Rassegnati e soli. La verginità di massa come sintomatologia neoliberale

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di Ivan Santacroce

È un dato drasticamente in crescita negli ultimi anni quello della percentuale di uomini che non riescono araggiungere l’intimità sessuale nell’adolescenza e poi nella prima età adulta.

A questo fenomeno possiamo rispondere molto facilmente evidenziando la graduale svirilizzazione della società occidentale, per cui la fragilità emotiva e la scarsa incisività caratteriale sembrano innalzate a caratteristiche eccezionali del nuovo “uomo passivo”, transfemminista e “pro-gender”. Tutto ciò, oltrea permettere l’intrusione colossale della mega-distribuzione consumistica nel tessuto nazionale popolare, ha gettato nell’abbandono e nello smarrimento milioni di giovani ragazzi, già bastonati dal bullismo e ora, come se non bastasse, anche dal politicamente correttodominante. Soli, emarginati, attaccati “pubblicamente” per il loro sesso e “privatamente” per la loro “bontà”, essi trovano nell’isolamento la soluzione più efficace ai loro problemi di accettazione sociale. Ci si tuffa dunque in un mondo digitale, alternativo, un multiversoplurisessuale in cui sfogare i propri impulsi attraverso avatar e ologrammi, relazioni a distanza e post-interazione: è il limbo del multi-verso computerizzato, abominio ultramoderno di decostruzione della realtà e della corporeità religiosa e umana. E la vita avvizzisce in questo mondo-nello-schermo, ove il soggetto è annullato e rinuncia a ogni attività che non sia vegetativa o autisticamente alienata.

Occorre dunque, per noi giovani, tutt’altro che l’ennesimo chiacchiericcio anti-sistema, giostrato da improponibili figuri dalle irrealistiche manie di grandezza: è il momento di una nuova filosofia, adeguata alle nostre esigenze conoscitive e politiche, alle nostre ansie metafisiche e morali. Il Capitale resta la sfida principale, questa prospettiva moderna e terrena, che flagella il mondo soffocandolo nella materia, nella sola vuota esteriorità commerciale. Centrale nei processi del Capitale è la nozione di “valore”, di cui ognuno di noi, come ogni “cosa”, è portatore: valore sessuale, sociale, intellettuale ecc… Esso è l’oggetto delle transazioni, la misura nichilistica dell’esistente mercificato, la raison d’être della “meccanica universale”, poggiata sui bisogni egoistici del liquido trans-umano. Ecco che l’uomo è assimilato ad un oggetto, o, con Guénon, a una “quantità”, a cui corrisponde un”prezzo”: siamo prodotti, nulla di più. Il valore individuale viene definito da più fattori: esso è una risultante dei nostri aspetti genetici, sociali, culturali, economici.

Per questa teoria, avanzata dagli etologi contemporanei (Il gene egoista, Richard Dawkins), da un punto di vista sessuale (per tornare all’argomento principale), il consumo di un determinato prodotto è possibile spontaneamente solo se ognuno dei due “contraenti” offre sul “tavolo” più di un “tetto minimo” di valore, variabile a seconda del mercato e prevalentemente genetico (tra i cui caratteri “vantaggiosi” rientrano naturalmente altezza, fisico tonico, viso uniforme).

Inoltre, visto che nei termini di “investimento parentale” un ovulo vale più degli spermatozoi, una donna in genere sarà più esigente rispetto a un maschio nella scelta di un partner sessuale. La liberalizzazione dei costumi, la globalizzazione, la tecnologia, hanno notevolmente allargato il mercato a cui poter attingere per consumare sesso e dunque chi, oltre a una generale “inappetibilità evoluzionistica”, non gode di particolare ricchezza, fama o riconoscimento sociale, non riesce a procurarsi alcuna intimità. La scienza, come già obiettava Marcuse nel suo Uomo a una dimensione, si fa latrice incontestabile di una definizione della società in senso determinista e capitalista, anti-politica e supertecnocratica: nessuna trascendenza, amore o redenzione finale.

E così, nella sua declinazione anarco-globalista, la scienza appare, Dugin docet, come l’arma più potente nelle mani dei Titani per sconvolgere la prassi apollinea. Solo recuperando le virtù “catecontiche” atte a respingere l’avanzata mortale della Donna Scarlatta, il regno notturno dei demoni, possiamo invertire la completa dissoluzione. Ciò prevede necessariamente il ritorno al controllo maschile della società, all’autorità multipolare gestita dagli uomini sull’intera civiltà.

Tuttavia è all’interno del quadro post-moderno che ciò deve accadere; perciò, soltanto gli individui possono imporsi a campioni del Popolo e portare avanti l’etica “solare”. Questo, in un mondo omologato e scimmiesco, ove l’odio per la “quantità” è alla meglio incomprensibile o alla peggio malattia mentale. Ove la prospettiva “necessaria” per gli idealisti è l’accomodamento, le compagnie deboli e mediocri, perseguitati dall’insoddisfazione e un generale senso di inadeguatezza. Avulsi allora sia dal narcisismo materialista che dal circolo imbranato dell’inettitudine sociale, buonista e sfaticata, ci ritroviamo davanti a un bivio: o il consumismo bestiale, caotico e irriflesso, o la lotta senza quartiere per la supremazia tradizionale. In entrambe le strade, la dimensione “agonale” è imprescindibile: l’una è sradicata, crematistica e aziendale, l’altra è sana, olimpica e guerriera, volta a fare apparire “il primo degli aristòcrati” (Fascismo e Terzo Reich, J. Evola).

“La compassione intralcia totalmente la legge dell’evoluzione, che è legge della selezione. Essa conserva ciò che è maturo per la fine, oppone resistenza a vantaggio dei diseredati e dei condannati dalla vita, essa conferisce alla vita stessa, attraverso l’abbondanza di malriusciti di ogni specie che conserva in vita, un aspetto grigio e precario. […] Hanno osato chiamare virtù la compassione (– in ogni morale aristocratica è tenuta per debolezza – ); […] esser medico qui, qui essere inesorabile, qui affondare il coltello – questo tocca a noi, questo è il nostro modo d’amare gli uomini, è così che noi siamo filosofi, noi Iperborei!…” (L’anticristo, F. Nietzsche). Fratelli, fate la vostra scelta: liberi o schiavi, reietti o eroi. Nessuno vi trarrà fuori dalle camere buie di casa vostra, nessuno vi verrà a salvare: il Dio di Heidegger siamo noi, soggetti radicali, falange rossobruna!

Ad Alexander Dugin

Con affetto, Ivan

Foto: Idee&Azione

16 settembre 2022

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