Quale la situazione interna in Ucraina?

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di Maurizio Ulisse Murelli

Sembra che nessuno abbia avvertito il mainstream italico che la situazione generale  relativamente al conflitto in Ucraina è mutata. Vero è che nei giornali le notizie relative al conflitto sono passate in quarta o quinta pagina abbandonando la prima, che in TV prima si parla delle paturnie di Conte vs Draghi, del clima, della crisi economica, dei problemi energetici e che sono in coda si rendiconta dei fatti ucraini, ma la rendicontazione è relativa solo alla cronaca minima sugli effetti collaterali della guerra: il missile che ha colpito il pollaio della signora tal dei tali, il contadino che si prepara la zuppa di barbabietole nel frattempo riconosciuta come patrimonio universale dell’umanità etc. Poi i soliti fake, tipo la riconquista dell’Isola dei Serpenti abbandonata dai russi, ma secondo i nostri imbonitori riconquistata dalle truppe di Zelensky grazie alla quale ora può riprendere il traffico del grano. In realtà sull’Isola dei serpenti non c’è un solo soldato ucraino e la bandiera ucraina paracadutata da un elicottero giace a terra come uno zerbino. Poi si straparla del milione di soldati che riconquisteranno il sud dell’Ucraina e delle riconquiste di alcuni villaggi. Punto.

Nessun analista, nessun imbonitore che ci relaziona sui fatti interni, che ci spieghi i vari segnali di fumo i quali stanno ad indicare che le cose in ucraina per gli ucraini e per gli occidentali vanno male.

Zelensky non è più quotidianamente presente con i suoi pistolotti urbi et orbi sui media europei ed è in tutta evidenza preda di una crisi di nervi: ha licenziato i suoi ambasciatori in Germania, Ungheria, Repubblica Ceca, Norvegia e India,  manifesta evidenti crepe con il il comando militare e con parte del personale del suo governo. Si ritrova ad affrontare lo sconforto generale tra i soldati, con molti reparti che si arrendono, con cittadini ucraini che vanno in Russia piuttosto che in Polonia o in Moldova (oltre un milione e quattrocentomila), con file interminabili di ucraini presso gli appositi uffici del Donbass per chiedere il passaporto russo. Lo sviluppo del movimento femminile contro la coscrizione, le prime manifestazioni pacifiste. Insomma, un significativo disfacimento organico di tutto l’ambaradan politico-amministrativo.

In Occidente si sono silenziati tutti: non parla più Stoltenberg, la von der lyen, Biden, Macron e pure il bullo Draghi. Si sta facendo largo, grazie alla crisi energetica, l’inflazione galoppante e al fatto che dopo due giorni dall’inizio l’auspicata implosione della Russia non c’è stata, l’idea che l’Occidente ha spiattellato una gigantesca frittata da cui ne può uscire o arrendendosi e facendo passi in dietro, o stuzzicando la Russia fino al punto di portarla dentro un conflitto diretto con tanto di atomiche svolazzanti più o meno tattiche… e poi si vedrà. 

In ogni caso le uova sono state rotte. E grazie all’insipienza degli europei i prossimi tempi saranno duri. Per l’Italia sarà più dura che per altri, visto la qualità dei politici e governanti di cui il buon Dio ci ha fatto grazia tanto per tenerci allegri.

Nel frattempo io sono tra quelli che rinnova i ringraziamenti alla Russia per aver rimesso in moto la grande storia. “Spasibo Russia”.

Foto: Donbass Insider

13 luglio 2022