Per una rivoluzione restauratrice dello spirito

image_pdfimage_print

di Filippo Mercuri

Mai come in questi ultimi due anni di narrazione pandemica stiamo assistendo alla disgregazione dei pilastri fondanti dello Stato: il principio fondamentale della Costituzione è venuto meno, la Giustizia ha mostrato a pieno il suo malfunzionamento, la Medicina ha perso la sua affidabilità così come l’istituzione della Chiesa che, invece di fungere da rifugio nei momenti di scoramento come questo, ha chiuso le porte ai fedeli.

Tutto quello che sta accadendo in Italia è il riflesso della progressiva instaurazione di uno stato di eccezione permanente all’insegna dell’Anti-Tradizione, della spersonalizzazione, dell’alienazione, della sorveglianza coercitiva e della privazione delle libertà fondamentali e non.

Proprio in vista di ciò che si sta delineando sotto ai nostri occhi chi scrive ritiene necessaria una rinascita spirituale, i quali lineamenti saranno evidenziati più avanti.

Anzitutto sono da ritenersi impropri i riferimenti e le etichette del passato spesso emergenti in situazioni di ritrovo popolare, al presunto “nazismo” di Draghi.

Al di là delle crescenti assonanze con un regime comunista – non avrai nulla e sarai felice, pontifica il World Economic Forum per il 2030 – è lo scenario transumanista quello che si sta ponendo gradualmente di fronte ai nostri occhi. L’obiettivo è noto: scardinare ogni ruolo e convenzione sociale per un futuro nel quale l’umano sarà fuso con l’intelligenza artificiale.

L’uomo e la donna perderanno la dignità caratteristica dei loro sessi in un mondo in cui la “razza”, per rifarci a un certo immaginario, non avrà più importanza a scapito del meticciato.

Se a questo aggiungiamo la virtualizzazione delle nostre vite che si otterrà con la realizzazione metaverso dovremo essere pronti a rigenerare il nostro spirito più autentico per assicurarci una degna esistenza.

Proprio per evitare che il potere occulto mondiale trionfi si ritiene necessaria una ripartenza dell’umano dai valori della Tradizione con la T maiuscola, cioè quella forza che, formalizzandosi in una trascendenza immanente, sostanzia il nostro essere al mondo, in una rivolta contro quello che se oggi è lo stato di eccezione, domani potrebbe essere la normalità.

A tal proposito fa riflettere come risultino attuali le opere del giurista Carl Schmitt, in special modo Teologia politica e Il concetto del politico, nelle quali l’intellettuale tedesco si schierò contro il nichilismo della nostra epoca invocando sostanzialmente una democrazia plebiscitaria distante dalle istanze del liberalismo borghese corruttore.

Sarà dunque un popolo coeso, compatto, animato dalla stessa idea, che dovrà porsi in una rivoluzione non di carattere giacobino ma, piuttosto, restauratore, predicando una visione unitaria, organicistica e gerarchica della società, nella quale chi comanderà non sarà il più scaltro o il più anziano ma il superiore rispetto alla Virtù. Bisognerà richiamarsi alla sana legge naturale la cui eco ancora può essere udita ai giorni nostri, per certi versi, nella vita rurale.

Quella che si dovrà attivare nella battaglia è la forza dell’elementare che il primo Jünger – quello delle Tempeste d’acciaio – riconosceva sprigionarsi nel conflitto e che poteva portare certi individui predisposti a un’elevazione quasi di tipo metafisico e al distacco più completo da ogni forma di vita umana condizionata.

Una visione utopica forse, ma non nel terreno dello spirito, cioè dei valori.

A tal proposito si pensi ora allo Jünger più anziano, che nel suo Trattato del Ribelle invitò al «passaggio al bosco» ossia alla costruzione di nuove comunità libere per poter sopravvivere.

Solo se il Ribelle sarà capace di dare a queste ultime forme, carattere e drittura, ci si potrà staccare dalle imposizioni del sistema e dall’elogio che quest’ultimo fa di tutto ciò informe, apatico e livellatore.

Foto: Idee&Azione

13 dicembre 2021