Scuola pubblica italiana: a che punto siamo?

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di Belinda Bruni

Un altro anno scolastico è giunto al termine. Il terzo dell’era covid. Nessuna normalità è tornata tra i banchi. Nel 2020 la scuola italiana a differenza di altri grandi paesi europei, ha visto lockdown a oltranza. Nel 2021 ha visto DAD a oltranza. Nel 2022 ha visto la discriminazione dei non vaccinati secondo “dogmi scientifici” che non hanno retto – c’erano forse dubbi? – la prova della realtà. Un razzismo scientifico che non si vedeva in Italia dal 1938.

Ma non solo: i minori italiani hanno portato le mascherine in classe fino a giugno 2022. Mentre erano ormai non obbligatorie quasi ovunque. La motivazione ufficiale, quanto stupida, è stata che non c’erano i tempi per legiferare in merito. Però ci sono stati i tempi per evacuare la circolare che imponeva mascherina al seggio per il Referendum del 12 giugno e poi per tirarne fuori magicamente un’altra che definiva la mascherina al seggio solo fortemente raccomandata, quando si è sollevato il polverone. Evidentemente per la scuola non si solleva nessun polverone degno di nota.

Ora assistiamo al patetico siparietto sulla mascherina all’esame di maturità partito con obbligo di ffp2, proseguito con possibilità di abbassare la mascherina durante il colloquio, andato avanti con la pilatesca sentenza di Patrizio Bianchi su “decidano i commissari se si può togliere”, infine appeso alle parole del sottosegretario Costa che ha definito “una scelta politica non basata su ragioni scientifiche” quella di non togliere l’obbligo di mascherina in classe. La sentenza definitiva è “mascherina raccomandata”, perché non venga mai concesso di toglierla e basta. Del resto Bianchi aveva detto che la mascherina è un simbolo (perché loro, il potere, usano i simboli, distorcendoli, mentre noi non ci crediamo più e li subiamo), simbolo di sicurezza lo ha definito. Ha ragione il ministro della pubblica istruzione: la mascherina è un simbolo, di sottomissione. Insegna ai ragazzi la rassegnazione o al massimo l’escamotage di furbizia, ma a non lottare per la Giustizia.

Ce ne sarebbe abbastanza per i forconi. Eppure non accade nulla. Le voci che hanno gridato nel deserto da aprile 2020 perché non tornare a scuola subito avrebbe significato non tornarci più in modo normale, avevano ragione; ma non avevano previsto questo silenzio indecente, questo compromesso al ribasso. Facile prendersela con chi ha avvallato tutto questo con convinzione, ma chi doveva opporsi cosa ha fatto? Prima ha lottato contro le mascherine, poi ha deciso che erano un compromesso accettabile pur di evitare la DAD. Poi ha lottato contro i tamponi, poi ha deciso che erano un compromesso accettabile per non fare il vaccino. Poi ha lottato contro il greenpass, poi ha deciso che era un compromesso accettabile purché non fosse da vaccino. Questo significa che non c’è stata nessuna reale resistenza organizzata sulla scuola. In nome di cosa un potere che ha un piano preciso da portare avanti dovrebbe fermarsi se non c’è nemmeno nessuno che combatte davvero?

Un numero crescente di famiglie ha scelto il percorso di istruzione parentale fuori dalla scuola (non certo un numero tale da creare effetti immediati), fuori dalle follie sanitarie. Certamente è una strada da perseguire e su cui lavorare, ma viene indicata come soluzione con una certa facilità e superficialità. L’istruzione parentale non è per tutti, non nell’immediato almeno, richiede un impegno e un cambiamento radicale all’interno delle famiglie di cui non tutti sono capaci o hanno le risorse. Avere figli in istruzione parentale significa farsi carico della loro formazione, anche se ci si avvale di insegnanti privati, non è togliere i ragazzi da un’istituzione per delegarli ad altri. È un lavoro in termini di impegno, tempo, fatica e richiede un cambio di prospettiva totale. L’istruzione parentale non è una fuga da qualcosa, ma il primo passo per costruire qualcosa di veramente nuovo. Non raccontiamoci che tutti gli adulti con figli sono in grado di farlo senza un adeguato sostegno, perché non è così e si possono fare grandi danni nonostante le migliori intenzioni. Tenuto conto che gli esami di idoneità sono molto impegnativi e spesso le commissioni sono tutt’altro che disponibili, a maggior ragione ora che sanno che tanti studenti escono dall’istituzione per le questioni sanitarie.

Da più voci esperte (nel senso più vero del termine) arrivano inviti a costituire scuole alternative e parallele, tra tutti Enzo Pennetta e Elisabetta Frezza voci lucide sul tema scuola. Progetti certamente da sostenere, considerato anche che il covid ha solo fatto esplodere il bubbone scuola, ma era purulento da decenni, e la costituzione di scuole alternative è l’occasione per ripensare l’istruzione oltre le competenze, le invalsi, la propaganda, la scuola che prepara al lavoro, i progetti su tutto tranne studiare seriamente le materie fondamentali, quelle che formano uomini pronti alla vita.

Ma qui dobbiamo porci una domanda più grande: se formiamo futuri uomini secondo canoni diversi dall’apprendimento facile, la competizione, la convenienza, l’evitamento dello scontro per principio anche quando sano e dialettico, la propaganda masticata e digerita, perché poi dovrebbero accettare di vivere in un mondo stupido, competitivo e materialistico, fluido, inseguendo carriere attraverso lavori inutili – non sono forse tutti contro l’uomo? – che premiano più l’apparenza che la sostanza?

Probabilmente non siamo capaci di comprendere che cambiare il modo di fare scuola significa cambiare la società, il lavoro, il modo di pensare; o forse proprio per questo facciamo finta di protestare un po’, ma poi ci adattiamo.

Intanto siamo qui, a giugno 2022. In piena stagione estiva. Molte restrizioni sono state sospese. La Sardegna registra presenze record, superiori addirittura al 2019, era pre-covid. Sembra una quasi normalità e quasi tutti vogliono godersela. Al terzo anno pandemico non abbiamo ancora imparato il gioco del contentino estivo per far sfogare il gregge e poi ricominciare a ottobre.

Non sappiamo come andranno a scuola i nostri figli a settembre. Non è dato saperlo. I virus “si possono risvegliare” e può ricominciare la giostra. Una strategia intelligente sarebbe quella di organizzare, prevedere, fare conti e soprattutto farsi un serio esame di coscienza, mentre c’è calma apparente, non piangere quando il dramma ci viene addosso.

Ma la resistenza italiana ha bisogno di un nemico da combattere per esistere. E quando il nemico si siede (o finge di sedersi) fa festa.

Un giorno si sveglieranno i nostri figli e si accorgeranno che i loro nemici siamo noi. Noi che parliamo tanto, ma alla fine il bavaglio per andare a scuola glielo mettiamo.

Perché a scuola si deve pur andare.

O forse infine vedremo il risveglio dei danneggiati da vaccino e scopriremo che chi si converte dopo un danno saprà fare molto di più di noi che “abbiamo capito tutto dall’inizio”. Perché quando un figlio te lo rovinano in modo evidente e permanente un genitore non ha più nulla da perdere, né più nulla da difendere se non chiedere giustizia.

Dobbiamo arrivare a questo? E allora che il Signore faccia presto.

Foto: Idee&Azione

14 giugno 2022