Nuovi membri nei BRICS mentre in Italia si parla di emergenza idrica

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di Andrea Zhok

L’insieme dei BRICS viene così a rappresentare in termini territoriali circa un terzo delle terre emerse del pianeta (42.557.166 kmq su 148 milioni di kmq – cui vanno sottratti i 14 milioni di kmq dell’Antartide, neutrale), in termini economici rappresenta il 25% del PIL mondiale, in termini demografici il 43% della popolazione mondiale.

Quella che trattiamo usualmente come “comunità internazionale”, e che corrisponde all’impero americano (USA, Canada, UE + UK, Australia, Nuova Zelanda e Israele) corrisponde a:

quasi il 50% del PIL mondiale;

in termini demografici corrisponde a 856 milioni di abitanti, pari a circa l’11% della popolazione mondiale,

e a circa 31.754.000 kmq, pari a un po’ meno di un quarto della superficie delle terre emerse.

Come la richiesta argentina segnala, i BRICS sono visti come una speranza di autonomia (e di rivalsa) per il resto del mondo, finora escluso dal club degli armigeri di Washington

All’interno dell’impero americano solo la Francia si è mossa con qualche parziale autonomia, ottenendo una certa autosufficienza (energetica e alimentare) e coltivando, sia pure in modo autoritario, rapporti col continente africano.

Tutti gli altri hanno accettato con gaia imbecillità le regole del gioco americano, che fino a ieri predicava l’iperspecializzazione produttiva e la globalizzazione infinita (con sfruttamento di risorse a basso costo dai paesi più ricattabili).

E così facendo si sono condannati ad una condizione di dipendenza illimitata da scambi internazionali il cui unico garante erano gli USA. Ora che gli USA non sono più nelle condizioni di garantire la prosecuzione di quel gioco, le province dell’impero americano si avviano ad un progressivo declino, e questo tanto più quanto più sono state prone alla voce del padrone.

L’attuale scenario sta mostrando ciò che i più attenti avevano rilevato da tempo, ovvero l’illusorietà del sogno capitalista di una crescita esponenziale infinita. In questo nuovo contesto la terra (risorse naturali) e le popolazioni incrementano di importanza rispetto al PIL (che è un indice della quantità di scambi monetari, e solo indirettamente – ed eventualmente – della “ricchezza”.)

Certo, i BRICS avranno la difficoltà consistente di muoversi armonicamente, in quanto hanno alle spalle una pluralità di tradizioni e culture differenti, ma finché esisterà l’impero americano con il suo bullismo internazionale, essi avranno sia un forte incentivo a farlo, sia una guida chiara a cosa fare.

Dunque, nonostante battute d’arresto, questo sarà lo scenario emergente, che travolgerà e capovolgerà il mondo che abbiamo conosciuto. Ci vorranno alcuni decenni per vedere pienamente tutti gli effetti economici e demografici, ma un effetto si vedrà subito: le province dell’impero americano faranno i conti con il crollo della propria struttura ideologica, quella struttura che li ha condotti a innalzare una teoria economica neoliberale e una teoria etica liberale a unica visione del mondo.

Mentre l’Occidente si interroga se, tra crisi idrica, crisi energetica e crisi occupazionale riusciremo a mettere insieme pranzo e cena nei prossimi anni, a Trieste l’amministrazione locale ha deciso di prodursi in un futuristico progetto, di quelli che nascono con la funzione di spendere dei soldi con nome e cognome e che finiscono con il bruciare molto più dei soldi inizialmente immaginati.

Per lanciare questa grande iniziativa qualche giorno fa al centro congressi del Molo IV di Trieste i quotidiani Il Piccolo, La Stampa e altri quotidiani del gruppo Gedi (chi non vuole capire i segni ammonitori, poi non si lamenti) hanno organizzato un evento. Nel corso di questo evento gli architetti Fuksas hanno illustrato un progetto dall’inusitata audacia ingegneristica: una cabinovia per portare le folle, bramose di spostarsi dal “Porto Vecchio” alla zona periferica di Opicina (Carso). (15 minuti di bus, 10 di macchina).

Di questo progetto, la cui funzione primaria è spendere 48 milioni del PNRR, viene in particolare lodata l’attenzione all’ambiente, a garanzia del quale il duo Fuksas si è particolarmente speso.

Infatti nel nome della ecofriendliness si procederà ad abbattere un ettaro di bosco di alberi ad alto fusto, sventrando la collina antistante per piazzare questo imperdibile skylift.

Il fine apparentemente sarebbe di portare sulla collina (per avere un pareggio di bilancio) almeno 3600 persone al giorno.

Quota agevolmente raggiungibile se al punto d’arrivo venisse organizzato un lancio quotidiano di banconote dall’elicottero.

Incidentalmente questo simpatico spago su piloni ha il merito di sfregiare, da qui all’Armageddon, una delle costiere più belle d’Europa, attraversandola da parte a parte come un’obliqua cicatrice metallica.

Ecco, noi qui ci preoccupiamo di un’incipiente guerra mondiale, dell’autosufficienza alimentare, dell’ennesima generazione che emigrerà per trovare un lavoro decente, di come ci scalderemo questo inverno e di cosa metteremo nel serbatoio dell’auto, ma mentre noi ci smarriamo rispetto a queste banalità, per fortuna ci sono sempre dei competenti all’opera, che, avendo studiato con profitto, sono capaci di infarcire qualunque vespasiano di supercazzole a base di “modernizzazione-dal-design-avveniristico-ed-ecosostenibile”, lavorando indefessamente all’ennesimo rogo di risorse, con danni permanenti.

Foto: Trieste.News

29 giugno 202