Politica ed Elezioni: uno sguardo rovesciato

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di Massimo Selis

Giunti a ridosso di queste elezioni quanto mai farsesche, in un clima che si è fatto via via sempre più incandescente e nevrotico perfino tra coloro che dicevano di essere “dalla stessa parte”, proviamo a suggerire un differente sguardo che certamente spiazzerà più di qualcuno.

Non entreremo affatto nel merito di questa o quella fazione, né del dibattito dello scontro elettorale, ma cercheremo di dare un diverso spessore all’idea stessa di Politica inserendola nello specifico di “questi Tempi”. È bene sin d’ora ricordare che nessun discorso sui Princìpi è valido se non si precisa il punto sulla Navigazione Cosmica, vale a dire se non si comprende a fondo quali mari ci troviamo a solcare nel tragitto che partendo dal Punto Alfa ha il suo approdo nel Punto Omega.

La Storia è viva, dunque cammina, parla. Nelle civiltà tradizionali, ultima quella sorta durante il Medioevo, l’ordine esterno rispettava l’ordine interno, ovvero tripartito. Alla base vi era dunque la casta degli artieri, poi quella regale ed infine quella sacerdotale. Non è necessario qui soffermarsi per delineare come, dopo secoli, di tale ordinamento non sia rimasto invero pressoché nulla. Al massimo possiamo constatare che delle tre caste, corrispondenti alle tre iniziazioni, sia tuttora in piedi, anche se molto traballante, soltanto la casta sacerdotale: e non può che essere altrimenti. Delle altre due, che hanno il compito di sorreggerla, non rimane che il ricordo.

Certamente anche la società attuale conserva una struttura nella quale vi è l’apparato pubblico e politico con tutte le sue diramazioni, e la parte produttiva, ma queste sono totalmente svuotate di contenuto e soprattutto controiniziatiche. Il fondo non è ancora stato raggiunto, ma la caduta finale è prossima, e sarà catastrofica e catartica allo stesso tempo.

Veniamo allora al punto sulla Navigazione Cosmica. Secondo il libro dell’Apocalisse, la Storia della Chiesa, e dunque dell’Umanità finale, si dipana in sette tempi, rappresentati da sette Chiese. Questo dinamismo – sono ridicoli coloro che ancora vorrebbero ipostatizzare un’età felice, quale ad esempio il Medioevo, come se il movimento si potesse arrestare – ha in superficie un andamento che appare perlopiù involutivo, ma sotterraneamente lavora con forza evolutiva. San Paolo non a caso ci ricorda che «La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). E sappiamo che non dovrà più attendere a lungo!

Noi siamo infatti gli uomini dell’ultima Chiesa, quella di Laodicèa, la Chiesa della giustizia al popolo, o, secondo una lettura trascendente, del popolo giusto (laòs dìkaios), degli eletti che attraverseranno la grande tribolazione. È quindi il tempo dei laici, i quali debbono al più presto riscoprire la loro specialissima chiamata in funzione del compimento del presente ciclo umano-terrestre.

E questo compimento guarda alle origini, sia dell’intero ciclo risalente a circa 65.000 anni fa, che all’inizio del bimillennio cristiano. In tal modo, gli Ultimi – noi – si ricongiungono ai Padri, e la fine imminente si ricongiunge all’inizio del nuovo ciclo. Così l’ultima Chiesa, quella di Laodicèa, guarda alla prima, la Chiesa di Éfeso (da faino, “svelo”), perché anch’essa si prepara da una nuova epi-fania, la riapparizione del Cristo (Parusia), che porterà alla caduta di tutti i veli e quindi ad una nuova e profondissima comprensione dei Misteri.

Occorre attuare il superamento dell’homo oeconomicus che ha dominato i secoli dell’era moderna. Come infatti l’uomo dell’inizio del presente ciclo riuniva sinteticamente in sé tutte le virtualità (sacerdotale, regale e artigiana), che poi saranno dispiegate esternamente in maniera analitica, così sarà anche l’uomo della fine, quello che Dio sta preparando proprio ora. I laici sono pertanto chiamati a riscoprire la loro triplice iniziazione che li fa anche re e sacerdoti, e per doni speciali, profeti. Debbono essere cooperatori di Verità e testimoni di Vita.

La regalità specifica dei laici si manifesta nel redimere e nell’ordinare tutte le realtà terrene a Cristo; è il regno cosmico che Dio farà brillare in una luce nuova, dove abiterà finalmente la Giustizia. Tutte le strutture sociali, economiche e culturali devono essere avvolte dall’opera di Restaurazione. Un’opera secondo Verità e Sapienza che travalica di molte leghe qualsivoglia discorso meramente morale. Il lavoro, la cultura e l’arte hanno qui una posizione di privilegio. Ecco che allora ci riallacciamo alla nostra premessa iniziale e all’attualità delle elezioni politiche. Certamente l’azione parlamentare mantiene una sua necessità all’interno di “questo mondo” che ancora non si è dissolto, ma dobbiamo comprendere che è un’azione solamente indiretta a cui è opportuno riconoscere il suo valore eminentemente strumentale. Si può liberamente scegliere di apporre una crocetta sopra il foglio delle urne, ma la vera chiamata è un’altra. Una chiamata assai più esigente, che non può non provocare una crisi interiore, ma che si esplica in un’azione diretta e non più mediata. L’uomo, e il cristiano prima di tutti, deve tornare a sentire il senso della responsabilità collettiva, ovvero dell’espiazione collettiva. È la dottrina del Corpo mistico: quando un membro gode, tutti godono, ma quando uno patisce, tutti patiscono. È l’abbandono di ogni individualismo per entrare finalmente nella comunione che è la “legge” del regno delle anime risvegliate: Eden. È la più alta e vera forma di Politica.

Fra le rovine che si ammasseranno ogni giorno di più, i laici debbono costruire vita con le loro azioni quotidiane, personali e collettive, su un piano orizzontale, ma anche verticale guardando ai corpi intermedi. Nonostante le leggi e i governi ingiusti, nonostante le difficoltà economiche e le tensioni sociali che ne conseguiranno. Dovranno abbandonare la loro “vecchia vita”, riconoscendo che forse per tutti questi anni hanno creduto ad una luccicante illusione. Tutti, nessuno escluso, perché quello verso cui dobbiamo tendere non è la riscoperta di antichi valori e retti princìpi, ma la restaurazione dell’Uomo integrale, il quale è chiamato a farsi ponte fra questo ciclo e il venturo. È uno stravolgimento, una metànoia.

Sappiamo bene che qui l’immaginazione del lettore forse si arresta, manca di fiato. Occorre però farsi piccoli e lasciarsi scivolare sulle ginocchia. Non è con la sapienza umana che si può affrontare l’urto di questo Tempo. Non con la cultura delle accademie che odorano oramai solo di morte. Il Magnificat ci illumina con un’espressione dal carattere misteriosamente escatologico: «ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1,52). Meglio ancora se traduciamo con Vincenzo Romano: «suole sbalzare via dalle cattedre i padroni del sapere e rendere sublimi gli analfabeti». È forse la più dolce, alta e velata descrizione della nuova Umanità.

I laici devono dunque impetrare insistentemente il dono della Sapienza, che non viene rilasciata su alcun certificato e resta invisibile a chi è dotato del solo occhio esteriore. È il dissolversi di tutte le apparenze, il cadere di tutti i veli.

Dopo le urne la storia non si arresterà, né si aggiusterà secondo le ridicole speranze di certi “conservatori”, ma anzi procederà sempre più veloce al compimento che l’Altissimo ha prefissato. Sta a noi immetterci o meno nella giusta traiettoria, ed essere in questa società cadaverica quel fermento di trasformazione che mostrerà il suo frutto pieno solo dopo la catastrofe finale.

«Il compito ultimo, lo sforzo supremo della Cristianità e della Chiesa è di far passare progressivamente i fedeli, gli uomini, dall’esterno all’interno», sigilla Silvano Panunzio.

Dalla Legge alla Vita.

Foto: Gli angeli delle sette Chiese, mosaico, Basilica di S. Marco, Venezia

22 settembre 2022

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