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Putin ha le palle per far fronte alla cabala globalista

di Andrea Bizzochi

Lo sappiamo tutti. In questi anni le forze Nato/Usa hanno continuato ad ammassare truppe ed armamenti (incluse rampe missilistiche di testate nucleari) nelle proprie basi in Romania, Bulgaria, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia. L’Ucraina, non ha battuto ciglio. E non ha battuto ciglio perché con la rivoluzione del 2014, culminata con la cacciata/fuga dell’allora presidente Viktor Janukovyč (e successiva abolizione, tra le altre cose, dell’insegnamento della lingua russa), l’Ucraina si è legata mani e piedi alla cabala globalista guidata dagli psicopatici USA e UE, perseguitando, tra le altre cose le popolazioni separatiste del Donbass (circa 15.000 morti, nella totale indifferenza delle anime belle americane, della Nato, della UE e anche delle sinistre di tutto il mondo e quella italiana in particolare, e anche della gente comune che oggi sventola bandiere ucraine).

C’è da fare un passo indietro.

Dopo la cosiddetta “rivoluzione arancione” del 2004, l’Ucraina era precipitata in una spirale perversa di corruzione, cattiva gestione, crisi economica, svalutazione della sua moneta, e incapacità di ottenere finanziamenti dai mercati pubblici.

Janukovyč aveva allora cercato di stabilire relazioni più strette con l’Unione europea per attrarre capitale necessario. Firmò dunque un accordo con l’Unione europea, accordo che avrebbe fornito all’Ucraina fondi in cambio di riforme in quasi tutti gli aspetti della società ucraina e soprattutto con l’obbligo di rompere i suoi legami economici con la Russia, e soprattutto con il verboten di intraprenderne di nuovi. Janukovyč, posto di fronte al ricatto, si rifiutò di firmare l’accordo e ne firmò invece uno con la Russia.

L’accordo provocò disordini civili a Kiev (disordini sobillati, tra gli altri, dal “filantropo” George Soros – c’è una sua illuminante intervista per la CNN in merito -) e Janukovyč lasciò il Paese senza farvi mai più ritorno, mentre la Russia denunciava Stati Uniti e UE di finanziamento e direzione della rivoluzione.

Da allora l’Ucraina ha avuto, per dirla con le parole di Putin, un governo di “drogati neonazisti” in mano alle élite globaliste che controllano quasi tutti i governi del mondo.

Gli americani mandano forze speciali ad addestrare le milizie ucraine, ma va tutto bene. L’Ucraina ammicca verso l’annessione alla NATO, ma va tutto bene. Putin chiede ripetutamente un incontro con il G7 per affrontare la questione, ma niente da fare perché evidentemente non hanno tempo.

Succede allora che Vladimir Putin, comprensibilmente, si rompe le palle.

E attenzione, perché Putin (ma anche il suo entourage) è tutto fuorché uno sprovveduto e se ha fatto la mossa che ha fatto (a cui è subito seguita la mossa cinese su Taiwan) pur sapendo che sarebbero arrivate sanzioni, evidentemente sa di avere le spalle coperte (vedi accordo bilaterale Russia/Cina, accordi con India e Brasile).

In aggiunta, Putin è di estrazione KGB, il che significa:

1) che ha capacità di comprendere le strategie geopolitiche USA/UE/Nato in maniera diretta e senza fronzoli;

2) che è dotato di mentalità, durezza, capacità di sopportazione, freddezza, calcolo, del tutto sconosciuta ai suoi omologhi europei e americani;

3) che ha le palle per agire senza la vigliaccheria sanguinaria con cui gli Usa e la Nato si sono sempre mossi ovunque hanno portato le loro guerre “democratiche”.

Gli Stati Uniti e l’UE non hanno a che fare con Gorbaciov e meno ancora con l’ubriacone Eltsin.

Sarà bene ricordare che Il 5 dicembre 1989, i tedeschi dell’Est presero d’assalto la sede del Kgb a Dresda, di cui Putin era il comandante. Putin scese in strada e affrontò da solo la folla, che alla fine si ritirò. Oggi di sicuro non tremerà davanti a Biden, Di Maio e la von der Leyen.

Foto: Idee&Azione

5 marzo 2022