Parmenide, Severino, Bontadini ed il pensiero cristiano

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di Daniele Trabucco

Il pensiero filosofico cristiano deve fare i conti con la ferrea ontologia di Parmenide di Elea. Il «fascinoso» essere parmenideo, come lo chiama il domenicano prof. Padre Giovanni Cavalcoli, nega consistenza agli enti contingenti, mutevoli, quegli enti che, nella teologia ebraica prima e cristiana poi, sono realtà create, tratte ex nihilo sui e subiecti da Dio.

La soluzione prospettata dal bresciano prof. Emanuele Severino (1929-2020), secondo la quale ogni ente deve necessariamente essere eterno pena o la identificazione dell’essere con il nulla (ma il nulla non è) o la contraddizione di un essere che non è poiché, mutando, diviene (passa cioè dall’essere al non essere), non solo non può essere accettata dal pensiero cristiano, ma presenta evidenti aporie teoretiche.

In primo luogo, se il molteplice, sempre per Severino, è un’apparizione eterna dell’Eterno all’interno di quello che lui definisce il «cerchio dell’apparire», ne consegue che il mistero dell’Incarnazione della Redenzione, mediante il sacrificio della Croce da parte di Cristo, o è semplicemente apparente, ma in questo modo si cade nel docetismo, oppure viene divinizzata, finendo però in una sorta di panteismo spinoziano. In secondo luogo, se le cose, le persone, il modo, gli enti (gli «essenti») sono apparizioni eterne dell’essere, queste altro non sono che realtà fenomeniche nel senso kantiano del termine. Peraltro, il loro apparire fenomeni, o li rendi diversi dal noumeno, dall’essere in sé, ma in questo caso il diverso è un non essere rispetto all’essere ed il non essere non è, oppure si deve concludere che tutto l’essere è “trascinato” da quell’apparenza per cui si finisce nel nichilismo che la filosofia severiniana intendeva negare.

Ora, l’essere che non può non essere, deve permanere ab aeterno, ma ciò che è da sempre e per sempre, necessariamente è l’origine, il fondamento. Nulla lo precorre, nulla gli è posteriore, non ha un prima o un poi, sovrasta l’intero, il tempo, ogni ente, fisso nella sua imperturbabilità. Se qualcosa è eterno non ha cause antecedenti, è ciò che è, l’Ens Causa Sui, l’Ipsum Esse di Tommaso (1225-1274): Dio. La contraddizione del divenire è superata, allora, secondo l’insegnamento del neotomista prof. Gustavo Bontadini (1903-1990), con la dottrina della creazione, in quanto quella identificazione dell’essere e del non essere, che riscontriamo nell’esperienza, è ora vista come il risultato dell’azione dell’Essere», è strutturale dell’Essere medesimo.

Foto: Idee&Azione

2 maggio 2022