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Ordine mondiale luciferino. La massoneria in Africa: dalla schiavitù al Nuovo Ordine Mondiale luciferino

di Watowédé Houngnibo

La Massoneria come struttura che guida l’Africa verso il nuovo ordine mondiale. Quali sono state le sue implicazioni nelle varie forme di oppressione dei popoli africani, da ieri a oggi? Quali sono le sue reali motivazioni non note alle masse? Come riesce a recuperare le lotte attraverso, ad esempio, i partiti politici del movimento e dell’opposizione in Africa e in altri ambienti afro?

Prima degli anni Sessanta, le masse africane decisero di impegnarsi in un processo di liberazione dal mortale giogo coloniale. A tal fine, i colonialisti bianchi, per soffocare e addomesticare queste rivolte dignitose e legittime, decisero a loro volta di chiamare i loro scagnozzi neri (le famose élite), che per la maggior parte erano parlamentari francesi, come Félix Houphouët-Boigny, a “negoziare” (per usare la loro parola, negoziare) le rivolte popolari che, di fatto, rischiavano di spezzare definitivamente il giogo coloniale metropolitano. Ricordiamo che questa strategia di addomesticamento delle rivolte popolari nere è stata quasi la stessa del passaggio dalla schiavitù alla colonizzazione, dove i bianchi, che erano i padroni degli schiavi, a seguito delle rivolte degli “schiavi”, chiedevano quella che chiamavano “abolizione della schiavitù” per addomesticare le rivolte popolari. Una pseudo-abolizione attribuita al massone schiavista Victor Schœlcher. Ci si potrebbe chiedere come sia stato vantaggioso per la Massoneria, che aveva istituito la schiavitù nera, rimasta un affare succulento per i suoi sostenitori e che aveva reso possibile la costruzione dell’Europa e degli Stati Uniti, abolire questa schiavitù. La risposta risiedeva in questo passaggio da uno stadio di oppressione a un altro più feroce e viscerale, ma dall’aspetto “umano”, che da qualche parte sarebbe stato chiamato “diritti umani”. Cioè, la Massoneria, prima di scatenare al suo livello questa pseudo abolizione della schiavitù dell’uomo nero che aveva organizzato, aveva già previsto un altro sistema alternativo ancora dannoso, cioè la colonizzazione. I meccanismi di riduzione in schiavitù degli schiavi neri furono poi trasformati… Quei diritti umani che per la Massoneria significavano “diritti e doveri” per le razze presunte superiori di dominare le razze presunte inferiori. Queste teorie razziste dell’immaginaria “supremazia bianca”, portate avanti e difese dal massone Jules Ferry, gerarchizzavano le razze e ponevano la razza bianca (non bianca in realtà, ma gialla e altre) al di sopra dell’originaria razza nera; il che dava loro il diritto, attraverso la Massoneria, di “civilizzare la razza nera” per mezzo della colonizzazione. Il cosiddetto umanesimo della Massoneria a geometria variabile…

Per comprendere questa teoria razzista della Massoneria, sposata da Ferry, è necessario andare indietro nel tempo, prima degli anni Sessanta, quando fece addirittura un discorso all’Assemblea Nazionale francese sui “fondamenti della politica coloniale”.

Nelle sue osservazioni del 28 febbraio 1885, dichiarò:

“Signori, dobbiamo parlare più forte e più vero! Bisogna dire apertamente che le razze superiori hanno un diritto nei confronti delle razze inferiori. Ripeto che le razze superiori hanno un diritto perché hanno un dovere. Hanno il dovere di civilizzare le razze inferiori. Questi doveri, signori, sono stati spesso disattesi nella storia dei secoli precedenti e certamente, quando i soldati e gli esploratori spagnoli introdussero la schiavitù in America centrale, non stavano compiendo il loro dovere di uomini di razza superiore. Ma ai nostri giorni, sostengo che le nazioni europee stanno adempiendo a questo più alto dovere di civiltà con generosità, grandezza e onestà. Infine, se la Francia vuole rimanere un grande Paese, che porti la sua lingua, i suoi costumi, la sua bandiera, le sue armi e il suo genio ovunque possa. Brillare senza agire significa abdicare e, in un tempo più breve di quanto si possa pensare, significa cadere dal primo al terzo o quarto posto.

È questa stessa strategia, come spiegato sopra, che si ripeterà nei cosiddetti anni dell’indipendenza, quando stiamo assistendo al passaggio dalla colonizzazione (colonialismo) alla neocolonizzazione (neocolonialismo). Dalla schiavitù alla colonizzazione, dalla colonizzazione alla neocolonizzazione a partire dai cosiddetti anni dell’indipendenza. Questa volta fu siglato un patto, il “patto coloniale”. Un tempo questo patto era tenuto segreto, cioè le masse africane non dovevano avere idea degli accordi firmati affinché i coloni bianchi potessero tornare fisicamente a casa e lasciare la gestione delle “neocolonie” ai loro “subordinati” neri, che per la maggior parte condividevano con loro le stesse logge segrete.

A tal fine, Jacques Foccart ha istituito la Cellula africana non ufficiale (ampliata nel 2017, Consiglio presidenziale per l’Africa) presso l’Eliseo. La maggior parte dei capi di Stato scelti da Jacques Foccart erano stati addestrati nelle scuole militari francesi o appartenevano ai servizi segreti francesi.

Tutti i leader africani che hanno resistito al neocolonialismo francese sono stati cacciati o assassinati a beneficio dei loro vassalli. Guerre civili e massacri sono stati perpetrati ai quattro angoli dell’Africa dalla Francia per far accettare il suo neocolonialismo. È opportuno salutare qui la memoria dei valorosi combattenti per l’indipendenza dell’Unione delle Popolazioni del Camerun (UPC) e di tutti gli altri africani e neri di Haiti per essere rimasti dalla parte del popolo e della storia. Qualunque sia la storia scritta dai dominatori, non potranno mai cancellarvi dalle nobili pagine della storia africana…

Qual è la missione della Massoneria e come si è affermata in Africa (francofona)?

Nichilismo nero, un libro di Kemi Seba pubblicato nel 2014.

Nel suo celebre libro Nichilismo nero, l’ideologo e praticante del panafricanismo 2.0, Kemi Seba, spiega che si tratta di:

“Una casta il cui ruolo potrebbe essere riassunto in questi termini: un gruppo occulto che da secoli si è dato la missione di lavorare per la libera circolazione delle idee <> (che pongono l’uomo al centro), a scapito delle idee divine e perennemente tradizionaliste (che pongono il legame primordiale di Dio e del sacro con l’umanità)”. Questa classe a parte, ma che alla fine della torta del potere mangia senza dubbio la fetta più grande in Africa, è la Massoneria […] È legata al lavoro di rete delle logge massoniche occidentali nel continente africano, un impegno a lungo termine e dal basso”.

In realtà, la Massoneria, come altre organizzazioni – su cui torneremo – è un’organizzazione che conduce l’Africa verso il Nuovo Ordine Mondiale. In realtà, le sue reali missioni non sono note alle masse e tanto meno a una parte delle élite africane.

A partire dalle sue azioni coloniali chiamate civilizzazione del popolo originario (l’africano), dove la Massoneria ha vinto la sua scommessa nel suo approccio coloniale, è quando non ha più usato la violenza fisica per sottomettere i neri alla colonizzazione, ma con azioni di “soft power” agendo sulla mentalità di questi ultimi ad accettare di forgiare la convinzione della sua teoria razzista: “Il ruolo naturale del nero è quello di essere colonizzato e quello del bianco di essere il colonizzatore civilizzatore. Questo “soft power” delle procedure della Massoneria è quello stabilito da Pierre Savorgnan de Brazza, iniziato nel 1888 nella loggia “Alsace Lorraine” del Grande Oriente di Francia. È il nome di questo colonizzatore che il Congo porta oggi, “Brazzaville”. Inoltre, un buon numero di grandi infrastrutture in Africa porta il nome di questi colonizzatori e persino statue erette a loro immagine… Amore e adorazione dell’oppressore da parte degli africani, quindi? Eppure, prendendo l’Occidente come “nostro riferimento”, non ci sono statue di Adolph Hitler nelle città francesi, europee o israeliane. Né ci sono altri edifici che portano il suo nome…

Poiché la Massoneria è l’ideatrice e la sostenitrice di tutte le forme di oppressione e disumanizzazione, essa ha naturalmente un vantaggio avanguardistico, tinto di occultismo, sulla gente comune nell’instaurazione e nell’eventuale abbattimento dei sistemi. Di conseguenza, già dalla parte dei carnefici, questa analisi d’avanguardia le permette anche di posizionarsi in seguito dalla parte dei resistenti per la libertà.

Inoltre, avvicinando spesso i membri più brillanti delle classi oppresse nelle lotte e nei circoli di riflessione, esprimeva il desiderio di accompagnarli verso la libertà. L’esempio più edificante fu l’iniziazione alla Massoneria del potente emiro rivoluzionario Abd El Kadr el Hadj (1807-1883). La sua iniziazione avvenne nel 1864, all’Oriente di Alessandria presso la loggia Les Pyramides del Grande Oriente di Francia a nome della loggia Henri IV. Inoltre, nel 1823, il Grande Oriente di Francia fondò La Parfaite Union. Nel 1884 vi fu integrata la prima loggia in Africa chiamata Saint Jacques des vrais amis rassemblés, che in seguito divenne Saint Jacques des trois vertus. È stato istituito dal cosiddetto difensore degli africani, Jacques Roger, governatore del Senegal.

Sulla stessa scia della cooptazione dell’emiro Abd El Kadr, altri leader africani sarebbero stati iniziati alla Massoneria. Questa volta, non come resistenti al colonialismo, ma come presunti subalterni che propagandano l’universalismo babeliano (vedi la storia della Torre di Babele), annegando così la loro africanità. In questo caso, Blaise Diagne e Felix Eboue ne sono stati la perfetta dimostrazione. Blaise Diagne, è stato deputato del Senegal, sindaco di Dakar e sottosegretario di Stato francese per le colonie.

Fu iniziato il 21 settembre 1898 nella loggia L’Amitié del Grande Oriente di Francia. Ha lavorato in diverse strutture massoniche come membro della commissione permanente delle logge dell’Africa. Quanto a Félix Éboué, iniziato nel 1922 a Caienna presso la loggia La France Équinoxiale, è stato il primo governatore nero di una colonia francese – il Ciad nel 1938 -. Francofilo convinto, nel 1940 riunì il Congo alle Forze francesi libere.

Se “servire gli interessi del proprio popolo” è un atto di patriottismo, ricordiamoci una volta per tutte che un massone che si dichiara tale o che ne è convinto non è un patriota. Perché l’africano che è “diventato un massone convinto” serve un solo padrone e un doppio interesse. Il padrone: la Massoneria e, a sua volta, l’Occidente globalista. Il doppio interesse: da un lato, l’uniformazione delle società (occidentalizzazione forzata dell’Africa…) attraverso la diluizione delle identità in nome di un universalismo monco (di ceppo bianco e talmudico) ma anche ponendo l’uomo al centro di tutto al posto normale di Dio. Anche se cerca di nasconderlo, la Massoneria, ponendo l’uomo (da sfumare in certe dimensioni quando si tratta dell’uomo nero) al centro di tutto, come spiega Kemi Seba in Nichilismo nero, ritiene di dover utilizzare la conoscenza primordiale di Dio per trasformare il mondo in opposizione alla volontà di Dio in un altro mondo presumibilmente perfetto rispetto a quello lasciato da Dio. D’altra parte, la confisca delle risorse pubbliche dei popoli africani per creare progressivamente una miseria assoluta permetterà alla Massoneria di controllare e dominare in modo spaventoso il continente africano e i suoi popoli attraverso un “governo mondiale universale”, il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale da essa incarnato. Come terreno di coltura per la produzione di subalterni per i suoi servizi, rimane la casta occulta attraverso la quale vengono prese le decisioni che portano l’Africa al Nuovo Ordine Mondiale.

Spogliati di ogni etica, moralità, patriottismo e sovranità, i massoni africani sono per la maggior parte al centro degli scandali finanziari ed economici e delle guerre interetniche in Africa. In sostanza, la Massoneria è intrinsecamente luciferiana.

Secondo molte testimonianze, quando si decide di servire davvero gli interessi sovranisti del proprio popolo a scapito di quelli della Massoneria, lasciandola, forse, si hanno tutte le possibilità di conoscere e comprendere ciò che il regista Jean Claude Vandamme ha chiamato “caccia all’uomo”. Lyndon Larouche lo descrive così: “L’immagine delle logge massoniche locali è data il più delle volte solo dalle azioni che compiono. Molto spesso si tratta di circoli di uomini che perseguono determinati obiettivi di pubblica utilità, che utilizzano una stretta di mano segreta o altri trucchi del mestiere tipici delle società segrete. Riunendosi insieme, credono di potersi spacciare per le personalità del luogo. È vantaggioso per la loro attività e la loro carriera (…) Ma ai vertici la situazione è ben diversa. Il comune fratello di loggia non ha davvero idea di cosa stia succedendo lassù (…)” (“Neue Solidarität” del 10 marzo 1993).

Diciamo che molti africani si sono uniti alla Massoneria per idealismo, per le sue ambizioni umanistiche (a geometria variabile, ovviamente) e per l’uguaglianza (immaginaria) che cerca di proiettare. Tra questi, ad esempio, c’era il valoroso e gigantesco Kwame Nkrumah, iniziato alla “Massoneria nera” durante il suo soggiorno negli Stati Uniti, ma che, al suo ritorno in Ghana, comprese l’agenda nefasta della Massoneria per l’Africa, prendendone poi violentemente le distanze e iniziando a combatterla legittimamente in tutto il continente.

Altri tra i capi di Stato passati o presenti che vi hanno aderito come presunti ausiliari del colonialismo e del globalismo, come Blaise Diagne, Felix Eboue; o oggi alcuni come Ali Bongo, Yayi Boni (ex presidente del Benin), Patrice Talon (attuale presidente del Benin), Alassane Ouattara, Mahamadou Issifou, Macky Salle, Faure Gnassingbé, Alpha Condé…

Lo scrittore Claude Gendre ci dice nel libro che porta il suo nome che la Massoneria è la madre del colonialismo. Uno dei suoi punti di forza politici è quello di recuperare la lotta delle masse popolari, fabbricando con cura un’opinione pubblica e un’agenda politica dilatorie. Questo gioco di recupero mediatico-politico è per lo più garantito dalle classi politiche, più precisamente da quelle di opposizione al potere. Tuttavia, se a volte le masse popolari sono stanche di un governo giudicato da loro come tradimento da parte delle classi politiche che si succedono al potere, esse credono, a torto o soprattutto a ragione (checché se ne dica…) che le classi politiche avversarie saranno in grado di fare meglio una volta arrivate ai vari livelli decisionali dello Stato. Opporsi a classi politiche che in realtà lottano solo contro i poteri costituiti per sostituirli o rimpiazzarli nella gestione neocoloniale dello Stato, invece di dirigere effettivamente i popoli alla lotta per la conquista della sovranità integrale. E poiché queste due categorie neocoloniali (movimento presidenziale – opposizione) di classi politiche in Africa sono, o per ignoranza diventano, garanti dell’agenda del globalismo, il loro progetto sociale (se c’è) non è mai orientato verso una lotta anti-imperialista e anti-globalista, cioè una lotta per la conquista e la conservazione della sovranità e dell’autodeterminazione; ma piuttosto verso una lotta per la pseudo-democrazia (liberale e non quella di Kurunga Funga, sovranità popolare) progettata e sostenuta dalle agenzie globaliste. Strumentalizzano la miseria che creano per le popolazioni africane, per combattere tra loro quello che a loro sembra l’ideale: arrivare al potere per ingrassare con i conti privati e lavorare valorosamente per essere il miglior pupillo delle agenzie neocoloniali e globaliste. A differenza dei rispettivi loghi e nomi di fantasia, i movimenti di opposizione in Africa promuovono e valorizzano, senza distinzione, le stesse idee neoliberiste, massoniche, universaliste e globaliste. Le poche volte che queste classi politiche in Africa sono costrette dalle masse popolari a pronunciarsi o a interessarsi di questioni di sovranità e autodeterminazione, a volte pensano e difendono senza mai convincersi che le élite che credono di essere non hanno ancora le suddette “capacità richieste” per gestire gli elementi capitali della sovranità integrale e della libertà africana. Non ci si può sbagliare: l’incapacità che queste élite alienate affermano di avere è il frutto nefasto di un lungo lavoro di alienazione e di mancanza di fiducia in se stessi, impiantato dal sistema educativo occidentalocentrico e dalla Massoneria. Per quanto possano apparire intelligenti con i loro molteplici diplomi e le loro cravatte a 75 gradi al sole, queste élite pseudo-intellettuali sono totalmente convinte del loro status di “schiavi della casa” al servizio del padrone bianco talmudo-freemone. Come si dice…

Se l’unità, l’autodeterminazione e la sovranità dell’Africa dovessero rimanere la conditio sine qua non per l’emancipazione degli africani, la Massoneria, incarnando il famoso nuovo ordine mondiale, costituirebbe il grande freno alla volontà di emancipazione africana. È attivo in teoria e in pratica, attraverso la corruzione che incarna, per impedire l’efficacia di uno Stato federale africano sovranista (Stati Uniti d’Africa). In sintesi, se deve esistere un’opposizione politica in Africa, questa deve essere concepita o compresa solo in termini di opposizione al franco-africano (almeno nei Paesi sotto il dominio francese) e al neoliberismo globalizzato (globalismo). In altre parole, il potere politico – la sua conquista e il suo mantenimento – in Africa dovrebbe essere concepito solo su base sovranista e panafricanista.

Pubblicato su Afrique Mere 

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

21 maggio 2022