Sindacalisti: funzionari del potere

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di Redazione 

Riprendiamo questa testimonianza, pubblicata su ComeDoChisciotte, sull’esperienza di una lettrice circa i sindacati.

Spett. Redazione di ComeDonChisciotte.org,

prima di raccontare la mia storia, voglio specificare che è stata una breve esperienza, ma credo abbastanza utile per scrivere un articolo. Sono una giovane ragazza che ha deciso volontariamente di dedicare alcuni mesi al servizio civile, ignara, prima di iniziare, di cosa sarei andata a fare.

Le prime volte che ho frequentato il sindacato era un ambiente per me totalmente nuovo. Ne avevo sentito parlare qualche volta, i commenti erano stati perlopiù negativi, ma poiché in quel periodo ero a digiuno dalle problematiche che a tutt’oggi affliggono la nostra società, non partii con troppi pregiudizi verso questi nostri “rappresentati dei lavoratori”.

In verità, però, non è passato molto tempo prima di capire in quale realtà marcia mi trovassi.

I primi scricchiolii arrivarono un lunedì mattina, quando durante il corso di formazione, un’impiegata – che lavorava da circa un anno nell’organizzazione – emise sentenza verso di noi, i suoi nuovi colleghi pro tempore: “Ragazzi miei, se oggi siete qui è perché siete tutti dei raccomandati!

Questa affermazione fece scoppiare un boato di risate.. perché era vera!

Mesi prima, dopo aver fatto la domanda online per diventare un operatore volontario, fui selezionata attraverso un esame: la prassi prevede – come giusto che sia – che i vincitori vengano scelti in base ad una graduatoria di merito.

A quel tempo fui costretta a svolgere l’esame da casa perché c’erano le norme anti covid e il risultato arrivò via email: test superato.

Non voglio fare troppi giri di parole, sono sincera e ammetto che avevo anche io i miei agganci, quindi ero abbastanza sicura della promozione. D’altronde la possibilita’ di poter cogliere quella offerta di lavoro, mi entusiasmava molto perché così sarei riuscita a pagare le tasse universitarie.

Detto ciò, non immaginavo che, letteralmente, tutti i miei colleghi selezionati si trovassero lì grazie a conoscenze nell’ambiente.

Il servizio civile è ormai un’opportunità molto ambita: tantissimi giovani si candidano via via in tutta Italia per pochi mesi di “volontariato”. Come mai così tanta richiesta? Un ragazzo per avere una certezza economica deve elemosinare quei 400€ al mese? E per un solo anno?

La risposta probabilmente è si: il lavoro manca.

Forse per molti di voi sono stata fin troppo ingenua a non rendermi conto, fin dall’inizio, di come si fossero ormai ridotte le nostre istituzioni, ma fortunatamente la doccia fredda ha bagnato anche me e oggi posso definirmi un po’ più consapevole.

La diffidenza iniziò pian piano ad inasprirsi quando una mattina fece ingresso il segretario regionale, appioppandoci un sermone sull’importanza di farsi il vaccino; blaterando poi su quanto fosse da irresponsabili non prestarsi a questo trattamento sanitario per amore verso il prossimo.

Chiaramente questo aneddoto è stato il primo di una lunga serie, durante quei mesi molti sindacalisti non si sono fatti scrupolo di vessare psicologicamente chi ha “osato”, come me, scegliere diversamente.

Durante un corso su cosa significasse battersi per i diritti dei lavoratori (sic!) e sulle origini del sindacato, il relatore ebbe l’onore di raccontare questo orgoglio storico col volto quasi interamente coperto da una FFP2. Parlava con grande affanno affogando con sofferenza nella maschera. La cosa più raccapricciante fu quando chiese – prima dell’inizio – di alzare la mano a chi non si fosse ancora vaccinato: “Datevi una mossa!”. Non mancarono indagini sul perché, alcuni di noi, usciti ormai allo scoperto, avessero potuto fare quella scelta così scellerata.

Inoltre, per evidenziare la discriminazione permise ai vaccinati di sedersi vicini gli uni agli altri, mentre noi – gli untori – non solo dovevamo sedere lontano dalla sua scrivania, ma era importante che mantenessimo la distanza interpersonale.. non sia mai avessimo fatto scoppiare un focolaio!

Prima del 15 ottobre, il giorno di entrata in vigore del Green Pass anche sui luoghi di lavoro, diversi impiegati non ci davano tregua: “Ma ne vale davvero la pena fare un tampone ogni due giorni? Ricordatevi che dovrete spendere di tasca vostra

Ecco cosa sono diventati oggi i sindacalisti: dei funzionari del potere.

E soprattutto, poveri quei ragazzi che non hanno sopportato la loro pressione! Alla fine, sono stata l’unica – di trenta persone – che non ha ceduto alle loro provocazioni.

Il momento più spiacevole fu quando mi trasferirono nella nuova sede, il 6 ottobre 2021.

Poiché mi era stato detto che un certo M. era il sindacalista che mi avrebbe seguita fino al termine del servizio; la prima cosa che feci fu chiedere alla segretaria di accompagnarmi da questo signore per le presentazioni. Dopo essere entrata nel suo studio, mi fece accomodare e quasi subito mi chiese in tono perentorio: “Sei vaccinata?

Non ci potevo credere, era questa la cosa che più gli premeva sapere. Un uomo col dovere di tutelare i diritti del lavoratore stava abusando del suo ruolo, senza coscienza né vergogna.

No“, risposi seccamente. Il suo sguardo rimase fisso su di me, ebbi quasi l’impressione che cercasse di intimorirmi. Ricordate le etichette che ci addossarono perché non eravamo corsi all’hub per aiutare il prossimo? Dalla sua espressione incredula, immaginai che stesse pensando proprio questo. Provò addirittura a far leva sul mio possibile – secondo lui – senso di colpa nei riguardi dei miei genitori, persone anziane e quindi a rischio. “Non sono vaccinati, è una loro libera scelta”. Risposi così.

Il signor M. mi disse con aria di superiorità che non sarei potuta restare non avendo né il “vaccino” né il tampone. Quindi, se avevo ancora intenzione di lavorare avrei dovuto adempiere ad i miei obblighi.

Pura coercizione, una settimana prima dell’infame decreto! Un assoluto abuso di potere.

Ormai mi fu assolutamente chiaro che ero finita nella tana dei serpenti, non potevo fare nulla se non resistere. E così feci. Ricordo bene il sentimento che mi accompagnò durante tutta quella giornata: profondo disgusto.

Non ero stata così forte, così coraggiosa come avrei voluto, avrei dovuto chiamare i carabinieri ma, erroneamente, lasciai perdere. Non volli rischiare di trascinare il mio aggancio in questa storia, colui che mi aveva aiutata ad arrivare fin lì.

A questo punto fui riassegnata all’ufficio nella vecchia sede, i cui responsabili, a differenza del sig. M, non facevano pesare la mancata vaccinazione, non essendo ancora entrato in vigore l’obbligo del Green Pass. Dopo il 15 ottobre comunque fui rispedita nel settore governato da M. e ogni 48 ore ero costretta a farmi un tampone rapido.

Nei mesi successivi ebbi la possibilità di confrontarmi con molte persone che lavorano ancora adesso per il sindacato, una realtà che fino ad allora non avevo adeguatamente considerato: c’è molta ignoranza fra i dipendenti, parlo proprio della mancanza di cultura del lavoro; non capiscono praticamente nulla di politica e la cosa più incredibile, da ingranaggi del sistema quali sono, è che molti di loro sono addirittura insoddisfatti delle attuali condizioni del Paese.

Non parliamo certo dello stereotipo del sindacalista subdolo, crumiro e “arricchito”; sicuramente molti di loro percepiscono buone entrate senza troppo dedicarsi al lavoro, ma è anche vero, che come ho detto prima, parecchi soggetti sono delle teste di legno, degli ottimi esecutori.

Faceva davvero strano sentire i loro discorsi sconsolati: si chiedevano perché così tante famiglie si trovassero in difficoltà economiche, oppure perchè gli italiani mai riescano a ribellarsi a queste ingiustizie. Proprio loro! Che sono parte di un sistema rodato a vantaggio dei super ricchi. È stato aberrante osservare un’inettitudine così diffusa, proprio nel luogo che dovrebbe rappresentare il Lavoro, la coscienza politica e sociale; il saper organizzare la mobilitazione e la lotta per puntare a cambiare collettivamente lo status quo.

Capite perché questi storici sindacati sono ormai arrivati al capolinea?

Per come sono, non hanno più senso di esistere e molti dipendenti non sanno neanche cosa stanno facendo.

Proprio in quei mesi stavo sviluppando un maggior senso critico verso quell’ambiente così ostile grazie al mio attivismo politico iniziato ad ottobre 2021, quando conobbi il Coordinamento No Green Pass della mia città. Quante manifestazioni in quel periodo!

Ebbi inoltre la fortuna di incontrare il sindacato FISI, l’unico che oggi può definirsi tale e che si sta battendo davvero per i diritti di chi lavora.

Cercavo comunque di tenere nettamente separata la sfera politica da quella lavorativa.

Ormai il mio servizio civile era diventato muto, non chiacchieravo più con nessuno, ero troppo amareggiata. Decisi di non concedere opportunità a quelle persone, non ho voluto lasciare ricordi. Ho sbagliato? Forse si, ma una cosa è certa: credevano che, prima o poi, avrei ceduto al ricatto. Per loro è troppo comodo credere alla narrativa, altrimenti dovrebbero farsi un esame di coscienza e mettere in discussione tante cose, compreso il tipo di impiego che svolgono.

Più facevo attivita’ politica, più mi accorgevo della banalità dei loro discorsi. Ho capito che l’alienazione è la malattia del secolo. Non avere un senso critico su ciò che influenza le nostre esistenze è un atteggiamento diffusissimo.

Ripeto, nel sindacato se non sono inconsapevoli sono “ammanigliati”: da una parte chi dirige fa il gioco della politica e del governo, dall’altra il sindacalista burocrate che difficilmente lotterà per chi cerca buona e ben retribuita occupazione. Senza fare di tutta un’erba un fascio, ma per grandi linee le cose vanno così.

Febbraio 2022, lo scoppio della guerra in Ucraina, certo non migliorò le cose. Fino alla settimana prima gli impiegati discutevano ancora della pericolosità della Covid e dei casi positivi in crescita; oppure su quando convenisse fare la terza dose. Poi improvvisamente i loro argomenti cambiarono. Giorno dopo giorno il tema era sempre lo stesso: quanto fosse cattivo Putin.

E questi sono i signori che dovrebbero lottare per noi? Quelli che dovrebbero tutelarci? Quelli che dovrebbero fare a braccio di ferro con i datori quando vogliono sfruttarci o con i nostri governanti perchè fanno leggi contro il lavoro?

Era ormai regolare che a fine giornata il mio viso assumesse un’espressione simile all’urlo di Munch; costantemente martellata da discorsi qualunquisti. A rendere il tutto più drammatico ci pensavano i segretari generali con la loro arroganza e ipocrisia.

Vi ricordate la foto di Landini quasi abbracciato a Draghi? Il comunista che sorride al banchiere: una contraddizione così surreale che ad alcuni fece perfino ridere.

Voglio però terminare il mio racconto con una nota comica, vi stupirò dicendovi che, nonostante tutto, questi signori hanno fatto davvero qualcosa per noi: hanno manifestato. La loro voce è scesa addirittura in piazza!

Le proteste che mi sono rimaste particolarmente impresse sono due. Le altre preferisco non descriverle perché hanno solo rasentato il ridicolo.

La prima di queste fu un corteo in ricordo delle vittime innocenti delle mafie in cui presenziarono un centinaio di ragazzini di 14-15 anni. Erano tantissimi, la fila era lunga un chilometro. “Un successone“, dissero.

Il paradosso, però, è che i giovani manifestanti erano ben contenti di saltare le lezioni per un giorno, invitati alla mobilitazione dagli stessi sindacati. Il gruppo dei rappresentanti e dei manifestanti di CGIL, CISL e UIL si trovavano in corteo assieme agli studenti, ma da lontano scomparivano del tutto: erano davvero pochi.. che figura!

E quando i sindacati si riunirono per protestare contro il carovita? Altra giornata imbarazzante.

Il luogo dell’appuntamento era sotto la prefettura e la protesta consisteva nello sbattere dei cucchiai su delle pentole vuote.

Gli stessi che avevano approvato le sanzioni contro la Russia ed il rifornimento di armi all’Ucraina, promovevano, per scopi puramente mediatici, un incontro marketing a portata di telecamera. Era disgustoso – pensai – che stessero tirando acqua al loro mulino facendo leva sulla paura dei cittadini. Inoltre, tutte le loro mobilitazioni contro la guerra hanno solo veicolato quello che la narrativa dominante impone. Noi studenti del servizio civile ci sentivamo fuori contesto e infatti ci distaccammo per marcare il nostro disappunto.

In piazza c’erano anche diverse televisioni e giornali (tra questi Fanpage); la cosa più sorprendente, però, fu che la leader della protesta alla fine venne accolta dal prefetto! Le venne proprio concesso di salire per esporgli le ragioni della piazza.

Quando lo hanno fatto i No Green Pass la risposta e’ sempre stata la stessa: un muro di poliziotti davanti l’ingresso della prefettura. La stessa sorte valse per gli Studenti No Green Pass.

E questo sarebbe un Paese democratico? Un Paese che può vantare la partecipazione del popolo? Un Paese che non fa discriminazioni? Siamo una democrazia alla deriva.

Alla fine del mio servizio civile, nonostante i momenti di amarezza e di sconforto, ho capito che non tutti i mali vengono per nuocere. Questo lavoro mi è servito anche per crescere, e sono arrivata alla conclusione che la vita è una continua esperienza.

Anche un ambiente così subdolo è stato in grado di lasciarmi qualcosa di buono: la sicurezza.

Nelle proteste, quelle organizzate spontaneamente dai cittadini, comprendevo le frustrazioni dei lavoratori e riuscivo ad avere un quadro molto più lucido del triste contesto in cui viviamo.

Siamo passati dal diritto al lavoro al diritto allo sfruttamento, grazie soprattutto alle continue riforme che, dagli anni ’90 ad oggi, non hanno mai smesso di depauperare il lavoratore sia in termini di diritti che di salario.

La disoccupazione è alla mercè delle multinazionali; di fatto, non esiste più una rappresentanza sindacale reale ma, al contrario, le maggiori organizzazioni in essere sono i cani da guardia più fedeli di un sistema economico e sociale basato sullo sfruttamento e che tende sempre più al pieno controllo sociale.

Oggi “i rappresentanti di chi lavora” scendono in piazza per un cessate il fuoco, visto il rischio di escalation bellica su scala mondiale, ben venga! Ma non dimentico ciò che ho visto, soprattutto perché non mi fido delle loro proteste.

L’ultimo giorno “da sindacalista” ho salutato i colleghi e le colleghe senza rancori, con cortesia, educazione e rispetto, augurando a tutti buona fortuna.

Uscita dalla sede ho sentito un inconfondibile profumo di libertà, misto a maturità. L’unica cosa che ho augurato a me stessa è di trovare la felicità in un mondo migliore da quello che conosco.

Il mio racconto finisce qui. Spero che questo articolo, se pur molto semplice, sia riuscito a trasmettere le emozioni che una giovane ragazza ha provato in questi lunghissimi mesi di ingiustizie.

                                                                                                                              Simona (*) – 13.10.2022

NOTE

(*)=Simona è un nome di fantasia: l’autrice preferisce mantenere l’anonimato.

Pubblicato in partnership su ComeDonChisciotte 

Foto: Idee&Azione

22 ottobre 2022

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