Sogno una Storia senza informazione

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di Lorenzo Centini

L’ossessione tutta anglosassone per risolvere i conflitti e le frizioni storiche in punta o di controversia legale o di inchiesta giornalistica parte dall’assunto, errato, che se un Dio ci rivelasse sul Sinai ogni informazione possibile circa una guerra, con una certezza soprannaturale, non potremmo che convenire tutti alla solita conclusione.

Ma le cose non stanno mai così. Non è importante, anche se a dirlo è tragico, chi in una Guerra Civile commetta più morti, o dove una tal situazione bellica cominci. Non è possibile stabilire NE’ una soglia etico-morale per la quale la realtà si trascolora e smette di aver senso di per se’, ne’ un punto sulla linea del tempo dove collocare l’inizio dei fatti.

Questo perchè viviamo tragicamente su linee temporali e personali diverse.

Ciò che io compio, se lo compio dopo opportuna riflessione, l’ho compiuto perchè l’ho considerato accettabile in riferimento ad uno scopo. Tal fatto quindi per me non ha valore etico, giacchè esso si nasconde dietro al mio scopio/necessità/bisogno/desiderio. Esso è già secondario nel momento in cui lo compio.

Viceversa, l’altro se non condivide il fatto primario (il mio scopo/neceessità/bisogno/desiderio) ogni fatto sarà a caratura etica. E non potrà essere “infilato” dentro nessun piano più grande: sarà sempre davanti, come una minaccia e un’accusa morale. Contrapposto, propriamente. Per lo stesso motivo lo stesso fatto è inaccettabile se visto come mezzo per un fine non condiviso ma pienamente comprensibile se lo è il fine.

Questo ha un corollario: nessuna strage cambierà mai la natura di una guerra, di un processo storico, del piano di una elitè politica. Non esiste prezzo di sangue che cambi la forma delle montagne o il ritmo di sviluppo di un processo industriale.

Non è perchè gli americani hanno raso al suolo matrimoni o usato l’uranio sui bimbi iracheni che siamo antiatlantisti. Lo saremmo anche se gli americani effettivamente avessero rovesciato i governi a loro opposti con il bulino. Lo siamo e ci indignamo perchè rigettiamo il loro progetto che intravediamo dietro questi atti. La loro efferatezza è come la grana di una pellicola: non serve a parlarmi della trama.

Lo stesso dicasi per il piano temporale. Watzlawick, in “Pragmatica della comunicazione umana” sosteneva una grandissima verità: non si può non comunicare. Non esiste una situazione in cui io non stia comunicando qualcosa ad un mio simile. Perfino il mio silenzio è per lui una informazione. Perfino la mia assenza.

Questo vale per gli individui, figuriamoci per le potenze. Non esiste un punto dove collocare il dito e dire: di qui si parte. Lo facciamo nei tribunali, ma chi pratica il Foro lo sa, è spesso una convenzione, e in molte sentenze fanno capolino formule enigmatiche che riconoscono come bisognerebbe aver un film del rapporto di due persone fin dall’asilo nido per capire perchè poi uno abbia deciso di sparargli per quel muretto storto. Ad essere proprio precisi e un po’ sofisti al mondo non esistono veri innocenti e veri colpevoli, se non in un determinato lasso di tempo; per spiegare la situazione russop-ucraina gioverebbe studiare l’economia dei Medi sotto Ciro e così via.

L’ansia dello scoop, la ricerca spasmodica di questo o quella strage per aggiungere elementi probatori è l’ansia di risolvere questioni che non si risolvono. Miseria dell’arbitrato: la Storia esiste, come la fotosintesi, non ha bisogno di validazioni.

Esiste il piano di ciò che succede e il piano di ciò che noi ci aspettiamo debba succedere. Esiste il piano in cui le cose accadono e il piano in cui noi pensiamo di avere il diritto che le cose accadano solo come noi desideriamo che accadano.

Putin è colpevole o innocente non nella Storia, ma nella “nostra” valutazione. La NATO è colpevole e innocente agli occhi dei nostri cervelli, non della Storia. Tremila bombardamenti di Belgrado al giorno non cambiano la nostra razionale acquisizione che l’espansione della democrazia sia giusta.

Cento invasioni ucraine al decennio non spostano di un millimetro l’opinione liberale che Putin era uno schifo e un criminale: loro avevano già deciso la sua colpevolezza, l’insensatezza della cività russo-putiniana, avevano solo occultato la sentenza.

Quando sbraitate, poverini, sulla complessità, non state solo disarmando voi stessi nei confronti del reale. State eliminando questo piano di riflessione. Non sono gli “Eventi” che definiscono il nostro metro valutativo circa la Storia, non lo sono mai stati integralmente. Quando sbraitate sulla complessità vi impedite di accedere a questo piano, nei quali le reazioni della Storia esistono di per se’ e noi costruiamo le nostre opinioni non su ciò che accade ma ben su ciò che nella nostra testa dovrebbe accadere.

In fondo per purificarci da questo Sabba di confusione ci vorrebbe una “Storia senza informazioni”. Come osservare un habitat in natura senza partire dall’interrelazione ad ogni minuto dei diversi comportamenti, talvolta casuali, di miliardi di organismi. Ci vorrebbe una osservazione di un habitat naturale partendo dall’osservazione dei comportamenti costanti: la fotosintesi delle piante, il ciclo di creazione dell’humus, il ciclo riproduttivo dei mammiferi e le scelte sociali degli insetti. Guardare alla storia come si guarda ad un habitat, non a partire dal contingente ma a partire dal costante.

Emile Durkheim voleva una “Storia senza nomi”. Ci serve invece una “Storia senza informazioni”.

Foto: Idee&Azione

21 marzo 2022