Previsioni che tanto poi si avverano

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di Maurizio Ulisse Murelli

Chi mi legge abitualmente da un po’ ricorderà bene che già a febbraio (e poi nei mesi successivi), mentre il mainstream globalista si faceva megafono acritico delle élite atlantiste che, non solo paventavano una veloce sconfitta militare russa ma pronosticavano anche un suo imminente default, io sostenevo che questo autunno avremmo cominciato a pagare pesantemente questa pia e stupida illusione e che a trovarsi nel guano sarebbe stato l’Occidente, in particolare l’Italia e la Germania. Tra l’altro coniugavo questa previsione con il montante avvento della coincidenza di catastrofi (pandemie, siccità, problemi climatici di varia portata, etc.). Non mi penso certamente un mago per quella profezia e neppure particolarmente intelligente. Bastava un minimo di oggettività analitica e conoscenza delle cose per come stavano nella loro realtà che chiunque poteva formulare un’identica previsione.

Da qualche giorno, ci avrete fatto caso, politici, analisti omologati, opinionisti “tuttologi” etc., chi timidamente, chi con meno ipocrisia, stanno (finalmente!) mettendo in correlazione l’inflazione, l’aumento dei costi della vita, in particolare l’aumento del costo del gas, la ormai imminente recessione con la guerra in Ucraina. Certo, persistono le tesi secondo cui l’aumento del prezzo del gas è dovuto a ragioni speculative tant’è che avrebbe cominciato a crescere mesi prima dell’inizio dell’operazione speciale militare in Ucraina. Ma chi ancora si attacca a questa tesi condendola con gli effetti della post-pandemia, la questione cinese e quant’altro, non sa o finge di non sapere che gli squali della speculazione, attraverso i loro attaché nel dominio politico-militare ben sapevano da tempo che in Ucraina la guerra – da tempo preparata e invocata – era ormai inevitabile: questione di tempo (comunque imminente). L’unica cosa forse non messa seriamente in conto è che a iniziarla sarebbero stati i russi. Tagliando corto, che poi magari su questo aspetto della questione ci ritorno, e come ho appena affermato, chi doveva sapere sapeva ed è stato messo in condizione di speculare. Ma oggi è a tutti evidente che la causa della tragedia che ci sta investendo (120.000 imprese chiuderanno, inflazione, recessione, povertà dilagante etc.) è la guerra in Ucraina.

Quale soluzione viene proposta dai fenomeni che governano? Più armi e soldi a Zelensky. Una follia. Mai e poi mai è possibile un ritorno alle condizioni pre 24 febbraio 2022 che l’Ucraina prenda il Donbass e la Crimea. Anche perché i fenomeni al comando in Occidente, continuano ad affermare che mai e poi mai verranno ristabiliti normali rapporti politico-commerciali con la Russia, neppure se cessasse la sua operazione in Ucraina e si dichiarasse sconfitta. Quindi perché la Russia dovrebbe rinunciare al conflitto e magari andare oltre quel che si era prefisso come obiettivo (il Donbass) e arrivare a Kiev? Per l’Occidente la Russia è il male assoluto con cui non si deve avere più nulla a che fare.

Così oggi noi acquistiamo il gas che prima prendevamo a 2 dollari dalla Russia a 80 dagli USA (con la necessità di impiantare rigassificatori), un gas che in USA è venduto a 8 dollari. Scaroni, già presidente dell’ENI e non un putiniano di periferia, dice: «Oggi gli USA pagano il gas un decimo dei Paesi europei: la nostra industria è in una posizione competitiva drammatica. Immaginiamo anche lo scenario migliore, con la guerra finita, i rigassificatori in funzione e nuovi fornitori. Bene, anche in quel caso pagheremo il metano il doppio o il triplo degli Stati Uniti e anche della Cina. Stiamo costruendo un’Europa strutturalmente debole sull’energia».

Tra i fornitori a cui stiamo ricorrendo di cui dice Scaroni, c’è per esempio l’Algeria la cui società estrattiva del gas/petrolio è al 65% della Gazprom e che ha già rivisto al rialzo i prezzi della fornitura del gas.

Non solo il mese prossimo l’Algeria farà esercitazioni militari con la Russia, ma con i danari che gli stiamo dando in più ha aumentato la spesa per gli armamenti sul mercato russo. Quando si dice “quel volpone di Draghi!”.

Si continua a sostenere che in Ucraina l’Occidente è schierato per la salvaguardia della democrazia dell’Ucraina. Un paese già andato in pre-default agli inizi del 2000 è salvato a forza di iniezioni di miliardi dagli USA che ha trasformato quel Paese in un hub per lo smercio di armi in mezzo mondo, una kasbah di laboratori chimico-farmaceutici… “strani”, con al potere una banda di… Lasciamo perdere la definizione che è meglio. E per quel Paese gli assatanati dell’atlantismo (la NATO è un’organizzazione militare che detta l’agenda politica) stanno portando l’Europa e dunque l’Italia (che dell’Europa potrei pure fregarmene) al disastro totale. Si arriva al punto di scrivere programmi elettorali con al primo punto l’atto di fede atlantico, programmi che devono avere poi l’imprimatur da Zelensky o chi per lui. E non si salva neppure il Papa che non può esprimere misericordia per la vittima di un atto terroristico, altrimenti Zelensky fa partire la scomunica.

Allora la soluzione al problema economico-energetico che non sapete trovare, per la quale balbettate e dite fesserie è molto semplice: se non volete la distruzione del vostro popolo, la Russia è imprescindibile, e il gas russo, per dirla in battuta, è più europeo di quella schifezza americana o di quello africano, che comunque nella gran parte dei casi ha a che vedere con Gazprom… solo che lo paghiamo 4 volte tanto.

Foto: Biosphoto/Agf

27 agosto 2022