della Vita; sono un segno della lotta fra l’incommensurabile luminosità di una vocazione e l’oscura apatia di questo mondo sempre più cadaverico. Dalle vette di luce essa deve toccare il suolo e impastarsi con esso, ma se qui avverte solo l’odore acre della terra che si mescola al fumo e al sangue, che abbatte la vista e affatica il respiro, se percepisce tutto come un caos perfettamente ordinato buono solo per un’esistenza mediocre, essa allora non arresterà la sua caduta, ma sprofonderà negli abissi, negli inferi della droga, dell’alcol, nella lucida disperazione. Le tenebre anziché venir accolte e poi redente saranno l’oceano in cui annegare. Impavidi capitani, si tramutano in naufraghi!

Queste non sono attenuanti o assoluzioni, perché il nostro non vuole essere un discorso morale che conduce davvero poco lontano. Solo ricordare che è l’eccezionale la misura a cui adeguare ogni cosa e se questo ci palesa quanto questa società sia ormai priva di anima e “contro l’uomo”, fin proprio nelle sue strutture marcescenti, nelle sue regole divenute gabbie, allora è giunta l’ora di ripulire il nostro sguardo perché tutti siamo responsabili di questo scempio.

Nessuno si salva da solo, nessuno si danna da solo, nessuna fiamma può far luce ad una stanza se le si toglie l’aria. L’anima di un artista chiede occhi che la scoprano, e una comunità che la sostenga. Perciò davanti a quelle figure sconce e furibonde, violente e passionali che sono stati molti grandi geni, non adoperate la vostra lingua da moralisti da strapazzo, perché queste anime parlano proprio a voi. Cercate piuttosto di vedere quel fuoco che bruciava dentro di loro, che spingeva ogni loro gesto e che voi anche possedete, ma avete preferito addomesticare; risvegliatevi quindi dal torpore, liberatevi dalle catene e se possibile: «non sparate più sull’artista».

Foto: Idee&Azione

18 settembre 2021