Pensiero tragico vs. illusioni New Age

image_pdfimage_print

di Riccardo Paccosi

Di fronte a quello che sta accadendo, si possono avere due tipologie di visione critica.

Quella portata avanti da Giorgio Agamben e più modestamente da me, secondo la quale siamo dinanzi a una crisi di civiltà, secondo la quale “vediamo l’uomo scomparire come un volto di sabbia disegnato sul bagnasciuga”, secondo la quale l’assunzione del pensiero tragico dei greci – etica e volontà che s’oppongono all’ineluttabilità, alla Legge e alla stessa Ananke, la Necessità – è l’unico modo di affrontare il trionfo su scala globale del nuovo nazismo senza esserne soverchiati, senza sprofondare nella più totale disperazione.

Oppure c’è la modalità che per comodità definirei new age, secondo la quale credere che le forze anti-umane verranno rapidamente sconfitte, non potrà che portare alla materializzazione di tale credenza.

In questi due anni, tante volte mi è stato contestato come il mio punto di vista fosse troppo pessimistico. Alcuni, mi hanno posto l’obiezione in termini direttamente psicospirituali: credere che il potere stia vincendo, mi dicevano, lo rafforza.

Poi ci sono i punti di vista che connettono approccio new age e analisi geopolitica: per esempio quello dello studioso Nicola Bizzi che, da oltre un anno, continua a ripetere che il Great Reset è ormai fallito.

Mentre il futuro si delinea sempre più come l’immagine orwelliana di uno stivale perennemente premuto sul volto di un uomo, mentre in Italia parte l’obbligo vaccinale e in Australia i campi di contenimento per dissidenti, Bizzi ci dice che il progetto di Schwab, Gates e compagnia sarebbe ormai fallito perché Russia, India, Sudafrica e altri paesi si starebbero smarcando.

Certamente, c’è un conflitto geopolitico intorno alla tipologia di vaccini – con paesi che propongono un’alternativa a quelli mRNA – ma risulta anche evidente che, in un modo o nell’altro, l’idea di vaccinare, marchiare e tracciare l’intera umanità, di riorganizzare la vita sociale e le relazioni internazionali intorno a tale aspetto, non la stia mettendo in discussione nessuno.

Io ritengo che l’approccio del tipo “il potere ha le ore contate” sia profondamente sbagliato sul piano etico e strategico: affidarsi alle illusioni, pensare che ciò in cui si crede possa materializzarsi in virtù della forza psichica della fede, è un approccio che deresponsabilizza dalla lotta reale, in quanto porta a credere al deus ex machina, al fatto che qualunque sforzo o impegno si profonda, in ogni caso tutto andrà bene.

L’atteggiamento rivoluzionario, al contrario, è quello che guarda in faccia la verità, la ricerca spietata di ciò che Leopardi definiva “l’arido vero”.

E anche in termini spirituali: nel momento in cui una forza a tutti gli effetti anti-cristica impone un principio di separazione fra gli esseri umani, nel momento in cui l’amore come forza latente dell’universo viene occultato e azzerato come possibilità, la strada da perseguire consta del cogliere fino in fondo la portata di questa devastazione e reagire a essa con un abbraccio d’amore verso il mondo, con lo sguardo della compassione verso l’umanità caduta.

Ma c’è un divenire-cristico da compiere, per arrivare a questo: la Gloria passa dalla Croce, non dall’illusione che il Male abbia le ore contate.

Bisogna pur morire, per risorgere; non certo dire che la morte non esiste.

Foto: Idee&Azione

8 gennaio 2022