Opportunità e visione

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di Alessandro Rorato

In questi ultimi giorni incontrando persone che come me rifiutano la terapia genica, ho visto dilagare non solo la speranza di ricevere il contagio, ma addirittura l’intenzione di procurarselo a tutti i costi assumendo volontariamente secrezioni infette proprie a chi è contagiato. Sinceramente anch’io stavo prendendo in considerazione una simile opportunità, chiaramente senza scendere a raccapriccianti livelli di buongustaio, ma che comunque andasse a contrastare la stretta mortale di chi ci governa, della quale il ricatto pressoché totale non lascia molte alternative. Tuttavia qualcosa mi ha frenato dall’affrettarmi a questa risoluzione, come la sensazione di andare a mettere una toppa peggiore dello strappo.

Non credo sia la paura visto che da quando è cominciata la commedia non ho mai preso alcuna precauzione in aggiunta a quelle risapute, continuando a vivere il più possibile come prima della sua narrazione. Invece mi è parso che l’espediente pensato in vista di un qualche vantaggio personale, in realtà di vantaggioso abbia solo qualcosa destinato a chi vuole costringerci a questo.

In sostanza si tratta di una vera e propria contraffazione di volontà nel rapporto tra il proprio agire ed il proprio essere che sconvolge l’equilibrio naturale della persona. Il male diventa il bene. La malattia è la soluzione. Si palesa la contraddizione che per se stessa corrompe la dimensione realizzante dell’essere e con essa ogni pretesa di libertà di essere.

Ora nei confronti dell’aspettativa di qualche mese di una più edulcorata prigionia, si rischia di compromettere la parte più importante di se stessi; si baratta la coerenza della salute quale verità affermativa dell’uomo, con il male e quindi con la sua corruzione. In tal modo non si fa altro che ubbidire al nemico per il quale l’ultima istanza non è la totale privazione della libertà dai singoli, mentre lo scopo finale è quello di nutrirsi delle loro anime, distruggere il loro spirito.

Il nemico è molto astuto. Cosa gl’importa se qualcuno crede di beffarlo mentre invece danneggia ben più d’appresso se stesso? È vero, non è facile, ci attendono prove dolorose e sacrifici inimmaginabili fino a poco tempo fa. Pochi saranno capaci a farsene carico ma ciò non toglie che questa è la solo possibilità che ci resta. Non ci aspettiamo nulla, non attendiamo nulla a nostro vantaggio. Fermi come statue di granito lasciamo che la tempesta ci passi addosso giacché lo sappiamo che ciò che eravamo prima, se eravamo qualcosa, lo saremo anche dopo. Il centro di noi stessi è immutabile e quando la furia della polvere che lo nasconde finirà la sua energia, sarà ancora li, eterno ed indistruttibile. Ecco perché il compito che ci spetta è quello di preservarlo, conservando il suo mistero come dovere che da sempre, in modo più o meno esplicito, ci è stato tramandato.

L’ora del sacrifico non significa stare passivi ed accettare qualsivoglia sopruso, ogni reazione ha il suo valore, ogni sforzo va in direzione opposta all’emorragia che sta dissanguando l’ultima difesa dell’essere umano. Ma è proprio il senso sacrificio per se stesso che ora ci parla della sua verità. Prima intendevamo solo la teoria del suo potere; ora ci tocca fare il sacro per una pura questione di vita o di morte. Fare il sacro significa far sì che la propria adesione all’essere venga prima di ogni egoistica stortura. L’obbligo che c’attende è terribile come il più profondo degli abissi e dolce come il nettare del primo mattino, ma più di tutto è un’occasione che non si ripeterà.

Foto: Idee&Azione

21 gennaio 2022