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Quel leggero sospetto sottaciuto per due anni: la pandemia come fase propedeutica alla guerra mondiale

di Riccardo Paccosi

Secondo la circolare inviata il 10 maggio dal governo italiano alla magistratura, in caso di guerra nucleare occorrono lockdown e uso della mascherina.

Non ricorda qualcosa?

Nei primi mesi del 2020, scrissi che l’emergenza pandemica stava generando, nella psicologia di massa, le precondizioni per l’accettazione passiva di un eventuale stato di guerra. Non affermai, però, che la pandemia fosse deliberatamente utilizzata a tale fine: un po’ perché penso tutt’ora che il fine dell’emergenzialismo sanitario sia soprattutto la riconversione del sistema produttivo e delle istituzioni, un po’ perché allora temevo di essere qualificato come complottista.

Oggi, essendo saltati ponti e collegamenti tra l’universo dei dissidenti e quello dei credenti nella narrazione dominante, come mi definiscano questi ultimi è l’ultimo dei miei problemi e, pertanto, posso liberamente affermare che sì, quantunque le ragioni strategiche risiedano principalmente nelle finalità della Quarta Rivoluzione Industriale, l’emergenza pandemica è stata generata e implementata ANCHE in previsione e preparazione della guerra mondiale.

Lo scenario descritto nella circolare governativa, riprende quanto ipotizzato, da anni, da una parte delle èlite americane: non già una guerra termonucleare globale, bensì una guerra mondiale convenzionale con qualche esplosione atomica qua e là. Sia come sia, vediamo che lo scenario delinea due dispositivi basilari della pandemia:

– La paura della morte, facente sì che la massa obbedisca superstiziosamente proprio a quel potere costituito che lo stato di paura l’ha pianificato e messo in atto.

– La reclusione in casa e la convivenza giornaliera con sistemi di protezione e distanziamento.

La tesi della pandemia propedeutica alla guerra mondiale, trova ulteriori conferme nel contesto internazionale, ovvero nei diversi modi in cui i diversi stati-nazione hanno normato l’emergenza. I paesi che hanno operato in termini più rigidi sul versante di confinamento, vaccinazione e repressione del dissenso, sono stati infatti:

– Israele: paese da sempre in stato di guerra.

– Italia: con le sue 111 basi NATO, da settant’anni definita “la portaerei del Mediterraneo”.

– Australia e Nuova Zelanda: i due paesi che si troverebbero in primissima linea in caso di guerra Cina-USA.

Ad ogni modo la progressione delle tensioni internazionali e, contemporaneamente, la progressione delle sirene allarmistiche inerenti a virus vecchi e nuovi, costringono a prendere in considerazione che il nuovo stato d’emergenza generale giunga non in autunno, bensì già a partire da questa estate.

Se si verificasse un confronto diretto fra NATO e Russia – foss’anche una scaramuccia – l’Italia entrerebbe in uno “stato di guerra” comprendente coprifuoco e sospensione delle elezioni politiche del 2023. 

Chi può, ha tutte le regioni per scegliere l’esilio: in una crisi globale non ci sono posti sicuri ma, al netto di questo, l’Italia è certamente l’ultimo posto in cui convenga stare in caso di escalation bellica.

Chi non può o non vuole lasciare il paese, non ha altra scelta che combattere contro i poteri che hanno progettato e realizzato questa situazione. Ma è bene tenere presente che questo non è un gioco ribellistico giovanile, bensì un contesto in cui si può morire.

Foto: Idee&Azione

27 maggio 2022