Prigionieri del “nostro bene”

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di Belinda Bruni

Boromir, figlio di Denethor, erede sovrintendente di Gondor, nel Signore degli Anelli fa parte dei personaggi buoni, coloro che si oppongono al potere oscuro di Sauron.

Egli conosce la differenza tra Bene e Male, non vuole servire il Male ma lottare per il Bene, ed è sincero. Gondor, la sua città, è l’ultima linea di difesa degli uomini prima di Mordor; il futuro sovrintendente sogna un ideale di pace per la Terra di Mezzo, con Gondor di nuovo grande e la sua famiglia al comando.

La sua priorità è però il mantenimento del suo status, la difesa del suo popolo e della sua terra. Identifica il Bene con ciò che possiede ed è disposto a tutto per tutelarlo.

Boromir, tra personaggi buoni di questa storia, è il tipo più diffuso tra noi comuni mortali. Colui che, animato da nobili intenzioni, identifica il Bene con il suo mondo, ha un recinto ben definito entro cui riconoscersi e fatica a vedere un Bene più grande in un cambio di prospettiva, una visione più ampia del suo “villaggio”, che scompagina le sue certezze e tutta la sua vita precedente.

Vorrebbe usare gli strumenti del Male per combatterlo, certo di non soccombere al suo potere, ma di mettere in atto una strategia astuta che può aggirare Sauron e conservare la grandezza degli uomini, così come lui la conosce. Accetta a malincuore il volere del Consiglio di Elrond, dove i più saggi tra le creature libere decretano che nessuno può usare l’Anello del Potere e restare integro e che pertanto va distrutto seguendo una via all’apparenza folle e impossibile.

È colui che promette di proteggere Frodo, portatore dell’Anello, perché sa che è giusto, ma poi tenta di derubarlo. Non mantiene la parola data, non rispetta gli impegni presi, per debolezza.

Ma Boromir non è malvagio, sa riconoscere il male commesso e cadere in ginocchio. Si riscatta dando la vita per difendere gli Hobbit dagli orchi e prima di morire chiede perdono e riconosce il Re. Accetta di non essere lui l’eletto, il predestinato e cede il passo a chi deve compiere la Storia.

La morte gli restituisce l’onore di cui è capace.

Gli Hobbit, creature semplici che si trovano – loro malgrado – dentro un’avventura più grande di loro, attraversano in questo viaggio un percorso di santificazione, anche se all’inizio non hanno idea di quello che li aspetta. Non possono averla. Loro non sanno nulla, ma sanno intuire ciò che è Giusto e, cosa fondamentale, sanno ascoltare e chiedere aiuto a chi è più saggio.

Anche loro partono per difendere la propria terra, la Contea, ma nel cammino comprendono che potrebbero non rivederla più, che potrebbero non far parte del futuro di luce e pace e lo accettano.

Vanno avanti. Un passo alla volta. Certi di avere un destino più grande da compiere, o che si serve di loro per compiersi. Proseguono trovando il coraggio che non avrebbero mai immaginato di poter avere, fino al sacrificio di sé, fino all’estremo del fallimento, per fare spazio all’azione della Grazia e della Salvezza.

Frodo fallisce proprio ad un passo dalla vittoria. Fallisce perché il suo è un percorso di santificazione, non eroico e perché la Grazia possa agire. Viene salvato dalla sua stessa pietà, quella che gli aveva impedito di uccidere Gollum. E Gollum lo tradisce e lo deruba, ma lo fa nell’esatto momento in cui quella azione rappresenta la salvezza di Frodo. La bontà di Sam e la sua dedizione a Frodo erano invece stati di ostacolo ad una vera redenzione di Gollum perché l’eccesso di zelo dei buoni a volte è di ostacolo al Bene. Ma la Grazia interviene.

La Grazia interviene quando le creature hanno fatto tutto quello che era in loro potere, al servizio di qualcosa di più grande, educando il proprio ego perché possa emergere il vero Sé.

Come la massima ignaziana «Fare tutto come se dipendesse solo da noi e non da Dio, ma poi non attendere nulla da noi e tutto da Dio».

Per questo noi ammiriamo gli Hobbit, vorremmo essere come loro, soprattutto Sam, l’eroe che resta sempre un passo indietro e nulla chiede per se stesso, ma senza il quale questa storia non sarebbe giunta al suo termine. Siamo invece tutti come Boromir, prigionieri dei nostri recinti e della nostra pretesa di incarnare il Bene ed essere eletti: qui, ora, senza prove di coraggio, senza dover cambiare nulla delle nostre idee e della nostra vita. Senza voler affrontare un viaggio inaspettato a cui il Destino ci sta chiamando.

Dio ci conceda di non dover attendere la morte per dimostrare onore e di essere come gli Hobbit, pronti all’ascolto e all’imprevedibile.

Se non ce ne fossimo ancora accorti questo è il nostro turno di affrontare una prova più grande di noi.

«Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà» (Lc 9,24)

Foto: Fotogramma da Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello, di Peter Jackson, New Line Cinema, 2001

24 giugno 2022