Scienza e Coscienza alla prova dei mass media

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di Cristiano Giombetti

Il dibattito inerente al rapporto tra scienza e coscienza che da più di un anno riempie gli spazi televisivi e mediatici di tutto il mondo, ci conduce a obbligatoriamente una riflessione: come scegliere a quale posizione aderire se le informazioni a carico del cittadino medio sono scarse e, delle volte, addirittura nulle o contradditorie? Già Platone, che ha consegnato la ragione all’Occidente, insegnava che, affinché una democrazia sia tale, occorre che il cittadino sia informato degnamente sulle scelte che può porre in atto. Temi come quello scientifico sono oggi appannaggio di specialisti, di élite e il cittadino medio non ha gli strumenti per verificare se le informazioni che vengono date attraverso i media sono corrette oppure no.

Attualizzando in qualche modo l’insegnamento di Platone, vediamo cosa suggerisce il fondatore della ragione occidentale – che, ricordiamo, ha prodotto anche la scienza – per mettere in atto lo strumento della ragione in maniera adeguata. Questi sono gli atteggiamenti che potremmo definire a-critici:

1) Fare qualcosa perché la fa la maggioranza.

2) Dare credito a un’opinione perché chi la formula è un’autorità riconosciuta o dotata di carisma.

3) Accogliere un’affermazione perché smuove i sentimenti intimi nell’interlocutore.

4) Giocare con le parole…

Vediamo di analizzarli più da vicino:

1) Il primo atteggiamento si può definire “conformista” oppure “tradizionalista” — Si può tradurre così: “Mica tutti saranno scemi e tu l’unico intelligente no?” e ancora: “Si è sempre fatto così, perché cambiare?”. Questo è il concetto.

2) Il secondo atteggiamento è detto “principio di autorità”. Non conta ciò che viene detto ma soltanto chi l’ha detto. Se il mio cantante preferito dice di essere a favore di X io sarò a favore di X. Se abbia senso o meno non importa.

3) Strettamente legato al secondo c’è il terzo atteggiamento, quello “affettivo”: “È un discorso strappalacrime!”. Oppure: “Ciò che hai detto mi ha commosso!”. Invece di esaminare gli argomenti e verificarne la solidità, ci si lascia condizionare dall’emotività.

4) L’ultima tipologia, è quella “Sofistica”. Oggi diremmo quella dei politici o dei preti: usare le parole per ingannare le persone. Credo non ci sia bisogno di spiegarla nel dettaglio, poiché è intuitiva la spiegazione di questa posizione.

Si badi bene: non soltanto chi per questi motivi aderisce a un’opinione è a-critico, ma anche chi per gli stessi motivi la nega. Rifiutare un’affermazione sensata perché la dice un politico che detesto, per esempio, è acritico esattamente come accoglierla. E poiché, aristotelicamente, la virtù sta nel mezzo, gli eccessi e i difetti sono da evitare se si vuole avere una posizione equilibrata e ragionevole.

La soluzione per essere persone sensate è di soppesare ogni affermazione, purificarla dalle incrostazioni sopra descritte e verificare se tale argomento “sta in piedi” oppure no. Se è valido oppure no. Se è serio oppure no.

Il sentito dire, le tradizioni, i giochi di parole, le budella che si intrecciano, la paura, sono tutti elementi che in un rapporto razionale andrebbero banditi al fine di ottenere un risultato soddisfacente secondo i criteri della ragione. Rimane un problema: dove trovare le informazioni che mi servono per avere un’opinione adeguata sul tema? Internet ci viene in aiuto. L’importante è usare anche con le informazioni provenienti da internet gli stessi criteri sopra descritti. Aderire soltanto alla posizione che, a giudizio della ragione debitamente purificata, è quella più sensata e ragionevole.

Foto: Idee&Azione

8 giugno 2021