Perché l’Occidente odia Putin

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di Paul Craig Roberts

Putin è un liberale nel senso vecchio stile che non esiste più in Occidente. Crede nel sostenere una rete di leggi e accordi che risolvano le controversie diplomaticamente invece che con la violenza. Crede che il governo dovrebbe servire il popolo e non gli interessi economici dell’élite. Crede che la religione sia un elemento importante dell’unità sociale e sostiene il comportamento morale da cui dipende la società. È forzato ad attuare le sue convinzioni da Washington e da elementi della leadership russa filo-occidentali e questo lascia Putin frustrato e arrabbiato.

Le opinioni di Putin contrastano nettamente con ciò che oggi in Occidente passa per liberalismo. I liberali occidentali insegnano l’odio di razza e di genere nei confronti dei bianchi e degli uomini. La moralità per i liberali occidentali consiste nel difendere i “diritti transgender”, come la capacità degli uomini di dichiararsi donne e competere negli sport femminili. I liberali occidentali sono attivi nel ridurre il contenuto informativo del linguaggio cancellando l’uso dei pronomi di genere. I liberali considerano la religione la causa di guerre e superstizioni. La netta differenza di opinioni offre ai liberali molte ragioni per odiare Putin. Ma queste non sono le ragioni principali per cui Putin è odiato.

L’Occidente è costituito da diversi strati. Le persone comuni incapaci di pensare da sole odiano Putin perché guardano CNN e Fox News, ascoltano NPR e leggono il NY Times e hanno subito il lavaggio del cervello con la narrativa della propaganda di guerra. I conservatori patriottici, tra loro, odiano Putin perché il loro governo lo fa e sventolare la bandiera è il modo in cui mostrano il loro patriottismo. Quando sentono il presidente americano dichiarare il presidente della Russia un “criminale di guerra”, un “dittatore omicida” e “un delinquente puro”, fanno lo stesso.

La gente comune ha assorbito una narrazione. L’odio ha origine in coloro che hanno costruito la narrazione. Ciò che la classe intellettuale occidentale odia di Putin è che crede nella sovranità nazionale. In Occidente la sovranità nazionale è associata alla Germania nazista. I politici occidentali, con l’esclusione di Trump e Marine Le Pen, sono impegnati ad aprire le frontiere. I Paesi europei hanno permesso, anzi incoraggiato, che i loro confini venissero invasi da immigrati-invasori che non si assimilano. Lo stesso per Stati Uniti e Canada. In effetti, i liberali americani considerano la difesa dei confini degli Stati Uniti contro gli invasori immigrati come una violazione dei diritti civili e un crimine contro l’umanità. La difesa della sovranità russa da parte di Putin è il motivo per cui Hillary Clinton lo ha bollato come “il nuovo Hitler”.

La classe dirigente e intellettuale occidentale è impegnata nel globalismo, inclusa la forma estrema rappresentata dal World Economic Forum, in cui tutti tranne i governanti sono schiavi soggetti a essere tagliati fuori per disapprovazione dal reddito assegnato. Il globalismo è l’opposto della sovranità nazionale.

Putin è odiato perché sovranità e globalismo sono incoerenti.

Questo l’Occidente lo capisce, da cui l’odio scaricato su Marine Le Pen e Trump. Ma non è chiaro se Putin lo capisca. Sembra pensare al globalismo come a una comunità di nazioni che lavorano insieme. Questo punto di vista è unico per Putin e sicuramente non è ciò che è il globalismo.

Il globalismo è il sacrificio della sovranità al governo – Washington – che gestisce il sistema globale.

Putin ostacola l’egemonia e il globalismo di Washington. La Russia alleata con la Cina e la maggior parte dell’Asia significa che l’agenda egemonica e globalista di Washington è impossibile. Washington intende rimuovere la Russia come vincolo alla propria agenda.

Il rifiuto di Washington di sostenere l’accordo di Minsk, il rifiuto di Washington di onorare la sua promessa di non spostare la NATO al confine con la Russia, il rifiuto di Washington di riconoscere le preoccupazioni della Russia in materia di sicurezza, l’incoraggiamento di Washington con operazioni di guerra psicologica, sanzioni, armi e l’addestramento dell’esercito ucraino per la guerra contro la Russia, sono i pilastri dell’attacco di Washington alla Russia, così come il recente tentativo di rivoluzione colorata in Kazakistan e le attuali esercitazioni militari della NATO in Georgia.

La leadership russa è stata estremamente lenta nel comprendere, o affrontare, il fatto che l’Occidente intende destabilizzare la Russia. La leadership russa ha persino consentito la destabilizzazione del Paese consentendo ai media e alle organizzazioni finanziate da Washington all’interno della Russia di darsi da fare contro il governo. Apparentemente, una leadership ingenua credeva di dover accettare il tradimento come prova della sua tolleranza verso tutte le opinioni e l’impegno per la democrazia.

L’unica cosa che la Russia ha fatto bene è stata creare un esercito funzionante, qualcosa che l’Occidente non ha. L’Ucraina è stata un’opportunità per la Russia di intimidire l’Occidente e fermare le provocazioni. Ma la Russia, sempre con un occhio all’accettazione occidentale, ha perso l’occasione. La Russia riuscirà a salvare i russi del Donbass, ma può aspettarsi altre provocazioni. L’odio per i russi che le prostitute della stampa occidentali hanno creato nelle loro popolazioni garantisce che non ci sarà alcun vincolo sui governi occidentali da parte dei loro popoli.

La serie di laboratori di guerra biologica finanziati dagli Stati Uniti in Ucraina scoperti dall’esercito russo è stata ammessa dal Sottosegretario di Stato americano Victoria Nuland in una testimonianza davanti al Congresso.

La scoperta di tali laboratori per la guerra biologica mi ha ricordato gli articoli che avevo scritto sull’argomento cinque anni fa [NdT – si riporta il collegamento alle versioni italiane]:

https://www.geopolitica.ru/it/article/la-barbarie-di-washington-raggiunge-nuove-vette

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Idee&Azione

25 marzo 2022