Passare al bosco

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di Roberto Pecchioli

Gli ubriachi danno la colpa all’ultimo bicchiere: prima, erano ancora sobri. Non è vero, tuttavia c’è sempre una goccia che fa traboccare il vaso quando un cambiamento, un’idea, un’adesione o un rifiuto radicale si materializza e d’un tratto diventa realtà. Chi scrive ha deciso di “passare al bosco”, entrare in clandestinità. Ammiratori di Ernst Jünger, intendiamo seguire le indicazioni del Trattato del Ribelle, colui che passa al bosco, braccato nel corpo e nell’anima da un ordine che esige innanzitutto un controllo capillare. Il Ribelle sente di non appartenere più a niente e “varca con le proprie forze il meridiano zero”. È l’estremo gesto di sfida in nome della libertà più preziosa, quella di dire no.

Nell’ultimo biennio le occasioni di dissenso radicale si sono moltiplicate, e adesso avvertiamo un’accelerazione alla quale possiamo sfuggire soltanto opponendo un rifiuto totale, esistenziale, morale, finanche lontananza fisica. Potremmo elencare una lunga serie di fatti che ci inducono a “passare al bosco”, ovvero a oltrepassare la frontiera del dissenso per entrare nel territorio della ribellione. Ne citiamo alcuni: ad esempio le improvvide parole del presidente francese Macron, il banchiere d’allevamento della galassia Rothschild posto a capo di una grande nazione. Nell’inaugurare il semestre di presidenza dell’Unione Europea, il giovin signore ha chiesto che l’aborto sia inserito come diritto fondamentale nella Carta dei Diritti dell’UE.

Non vogliamo impancarci in un insidioso dibattito sull’interruzione volontaria di gravidanza (IVG, l’acronimo neutro burocratico). Immaginare tuttavia che liberarsi dei nascituri – cioè dei futuri membri della comunità destinati a perpetuarla – possa essere un diritto fondamentale, cioè qualcosa di indiscutibile, pietra angolare di una società, è segno di follia. Quel supposto diritto condanna a morte una civiltà per estinzione, calpestando di passo il primo dei “diritti”, quello alla vita. Oltretutto, sarebbe un diritto attribuito solo a metà dell’umanità, giacché – sino a contraria determinazione degli oligarchi – le gravidanze sono prerogativa dell’esemplare femmina delle specie animali mammifere. Usiamo il linguaggio zoologico in quanto è l’unico compreso dalla cultura post umana. I padri – o meglio i dispensatori di seme – non contano nulla, nonostante il cinquanta per cento del materiale genetico sia il loro. Al tempo dei diritti disumani e della cultura della cancellazione, si conferma il ruolo delle élite: becchini della civiltà di cui sono figli privilegiati.

Non resta che il bosco, o l’immagine situazionista dell’omino che dietro il cancello del manicomio chiede a un passante esterno: come si sta “là dentro”? Male, grazie. Intanto avanza minaccioso il green pass nella forma super. Ricordate la vecchia pubblicità del pannolino capace di assorbire la pipì “super e da campioni “? La signora Von der Leyen, l’angelica Ursula europoide, avverte che la digitalizzazione dell’esistenza deve procedere a tappe forzate. Frau Occhi Blu ci informa con chiarezza che tutti i fatti nostri – conto corrente, pagamenti, dati sanitari – diventeranno digitali (una sequenza di cifre identificative) inseriti in una specie di carta di identità universale.

Che cosa è il passaporto vaccinale se non il sistema operativo, l’app matrice in cui inserire la nostra vita, personale, intima, economica, di relazione? Persino uno dei virologi star televisive, Matteo Bassetti, comincia a prenderne le distanze, affermando che non ha un vero rilievo sanitario e si trasforma in uno strumento di divisione sociale. Benvenuto tra noi, professore. La prova più eclatante è il trattamento riservato a una parlamentare in carica, Sara Cunial, non vaccinata, alla quale è impedito di votare il presidente della repubblica. Scarso rilievo sulla stampa, se non per ridicolizzare o offendere la deputata. Non conosciamo le sue opinioni politiche, ma siamo convinti che abbia reso un servizio enorme all’interpretazione di ciò che accade.

Ricapitoliamo, tanto noi del bosco abbiamo tempo per riflettere: il corpo elettorale che vota il Capo dello Stato è formato da tutti i deputati e senatori, più i rappresentanti delle regioni. Parola della costituzione (la più bella del mondo, neh!) all’articolo 83. In diritto – così ci hanno insegnato color che sanno ai tempi dell’educazione civica – la forma è sostanza. Tanto è vero che i servizi parlamentari hanno predisposto forme di votazione per consentire al seggio elettorale (il parlamento in seduta comune) di non escludere i malati, gli affetti da Covid e i positivi asintomatici. Poiché un deputato è deceduto, si sono giustamente precipitati a proclamare eletta la sostituta per non privare il corpo elettorale della sua interezza.

Sara Cunial, però, che non è vaccinata e non possiede il magico salvacondotto, non può votare nonostante goda perfetta salute. L’italiano medio è indifferente a questioni di diritto (infatti viene fregato costantemente leggi alla mano) e tutt’al più consiglierebbe alla deputata veneta di eseguire un tampone ed esercitare il suo diritto-dovere senza fare storie. Fa benissimo a non piegarsi: perderà la sua battaglia, ma ha dimostrato che la costituzione non conta nulla, poiché un documento amministrativo (il green pass) vale più del diritto di voto. Tra pochi mesi ci saranno elezioni municipali: scommettiamo che non si potrà votare senza carta verde, in spregio dell’articolo 48 di quell’altra carta, assimilata a rifiuto da raccolta differenziata?

In questo modo, il sistema avrà precostituito la sua vittoria, poiché i dissidenti – chi non ha il pass e chi non vorrà esibirlo in segno di libertà – non potranno esprimere le loro opinioni. Intanto, chi possiede la tecnologia che ha permesso il green pass e chi ha il potere di sorveglianza diventa il nostro padrone, ma chi se ne frega. Ci lamenteremo solo quando ci impediranno ritirare il nostro denaro. Un poderoso dispositivo di potere privatizzato (i giganti della tecnologia proprietari delle conoscenze e dei mezzi di comunicazione informatica; i vertici finanziari che creano il denaro dal nulla e ce lo prestano a strozzo graziosamente, creando l’illusione del debito; le multinazionali sanitarie) fornisce agli Stati – preventivamente svuotati di sovranità e potere reale – l’arma con la quale esercitare il controllo, fattosi potere sulla vita. I popoli abbozzano per paura del contagio e della morte, per disinformazione e per privazione degli strumenti di giudizio. 

Alexsandr Solzhenitsyn, che di tirannia si intendeva, implorava chi non aveva il coraggio della ribellione aperta, almeno di non diventare complici del male; il messaggio cade nell’indifferenza. La tirannide, scrive Jünger, è possibile solo se la libertà è stata addomesticata, ridotta a concetto vuoto. Ogni cosa ha il suo prezzo e la condizione dell’animale domestico si porta dietro quella della bestia da macello. Il sistema del politicamente corretto e la sua estremizzazione – la sotto cultura dei “risvegliati” (woke) – sono un esperimento su vasta scala di domesticazione controllata. Non c’è altra scelta che la vita da clandestino che cerca di sfuggire alla Megamacchina e prova a tenere accesa la fiammella della libertà.

Nell’era della stupidità e dell’ignoranza elevata a bandiera, pochi riconoscono il grande impatto simbolico e la tensione morale di un monumento di Praga. Dedicato alla memoria della violenza comunista, è composto da una serie di figure umane in bronzo. Nella prima si osserva il corpo intatto; nell’ultima restano solo brandelli sparsi. È un omaggio alle vittime del comunismo reale e mostra alla perfezione come si distrugge progressivamente la persona umana per sottometterla sino a farla sparire. Vale per ogni totalitarismo, anche quello che avanza sulle ali della tecnologia e della privatizzazione oligarchica di tutto, insaziabile nella smania di dominare e annientare l’autonomia intellettuale e spirituale. In principio c’è l’uomo libero; poi la persona è condizionata dalla potenza degli apparati di propaganda e repressione. Alla fine, resta un “ente” umano, impegnato solo a sopravvivere biologicamente, privato della volontà necessaria per pensare, tra demotivazione, disperazione e apatia.

Il secolo XX ha cambiato la qualità dell’attacco alla libertà, diventato scienza, assistito da conoscenze nuove applicate contro l’uomo, nonostante le premesse e le premesse. Pensiamo al “condizionamento operante” inventato dallo psicologo comportamentista Burrhus Skinner.  Viviamo chiusi nella “gabbia di Skinner”. Lo psicologo mise un topo – o un piccione – in una gabbia con due leve. Una trasmetteva una scossa elettrica, l’altra del cibo. Dopo vari tentativi l’animale capì quale leva erogava il cibo (il rinforzo positivo) e comprese di non premere più quella che dava la scossa (rinforzo negativo). Era nato il condizionamento operante, premio e punizione. Per l’uomo zoologico, il premio sono i diritti pulsionali, libidinali; la punizione la solitudine, l’irrisione, la discriminazione di chi non pigia la leva giusta. Il risultato è il plumbeo conformismo del gregge.

La perfezione l’ha raggiunta in questi giorni l’università britannica di Northampton, un’altra goccia che fa traboccare il vaso della sopportazione, un esempio brutale di condizionamento operante. I docenti dell’ateneo – classe dirigente della cultura – hanno deciso di mettere in guardia gli studenti dal contenuto del romanzo 1984 di George Orwell, una delle opere in cui più forte è la denuncia del totalitarismo e l’ansia della libertà, personale e comunitaria. Il messaggio trasmesso agli studenti è chiamato trigged warning, un avviso psicologico che richiama un’esperienza traumatica. “La lettura di 1984 può trattare argomenti impegnativi relativi alla violenza, al genere, alla sessualità, alla classe, alla razza, all’abuso, agli abusi sessuali, idee politiche e linguaggio offensivo”.

Un’opera che parla della mancanza di libertà è sconsigliata vivamente perché veicolo di trigger – traumi psicologici – in nome della precauzione, della paura, del silenzio. Nel mondo permaloso, pavido, ipersensibile della correttezza politica, meglio evitare ciò che potrebbe turbare, ossia far pensare e prendere posizione. Tutto ciò non a carico di analfabeti, ma di giovani universitari. La conseguenza è che la futura classe dirigente non saprà nulla – pena la sofferenza nella forma traumatica del trigger – dei vizi delle dittature e della censura.  L’avvertimento allontanerà da un’opera che impone domande scomode e diventerà un potente ausilio per chi si arroga una superiorità morale così grande da cancellare tutto ciò che non coincide con se stesso.

In 1984 gli studenti inglesi potrebbero scoprire l’autocensura che li avvolge e le restrizioni alla libera espressione (due processi che camminano insieme), indizi che il totem e tabù democratico è falso, quantomeno sbiadito e che i gruppi di pressione progressisti hanno conquistato il controllo sulle opinioni pubbliche, alternando abilmente rinforzi positivi e negativi, premi e punizioni. Un esempio chiarissimo è legato alle parole, ovvero alla neolingua di cui parla il “pericoloso” Orwell. Fino a qualche anno fa si parlava di riscaldamento globale della terra; successivamente, si impose l’espressione cambio climatico. Adesso la situazione è definita “emergenza climatica”. Che cosa è cambiato in pochi anni? La realtà climatica planetaria è precipitata improvvisamente o è cambiata la narrazione dominante per ragioni economiche e ideologiche?

Sconsigliare la lettura di opere che obbligano alla riflessione critica equivale a rinchiuderci nella gabbia di Skinner. Scosse elettriche per tutto ciò che è diverso dal rinforzo positivo, il cibo deciso dal potere. Nell’impero degli Illuminati e dei Risvegliati, tramonta la Dea Ragione, divorata dai suoi figli. A quale delle statue di Praga corrisponde lo stato della nostra società? È significativo che il monumento sia nella città di Franz Kafka, che descrisse lucidamente la frammentazione dell’individuo dinanzi a strutture sociali tanto più forti di lui.

Solo passando al bosco, esuli e clandestini, possiamo rimanere simili alla statua in posizione eretta, l’uomo libero. Senza più l’autonomia per leggere e trarre le nostre conclusioni da un libro, come gli studenti di Northampton, siamo in fondo alla fila, la figura umana spezzata, senza un braccio, con metà del petto rotto, zoppa. Gli inquisitori sono al potere e ci indirizzano verso un neo-mondo che nasconde la luce in quanto pericolosa per gli occhi. Nel bosco risuona il monito di Agostino di Ippona: “finché viviamo, lottiamo, e finché lottiamo è segno che non siamo ancora sconfitti e lo Spirito vive in noi. E se non ti arriva la morte da vincitore, che ti arrivi da guerriero.”

Foto: Idee&Azione

27 gennaio 2022