Riscoprire la felicità politica nel mondo multipolare

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di Matteo Castagna

In epoche di cambiamenti radicali, seppur in modalità differenti, a seconda delle possibilità, la propaganda ha preso il sopravvento sull’informazione corretta e la contraffazione della realtà sulla verità dei fatti. Tutto questo è sempre servito ai detentori del potere per condizionare l’opinione pubblica e dirigerla verso una, o un’altra fazione. Risulta, pertanto, molto difficile utilizzare il retto discernimento nel momento dello svolgimento dei fatti, che saranno ancor più edulcorati dall’eventuale vincitore della contesa.

La narrazione mainstream sulla guerra Russia-Ucraina è, spesso, contraddittoria e farsesca quando utilizza evidenti fotomontaggi o attori ed attrici, addirittura modelle, che simulano i fatti, per amplificarne la portata faziosa. 

D’altro canto, assistiamo ad una popolazione inerme di profughi che sta subendo tutte le atrocità di una guerra. A dire il vero, nell’area del Donbass, noi occidentali non abbiamo avuto la possibilità di vedere nulla delle atrocità compiute nei confronti dei civili, donne e bambini, fin dal 2014, perché i potenti del Patto atlantico non hanno voluto che si sapesse. 

Come dice Alexandr Dugin: “il mondo unipolare che si è stabilito dopo il crollo dell’URSS e del Patto di Varsavia è in declino. Il mondo liberale e globalista se ne sta andando, combattendo disperatamente nel calderone della storia, noi [Russia, Cina, Iran, Pakistan, India, America Latina, Turchia e paesi islamici] stiamo arrivando. L’umanità contro l’Occidente, che è impazzito ed è in agonia. Il liberalismo è un’ideologia unipolare. Quelli che lo condividono in Russia si trovano nella posizione di collaboratori” o di “collaborazionisti” – come diremmo noi, qui in Italia, in gergo dispregiativo.

Sulla degenerazione del sistema politico, economico, sociale dell’Occidente siamo, da anni, come scrittori cattolici, impegnati in un’opera di sensibilizzazione, di critica, anche aspra, perché il liberalismo, peraltro condannato dalla Chiesa, è amorale e transumano, pone sullo stesso piano la verità e l’errore, arrivando a dare giuridicità all’assurdo. Ogni capriccio ed ogni desiderio diventano un diritto da legalizzare in nome della libertà di fare il male, perché non viene più proclamata una verità oggettiva, non si riconosce una storia ed una cultura comune, ciascuno può parametrare la sua concezione di realtà e a far trionfare il relativismo nel diritto positivo. Dio ci ha creati liberi di fare il bene, ma ogni volta che disobbediamo alle Sue leggi abusiamo del libero arbitrio e pecchiamo. L’Occidente ed i suoi emulatori sembrano godere nell’assurgere il peccato a diritto dell’umanità, producendo in realtà, la codificazione di un decadentismo senza precedenti. 

San Tommaso d’Aquino ci viene, come sempre, in aiuto per comprendere quale sia la strada da seguire o, almeno quella cui ambire per discernere il giusto dallo sbagliato. Nel suo De Regimine Principum (Primo Libro, cap. 23) l’aquinate dice che “la felicità politica si ha quando le parti della società sono bene ordinate e si corrispondono a vicenda”. Quando la “ragione dirige le altre potenze inferiori e queste si muovono al suo comando, allora nasce una certa soavità e una perfetta soddisfazione reciproca delle varie forze, che chiamiamo armonia”.  “L’ordine è la disposizione delle cose simili e di quelle dissimili che attribuisce a ciascuna il suo posto” – come scrive S. Agostino nel diciottesimo libro del De civitate Dei. Come un edificio è stabile quando le sue parti sono ben proporzionate, così pure nella comunità politica si ha stabilità quando ciascuno nella sua condizione, sia governante, sia funzionario, sia suddito, agisce debitamente, cioè secondo quanto richiede il comportamento della sua condizione.

Simili reggitori di città o di comunità politiche per conservare il popolo nella pace ci vengono descritti da Ietro, cognato di Mosè, nell’Esodo (18,21): “Eleggi poi, fra tutta la gente, degli uomini autorevoli, timorati di Dio, che siano giusti, ed abbiano in orrore l’avarizia; e da essi prendi dei capi di migliaia, di centinaia, di cinquantine, di decine, che giudichino il popolo in ogni tempo”. E dopo aggiunge; “Se così farai, eseguirai il comando di Dio, potrai adempiere i suoi precetti, e tutto questo popolo se ne tornerà soddisfatto alle sue dimore”. Sallustio dice che buoni e adeguati furono i reggitori dei Romani; perciò la Repubblica, da piccola che era, divenne grande; perché “in patria essi furono operosi, fuori comandavano con giustizia, nel giudicare avevano l’animo libero e non asservito alla passione e al delitto”: e in questi personaggi sono elogiate le azioni proprie del buon governo, per cui una comunità politica si mostra perfetta e felice. Possiamo, oggi, parlare come Sallustio dei potenti reggitori della Terra o constatare la loro avidità e inadeguatezza, portatrici di orrore, nonché povertà spirituale e materiale? Forse sta proprio qui il cuore del problema, per cui si ha, addirittura, la sfrontatezza arrogante di silenziare la diplomazia e di mettere il cobra attorno al collo della tigre, senza considerare che il grande felino è in grado di scrollarsi di dosso il serpente, di schiacciargli la testa e di divorare una moltitudine di pecore smarrite. 

Foto: Idee&Azione

28 marzo 2022