Siria: racconto dell’anno 2021

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di Luciano Lago

Analisi degli avvenimenti

Avviati dal 2013, in piena guerra, i raid israeliani contro la Siria nel 2021 hanno registrato un’impennata quantitativa e qualitativa rispetto agli anni precedenti.

Sono stati registrati 29 raid aerei all’interno del territorio siriano (contro le province di Homs, Aleppo, Damasco e il sud di Quneitra e Souweida).

Sono state risparmiate le aree occupate dagli americani, in collaborazione con le milizie curde delle Forze democratiche siriane, così come la provincia di Idlib, occupata dalle milizie takfiriste siriane e da altre milizie, tutte sponsorizzate dalla Turchia. Anche l’aeroporto di Damasco è stato risparmiato dagli attacchi israeliani, che hanno preferito l’aeroporto T4 nella provincia di Homs, perché gli iraniani avrebbero stabilito lì il loro quartier generale.

Ci sono stati anche 17 raid contro le aree confinanti con l’Iraq.

E dal Golan siriano occupato, l’esercito israeliano ha scrutato ogni attività dalla parte siriana con grande sensibilità, bombardando le postazioni militari dozzine di volte al minimo sospetto. Sono stati ordinati assassinii. E sono stati distribuiti volantini alla popolazione.

Obiettivi israeliani

Secondo il Jerusalem Post, la strategia di Israele in Siria può essere riassunta in quattro obiettivi:

Abortire i tentativi di trasferire armi iraniane a Hezbollah attraverso la Siria.

Mettere in sicurezza l’area della Siria meridionale al confine con le alture del Golan occupate e impedire a Hezbollah di installare le sue capacità militari.

Impedire al regime siriano di Bashar al-Assad di sviluppare armamenti non tradizionali.

Ostacolare i tentativi di trasformare la Siria in un’area di influenza militare filo-iraniana.

Il porto di Latakia e i sauditi

Una novità nel campo geografico dei raid israeliani, però, si è distinta da tutte le altre. Durante l’ultimo mese di dicembre, il porto di Latakia è stato preso di mira due volte, a 10 giorni di distanza. Il pretesto addottato anche lì è la presenza di armi nei container.

Riguardo a questi attacchi si percepisce un collegamento con l’Arabia Saudita.

Citando fonti siriane informate, al-Akhbar riferisce che Riyadh si era lamentato con Damasco che questo porto è utilizzato per trasportare armi all’organizzazione Ansarullah in Yemen. Cosa che Damasco ha negato con virulenza, tanto più che i sauditi non hanno fornito prove a sostegno delle loro accuse.

Ma i siriani non si lasciano ingannare. Conoscendo perfettamente il modus operandi dei politici sauditi nei loro rapporti con gli altri Paesi, sanno benissimo che le lamentele avanzate contro gli interessi disprezzati sauditi nascondono dietro di loro i diktat che vogliono imporre.

I dubbi siriani sulla fondatezza delle accuse saudite sono avvalorati dal messaggio che i sauditi hanno inviato loro tempo prima.

Ricordando che “l’Arabia Saudita ha interrotto ogni forma di sostegno all’opposizione politica e armata siriana dall’estate del 2018”, incolpano i siriani di non aver posto fine ai loro legami con l’Iran e Hezbollah che è contro il contesto (ufficiale arabo) che sostiene il trattamento con i siriani attraverso il meccanismo degli approcci bilaterali”.

Il rifiuto siriano di tale contrattazione a scapito dei suoi legami con i suoi alleati gli è valso aspre critiche da parte dell’ambasciatore saudita alle Nazioni Unite. Ha descritto per due settimane il presidente siriano “che vanta, appollaiato su una piramide di teschi di persone innocenti, di una vittoria grandiosa”.

La contrattazione della Lega Araba

Da allora, gli appelli di alcuni Paesi arabi per un ritorno della Siria alla Lega Araba, di cui si è spesso discusso quest’anno, sono rimasti muti. Soprattutto da chi gira nell’orbita saudita: Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Questi ultimi hanno fatto notizia inviando a Damasco il loro ministro degli Esteri. Un primo atto dopo la guerra. Ma senza grandi cambiamenti nelle politiche. Se non fosse che gli Emirati sarebbero stati i messaggeri dei diktat sauditi, conditio sine qua non per un ritorno alla Lega Araba. Durante questa fase i raid israeliani avevano conosciuto una certa tregua prima di riprendere nuovamente.

Silenzio russo

Tuttavia, la cosa più ovvia in queste aggressioni israeliane è senza dubbio la mancanza di reazione russa. Ciò che secondo il quotidiano libanese Al-Akhbar, non ha mancato di lasciare una certa amarezza tra i siriani, così come tra i cittadini e le élite come nei ranghi degli alti ufficiali dell’esercito siriano.

Questi ultimi sospettano sempre più “un lassismo accertato, se non una tacita autorizzazione” da parte dei russi, che permetta agli israeliani di osare di colpire impunemente nel cuore di un’area che si suppone sia sotto il loro protettorato, nel porto di Latakia situato meno di 15 km dalla base aerea russa di Hmeimim, lo rileva infatti una fonte militare siriana di alto rango per al-Akhbar. Il che rimarca con stupore lo stesso silenzio russo quando gli aerei israeliani hanno approfittato della presenza di un aereo da trasporto russo nello spazio aereo per compiere la loro offensiva. Un silenzio che non può essere sanato dalle dichiarazioni russe che accusano l’ingerenza americana maligna che nulla impedisce.

Basi americane… senza attrito

I raid israeliani non possono essere percepiti senza l’istituzione di basi americane nel nord-est della Siria. Nel 2021, sono stati salvati da ulteriori forze inviate da coloro che si sono ritirati dall’Iraq. Il numero delle truppe sarebbe ufficialmente di circa 1000. Il tutto unito ad un rafforzamento della collaborazione con le SDF curde a cui l’amministrazione Biden ha stanziato circa 177 milioni di dollari. A parte le entrate che ottengono dal saccheggio del petrolio siriano, incanalato anche attraverso il Kurdistan iracheno. Ostacolare ogni compromesso con Damasco, che non ha ancora detto l’ultima parola, accontentandosi di condannare un’occupazione americana illegittima. Tuttavia, non ha ampliato la sua portata. E gli incontri con l’esercito siriano si fanno senza attriti

La pressione massima

Nel frattempo, in mancanza di una vittoria militare contro la potenza siriana, gli americani continuano i tentativi di farla rovesciare con altri mezzi: il Caesar Act decretato dalla precedente amministrazione di Donald Trump, che sancisce ogni rapporto economico con la potenza siriana resta in forza. Condannandolo all’isolamento. Tutti gli sforzi verso una soluzione politica con l’opposizione siriana, propugnati nell’ambito dei negoziati di Astana, restano infruttuosi di fronte a un’opposizione cui si promette un’impossibile resurrezione. La Turchia, che continua il suo doppio gioco al servizio della politica americana pur essendo parte del processo di Astana con Russia e Iran, non sembra estranea a questa manovra di opposizione, tanto più che è installata nella provincia Idlib che controlla e su cui Ankara si esercita,

Neutralizzare mezzi forti

Nonostante i raid israeliani, i cui continui progressi ne illustrano i limiti e la presenza di basi americane, insieme a sanzioni economiche e manovre politiche, le equazioni sul terreno restano immutate. Come se l’effetto di questi mezzi forti sembrasse neutralizzato. Isolata dalla maggior parte dei paesi arabi, i suoi legami con l’Iran sono solo rafforzati. Le autorità siriane stanno portando avanti le loro scelte regionali come membro pilastro dell’Asse della Resistenza.

Evidenza da non sottovalutare: i raid israeliani di quest’anno hanno evitato di causare vittime tra i combattenti di Hezbollah. Aveva promesso di vendicarli dal Libano. è vero che Israele osserva questo equilibrio di deterrenza che gli è stato imposto.

Il Caesar Act è stato violato dagli stessi americani che hanno permesso alla Siria di diventare la porta del Libano per il gas egiziano e l’elettricità giordana. Con l’obiettivo ultimo di impedire il flusso di petrolio iraniano, anche su iniziativa di Hezbollah. Da allora il petrolio iraniano è passato al Libano attraversando la Siria!

Senza poterlo indebolire, a rischio di provocare un’esplosione, gli israeliani e gli americani stanno facendo di tutto per impedire all’Asse della Resistenza di agire. Questo è senza dubbio il loro tallone d’Achille.

Foto: Controinformazione.info

2 gennaio 2022