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Solo i portatori di luce possono entrare nei luoghi più oscuri

di Lorenzo Maria Pacini

C’è la convinzione diffusa che la battaglia in cui ci troviamo sia un’angoscia interminabile, un male non meritato che sembra peggiorare senza mai finire, e molti fanno di tutto per tentare di sfuggire alla sofferenza in cui siamo immersi. Il fatto è che questa sofferenza ci serve: è una porta di accesso al nostro vero Sé, apre un varco nella nostra coscienza e ci costringe a conoscerci in maniera più autentica e radicale; ci mette davanti i nostri valori e il nostro modo di vivere, dovendo ponderare se le due cose sono coerenti fra loro; ci impone di fare scelte, difficili, coraggiose, eroiche. Il dolore è un prediletto strumento di risveglio, ci fa penetrare anche lì dove non siamo mai stati

Chi riesce ad accettare con tutto il cuore l’oscurità, scopre che è da lì che proviene la luce. Per farlo, bisogna calarsi dentro di sé accettando quell’oscurità, quella sofferenza, quel dolore. Dobbiamo imparare ad abbracciare il buio che ci fa paura. È allora che sopravviene la luce, la quale non viene da uno spazio di non-accettazione, ma solo di profonda resa. Spendiamo un sacco di energie, di tempo e di risorse in ipotetiche soluzioni al nostro disagio, facciamo corsi, ci formiamo sulle cose spirituali, giuridiche, mediche, politiche, filosofiche, cambiamo stile di vita, alimentazione, sport, frequentazioni, ma dimentichiamo che il primo essenziale e necessario cambiamento lo dobbiamo compiere verso noi stessi, imparando ad accettarci. Lasciare andare la resistenza che opponiamo, accogliere, abbracciare. Ci hanno privati degli abbracci perché sanno quanto siano potenti strumenti di guarigione e liberazione. Più accogli il buio, incondizionatamente, più luce vi sarà.

Si stanno aprendo sempre più varchi, prima di tutto interiori. La verità si dirama con maggior forza. Tutti, volenti o nolenti, stiamo percependo un cambiamento non solo negli eventi sociali, ma in particolare dentro di noi. Questa cosiddetta pandemia ci ha costretti a far un lavoro interiore che rimandavamo con troppa negligenza, per poi magari lamentarci di come la vita non andasse come speravamo. Ci stiamo rendendo conto che la nostra felicità e realizzazione non è qualcosa di delegabile ad altri, siano essi politici, medici, avvocati, capi religiosi, bensì è un cammino interiore individuale, senza il quale la collettività non cambierà mai.

I prossimi mesi saranno infuocati, perché il fuoco ci purifica. Un fuoco che dobbiamo accendere in noi per accendere tanti altri fuochi, ed incendiare il mondo. Disse Gesù il Cristo (Lc 12, 49) «Sono venuto a portare fuoco sulla terra, e come vorrei fosse già acceso!». Accendiamo in noi questo fuoco, lasciamoci trasformare, lasciamo che dalla sofferenza sgorghi nuova vita. Solo i portatori di luce possono entrare nei luoghi più oscuri, ed in un mondo di tenebra dobbiamo splendere più che mai.

Foto: Alberto Ferrarini

29 gennaio 2022