Perché il reddito base, 4 variazioni sul tema [1]

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di Lorenzo Marinoni

Variazione 1

Premesso che il reddito base per come qui inteso ha tre caratteristiche non negoziabili: è universale (ne beneficiano tutti), è incondizionato (non è subordinato all’esibizione di requisiti d’idoneità) ed è vitalizio (viene corrisposto dal momento della nascita al momento della morte).

Ne consegue che un tal genere di reddito base non ha nulla a che fare con il reddito di cittadinanza proposto in sede politica dal Movimento 5 Stelle come un banale sussidio di disoccupazione, di cui è stata fatta un’insulsa fotocopia.

Ne consegue in modo altrettanto evidente che un tal genere di reddito base non ha nulla a che fare nemmeno con il minimo vitale pensato dai globalisti come ricompensa per la sottomissione al loro modello autoritario.

Premesso inoltre come fatto assodato che ogni uomo deve mangiare per vivere.

Premesso come ulteriore fatto assodato che la proprietà privata dei terreni esclude la possibilità che ogni uomo si procuri da mangiare accedendo in modo libero e indiscriminato a tutti i frutti che offre la Terra.

Premesso pure che una larga parte degli uomini, una volta soddisfatti i bisogni legati alla sopravvivenza, comincia a coltivare in sé valori ed ideali spirituali.

Premesso ancora che tali valori ed ideali cozzano ben presto con la constatazione per la quale il denaro è, nell’attuale società, uno strumento per esercitare un potere sugli altri.

Premesso infine che l’uomo crede generalmente di potersi liberare dal senso di schiavitù generato da questo tipo di denaro in tre modi: o disprezzando chi ne possiede di più, o atteggiandosi a chi non gli dà troppa importanza o facendo donazioni ai poveri nell’ansia mai placata di pulirsi la coscienza.

Tutto ciò considerato, l’Antropocrazia – che è quella forma di governo per la quale il reddito base ha la forma enunciata nella prima premessa – dice:

Non ti puoi veramente liberare dalla schiavitù del denaro finché non ti sei liberato dalla schiavitù del lavoro e non ti puoi liberare dalla schiavitù del lavoro finché il lavoro è pagato come una merce e non è invece apprezzato in modo libero (soggetto a libera contrattazione).

Ma affinché il lavoro possa essere liberamente apprezzato è necessario che la sussistenza fisica del lavoratore non dipenda dalla presenza o dalla misura di tale apprezzamento.

Se io so che tu dipendi per campare dal mio riconoscimento monetario, ciò mi metterà nell’imbarazzo di chi, turbato dalla tua fragilità esistenziale, non si sentirà libero di elargire quanto crede e tu vivrai l’imbarazzo di chi è costretto alla disposizione d’animo del mendicante, poiché sarai costretto a chiedermi quel denaro senza il quale tu sai, con drammatica certezza, che non potresti campare.

Nell’attuale sistema disfunzionale chiamato “democrazia liberale” i rapporti lavorativi tra gli uomini vengono così inquinati dall’ipocrisia e segnati dal malcontento generale. A quel punto gli uomini, frustrati e depressi, cercano di “evadere” dalla prigione sociale nei modi più bizzarri, malsani e inefficaci.

L’Antropocrazia al contrario propone un modello di convivenza civile al cui centro viene posto l’essere umano nella sua natura insieme materiale e spirituale, al contrario della Democrazia, dove un generico “popolo” troverebbe la sua espressione più alta nell’apporre la croce degna di un analfabeta sul simbolo di un partito, fazioso per definizione…

Da quanto detto fin qui consegue logicamente che una vera e definitiva “liberazione dalla schiavitù del denaro” passa necessariamente attraverso l’emissione periodica di un reddito base a credito di ciascuno: che dev’essere per l’appunto uguale per tutti, senza l’obbligo di dimostrare a qualche arido burocrate o maestro spirituale requisiti di merito ulteriori al fatto di esistere e per tutta la vita.

 

Variazione 2

Il reddito base antropocratico (universale, incondizionato e vitalizio) ha quattro giustificazioni principali:

  1. Il reddito base è il corrispettivo monetario del libero accesso per tutti ai frutti che offre naturalmente la Terra.

COMMENTO: Se non si vuole abolire la proprietà privata – come fecero con modalità ed esiti tragici i comunisti e come vorrebbero fare con altre premesse e pretesti ecologisti i transumanisti di Davos – ma garantire al contempo a tutti pari opportunità (senza bisogno di sessualizzare un problema umano in quanto tale, con tanto di pretestuosi Ministeri mangiasoldi) serve un reddito base, uguale per tutti, dalla nascita alla morte.

  1. Il reddito base è la palpabile realizzazione del diritto naturale primario, ciò il diritto alla vita.

COMMENTO: Se al vertice della gerarchia delle fonti di diritto si pone un provvedimento monetario concreto, ciò conferisce a cascata concretezza e vitalità a tutti gli altri livelli della giurisprudenza, passando dalla Costituzione per arrivare alle legislazioni nazionali e locali. La Costituzione italiana è stata impunemente calpestata con le infami leggi razziali-vaccinali non solo a causa della natura criminale dei governanti, ma anche e soprattutto perché la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, ad Essa superiore, consiste in pie aspirazioni senza sostanza, come un diritto alla vita che è al momento un puro proclama astratto.

  1. Il reddito base è l’ultima tappa per liberare l’uomo da quella forma di “schiavitù residuale” che si chiama “retribuzione da lavoro dipendente”.

COMMENTO: il reddito base è cioè l’unico modo che consente di non trattare più il lavoro umano come una merce venduta al mercato (del lavoro) e il lavoratore come un mercenario costretto a vendere il proprio tempo e le proprie abilità in cambio di denaro. Affinché il lavoro non venga più “pagato” (come una merce, esibita al Mercato del Lavoro appunto) ma possa solo essere “liberamente apprezzato” è necessario che la fonte di sostentamento venga garantita a prescindere che si lavori o meno. Il lavoro inteso come libera espressione dei propri talenti può solo corrispondere al libero apprezzamento di chi fruisce dei suoi frutti. L’apprezzamento del lavoro è libero solo se chi lo esercita può anche astenersi dall’esercitarlo o può esercitarlo in una misura insufficiente a garantire la sopravvivenza del lavoratore. Da qui l’esigenza del reddito base.

  1. Il reddito base è l’esito virtuoso della sempre crescente automazione, che libera e libererà sempre più gli uomini da tutti quei lavori meccanici e ripetitivi nei quali l’uomo non può né potrebbe esprimere i propri talenti.

COMMENTO: voler ibridare l’uomo con la macchina corrisponde alla perversione di subordinare il primo alla seconda e non viceversa, come è sano che sia.

Foto: Idee&Azione

25 gennaio 2023

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