Storiografia dell’Africa Imperiale

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di Sâa François Farafín Sandouno

L’Africa è un grande polo civilizzazionale dall’immensa storia. Una storia che è stata volontariamente obliterata nei secoli, da chi sapeva che la conoscenza del proprio patrimonio storico implica la capacità di padroneggiare la geopolitica nel presente, proiettata verso il futuro. Questo articolo sarà consacrato all’approfondimento dei grandi Imperi civilizzazionali emersi nei secoli in Africa. 

È bene sempre precisare che la storia africana non inizia con i cosiddetti ”Imperi medievali” o con la Grande Civiltà Wagadu. Anche se in questo articolo ci contreremo sull’Africa subsahariana, particolarmente, non si può ignorare che la civiltà kemetico-nubiana è la matrice dei Popoli Negro-Africana. Kemet (nome autoctono dell’Egitto) significava ”terra nera” in medu neter (la lingua più anziana del continente africano). Nonostante la sua posizione geografica, si è voluto volontaramiente gommare il fatto che esso è parte integrante della cultura africana con il resto del continente.

Il celebre antropologo, storico, uomo politico senegalese e panafricanista, Cheikh Anta Diop, alla pagina 27 della sua opera ”Nations Nègres et Culture” scrive: «Mentre l’Indo-Europeo può riscoprire il corso della sua storia fino all’antichità greco-latina e la matrice eurasiatica, l’Africano che, attraverso le opere occidentali, prova a riscoprire il suo passato storico fermandosi alla fondazione dell’Impero del Ghana. (…) Che facevano i suoi antenati sul continente dall’era della Preistoria? Com’è possibile che abbiano aspettato tanto per uscire dall’ombra con un’organizzazione sociale perfezionata?». 

Cheikh Anta Diop (e altri intellettuali africani / afro-discendenti come Théophile Obenga, Nioussere Kalala Omotunde, Coovi Gomez che hanno continuato il suo lavoro di ricerca) ha dimostrato nelle sue opere che linguisticamente, culturalmente, spiritualmente, il resto dell’Africa è legato a Kemet.

 

Civiltà Wagadu (750-1204)

Wagadu, nome autoctono, lo si chiama impropriamente ”Ghana” nella storiografia occidentale ed araba, in riferimento al Sovrano del Regno. Era situato tra il Senegal e il Niger, alle sorgenti dell’oro, e governato dal clan Cissé Tounkara finì per dominare tutti i Soninké, popolo di contadini.

Il Rre basava il suo potere sul culto di Wagadu-Bida, il dio serpente. Portava il titolo di “Kaya-Magan” o “Re d’oro”. I problemi di successione erano inesistenti perché la tradizione poneva automaticamente sul trono il figlio maggiore della sorella maggiore del Re. Il sovrano di Wagadu accolse i mercanti musulmani giunti nel IX secolo. Permise loro di stabilirsi vicino alla sua capitale, Koumbi Saleh, per scambiare i loro prodotti con oro, ma sotto stretta sorveglianza, perché manteneva il segreto sull’origine di questo prezioso materiale. Il Wagadu alla fine dominò la valle del Senegal e la maggior parte del delta del Niger interno. È all’interno di questo Impero molto decentralizzato che sarebbero apparse le prime caste di mercanti e artigiani. Dalla sua capitale, l’Imperatore governa un Impero diviso in province e regni con un esercito di 200.000 uomini. Governatori, Re, ministri lo aiutano a governare il suo popolo composto da tre ceti sociali: nobili (commercianti, contadini, aristocratici), uomini di casta tradizionale [artigiani, griot (1)] e prigionieri.

L’Impero si basava su un’economia molto sviluppata: l’agricoltura prospera al sud, l’allevamento al nord; il commercio, in particolare attraverso il Sahara, è fiorente (oro, pelli, cereali); le miniere d’oro e di ferro si rivelavano inesauribili e i trasporti si sviluppavano.

L’opulenza di questo Impero molto conservatore sul piano spirituale attira l’avidità dei suoi vicini musulmani. Dal 1042, i berberi convertiti all’Islam, gli Almoravidi, intrapresero la conquista di Wagadu. Lentamente, Wagadu si era molto indebolito e iniziò il suo lento declino con il progressivo smembramento.

Le popolazioni dell’Impero ostili all’Islam, imposto con la forza, emigrarono verso il Sud o l’Oriente. La nazione è spopolata ei suoi eserciti sono quindi meno potenti. Alcuni degli stati vassalli ne approfittano per svilupparsi. Uno di loro, il Sosso del sovrano Sumanguru Kante, che conquistò persino Wagadu all’alba del XIII secolo.

 

Sundiata Keita e la Battaglia di Kirina

Conosciuto come il fondatore di uno dei più grandi imperi nella storia dell’Africa: Il Manden Kurufa (più conosciuto con il nome Impero del Mali). Sundiata Keita, nacque intorno al 1190 a Niani (l’attuale Guinea) e morì nel 1255.

Sua madre, Sogolon Koné, è la seconda moglie di Makan Kegni Konate. Originaria della terra di Do, è soprannominata la “donna bufalo” per via della sua bruttezza. È dal nome di battesimo di sua madre che il futuro imperatore verrà chiamato ”Djata”. I Mandingo hanno la pratica di avere il proprio nome preceduto da quello della madre. Il nome di Djata, che significa “leone”, unito a Sogolon avrebbe dato Sogolon Djata e in seguito Sundiata. Djata nacque con un handicap a entrambe le gambe e Sogolon ha subito scherno e da Sassouma Bérété, la prima moglie di Makan Kegni, che sperava di vedere suo figlio,  Dankaran Toumani Touré, salire  al trono del Manden alla morte del marito. Un giorno Sundiata riesce miracolosamente a superare il suo handicap e secondo la tradizione orale sollevò un grande baobab.

Spinto dalla madre Sassouma Bérété, Dankaran Toumani Touré decise presto di cacciare Sundiata e la sua famiglia dal Manden. Mentre Sundiata era in esilio, il re tiranno Sumanguru Kante devastò il Manden e si impadronì di altre regioni, compreso l’ex Impero Wagadu. Dankaran Toumani deve a sua volta fuggire a sud verso il paese dei Kissi a Kissidougou, lasciando il Manden sotto il giogo di Sosso. Comincia così ad organizzarsi fuori dal Manden una grande resistenza a capo della quale emergerà Sundiata. Era il 1235. Si svolge la Battaglia di Kirina dove Sundiata Keita con un esercito ben coordinato e strutturato vinse sul Re Sosso Sumanguru Kante. Questo portò definitivamente alla fine dell’egemonia del Regno Sosso che si smembrò e Sundiata Keita era destinato a prendere il controllo della situazione.

 

La fondazione di Manden Kurufa

Dopo la Battaglia di Kirina, Sundiata Keita divenne ”Mansa” (che significa Imperatore o Re dei Re) e fondò il Manden Kurufa (la Federazione Manden), che sarà conosciuta come l’Impero Manden o Impero del Mali. Il Manden Kurufa comprendeva l’integrazione dei seguenti territori attuali: Mali, Guinea, Senegal, Gambia, Niger, Mauritania, Guinea Bissau e parte della Costa d’avorio. All’indomani della fondazione dell’Impero, per assicurare l’ordine, la pace, la giustizia, Soundiata Keita convocò un’assemblea dove proclamò assieme alla presenza di tutte le caste, la ”Carta Kouroukan Fouga” (riconosciuta come Carta Manden, solo nel 2009 all’UNESCO come patrimonio storico dell’Umanità). Fu una delle prime carte dei diritti umani con vocazione costituzionale, trasmessa oralmente per secoli dalla casta aristocratica dei griot. Fu trascritta negli anni’60. Era composta da 44 articoli, in cui si affermava la difesa della Patria, il principio di collettività, il diritto alla vita, alla libertà e all’uguaglianza, l’inclusione della donna tradizionale in tutti i ranghi governativi e il risarcimento in caso di offesa a questi principi. Denunciava formalmente la schiavitù e la discriminazione. Fino al declino dell’Impero, la carta funzionò correttamente e fu applicata in tutto il Manden.

Sundiata Keita morì annegato nel 1255 nel fiume Sankarini, e il Manden continuò prosperare fino a fine 1500. 

I successori di Sundiata Keita estesero il loro Impero e costituirono un vero e proprio blocco federale, cui influenza si estese dall’Atlantico al Lago Ciad. Gli Imperatori si convertirono all’Islam e rafforzano la presenza di caste, dominate da guerrieri, creando una struttura sociale ancora oggi molto presente.

L’impero del Mali si disgregò nel 1500 sotto la pressione del Regno di Gao e la rivolta delle province.

 

Kankou Musa

Diversi Imperatori del Mali si sono recati in pellegrinaggio alla Mecca e hanno favorito il commercio tra il Subsahara e il mondo arabo-musulmano. Tra questi vi è il Mansa Kankou Musa Keita, che salì al trono nel 1313, dopo che il suo predecessore fratello Aboubakr II effettuò un viaggio verso le Americhe. Nel 1324, l’Imperatore Mansa Musa raggiunse la Mecca. Portava regali e la maggior parte dell’oro conservato per generazioni. Durante la sua permanenza al Cairo, i Mandingo distribuirono l’elemosina come ogni buon pellegrino e la spesero generosamente al punto da generare un’inflazione per anni.

Sotto il suo trono il commercio transahariano decolla in modo spettacolare: dal nord arrivano sale, stoffe, incenso, libri. Dal sud provengono spezie, rame, oro e avorio. I paesi costieri forniscono miele, cola ed olio di palma. Come valuta vengono utilizzate oro, rame, lingotti di ferro o strisce di cotone. Si costruirono edifici sontuosi come moschee, la grande università di Timbuktu, Djenné e Gao o il palazzo reale di Niani. Secondo Celebrity Net Worth, il Mansa Musa è stato ed è l’uomo più ricco della storia, al punto che la sua ricchezza è inquantificabile.

 

Kongo Dia Ntotila

Il Kongo Dia Ntotila (chiamato anche Impero Kongo) è stato un altro grande spazio civilizzazionale che univa i due Congo odierni e l’Angola. Prospera nel 1300 (cadrà definitivamente solo nel 1900 con il colonialismo) grazie a Ntinu Wene, un uomo dal pugno di ferro.

Ha avuto contatti con il Portogallo dal 1400, e fu durante la ricerca di un passaggio per entrare nell’Oceano Indiano che i portoghesi lo scoprirono. I primi rapporti diedero luogo a scambi di ambasciatori tra Lisbona e Mbanza-Kongo, la capitale dell’Impero.

Dei giovani Kongo partirono addirittura per studiare in Europa e, nel 1513, uno dei figli del re dell’epoca tenne un discorso in latino al papa. Ma a causa della distanza, le comunicazioni tra i due continenti sono rimaste rare. E i rappresentanti del Portogallo, i commercianti e gli avventurieri, finirono per prendere tutti i poteri. Hanno vegliato sul regno dall’isola al largo di Sao Tomé, che fungeva da baricentro degli schiavi. Sotto la pressione dei portoghesi, Kongo alla fine divenne un vassallo del Portogallo. Fu persino obbligato a consegnare schiavi, catturati nei paesi vicini. Era l’epoca in cui l’Europa aveva fortemente bisogno di manodopera. Ma nel 1665, quando i portoghesi lo costrinsero a consegnare schiavi kongo e rivelare l’ubicazione delle sue miniere, il sovrano del Kongo, Antonio I, all’epoca rifiutò. Il suo esercito fu sconfitto e la sua testa riportata in Portogallo. L’Impero ”prosperò” nel caos e nel disordine.

Kimpa Vita è stata una giovane profetessa kongo, che tentò di riunificare Kongo Dia Ntotila, attraverso l’unione delle religioni tradizionali e il cristianesimo, dando così vita ad un movimento politico-religioso sincretico conosciuto come antonianesimo. Secondo Kimpa Vita, la Madonna era nera, Cristo era nero e la vera Terra in cui nacque in realtà era Mbanza- Kongo. Per lei, il cristianesimo romano fu un mezzo che servì a lobotomizzare la mentalità kongo e distruggere progressivamente Kongo. Iniziò così a fare predicazioni tra il popolo. Kimpa Vita mescolava elementi del cristianesimo con pratiche religiose africane. Si presentò come la reincarnazione di Sant’Antonio di Padova, da cui deriva il nome ”antonianesimo”. Sperava di riportare la pace e la grandezza di Kongo, servendosi di elementi sincretici tra il cristianesimo e il tradizionalismo kongo.  Nel 1706 fu bruciata come eretica sotto Pedro IV del Kongo, con il suggerimento dei missionari portoghesi che non videro Kimpa Vita di buon occhio.

Delle credenze locali suggeriscono che Simon Kimbangu, altro profeta kongo nel 1900, capo spirituale, predicatore, fondatore della Chiesa Kimbanguista che profetizzò la liberazione dei neri e la fine dell’egemonia bianca, fu la reincarnazione di Kimpa Vita e il kimbanguismo il continuum dell’antonianesimo.

 

L’Abissinia

Il ripido altopiano dell’Etiopia centrale permise a un susseguirsi di Regni cristiani resistenti per secoli alle invasioni che sconvolsero il Corno d’Africa. La storia di questa regione, conosciuta nell’antico Egitto come la “Terra di Punt”, è stata costellata da colpi di stato, omicidi e intrighi di palazzo.

 

Il regno di Axum

I primi abitanti dell’Etiopia furono imparentati con le popolazioni della Nubia. Nel I millennio a.C, gli emigranti dallo Yemen si stabilirono tra le sponde del Mar Rosso e il Lago Tana. Una delle loro tribù, gli Habasha, diede il nome all’Abissinia e alla fine prevalse il regno di Axum. Era la più grande potenza della regione quando il suo re, Ezana si convertì al cristianesimo. Gli Axumiti dominarono il Mar Rosso e fecero spedizioni in Arabia. Avevano rapporti fruttuosi con l’Estremo Oriente. 

Nel 1504 il regno di Aloa, penultimo dei regni cristiani di Nubia, dovette cedere alle pressioni musulmane. Solo l’Abissinia resistette, rifugiandosi nella sua tana montuosa. Ma le truppe d’invasione comandate dall’Imam Gragne e rinforzate dall’arrivo dei Turchi nel Mar Rosso devastarono la regione. L’imperatore Claudius chiese quindi aiuto ai portoghesi le cui caravelle erano appena entrate nell’Oceano Indiano. Al termine dei combattimenti, le truppe dell’Imam Grange dovettero lasciare il territorio ei portoghesi si stabilirono in Abissinia.

 

Fasilida

Nel 1632, il clero copto incitò la popolazione abissina, costringendo il Negus (re) Sousneyos ad abdicare ed espellere i gesuiti portoghesi. Suo figlio Fasilidas (1632-1667) si fece costruire una capitale a Gondar, a nord del lago Tana. Da abile diplomatico instaurò rapporti con i Turchi, divenuti padroni del Mediterraneo, e con il grande Mogol, la cui autorità si estendeva su gran parte dell’India. Fasilidas ei suoi successori arricchirono Gondar con palazzi costruiti e decorati da artigiani indiani e arabi.

 

Menelik

Fu Menelik, Re di Shoa, una provincia a sud del lago Tana, a costruire l’odierna Etiopia. Riconosciuto Negus nel 1889, costruì un impero annettendo diverse regioni del Corno d’Africa e costruendo Addis Abeba, una nuova capitale, lontana dall’Abissinia e dai suoi intrighi.

Morì nel 1913 dopo aver tentato di tutto per impedire la colonizzazione del suo Impero. Vinse sul Regno d’Italia, in effetti, durante la famosa Battaglia di Adwa del 1° marzo 1896.

 

Il Regno del Benin

Intorno al Golfo di Guinea, la foresta ha impedito la formazione di grandi Imperi. Ma a partire dal XVI secolo, vi fu questo processo. Con più di 130 abitanti per km quadrati, la Nigeria meridionale è una delle regioni più popolate dell’Africa. La coltivazione organizzata di patate dolci da molti anni sembrò aver favorito questa elevata densità di popolazione. Nel villaggio di Nol, sull’altopiano centrale, sono state trovate superbe teste in terracotta risalenti a 500 anni prima della nostra era e vestigia della lavorazione del ferro. Questa conoscenza della metallurgia continuò a perfezionarsi fino a portare alla realizzazione di maschere in bronzo o ottone, vere e proprie opere d’arte.

 

La città di Ifé

La città di Ifé, nel sud-ovest della Nigeria, è stata fondata più di 1.000 anni fa dagli Yoruba, che provenivano dal lago Ciad sotto la guida del re Odoudoua. Dopo la fondazione di Ifé, i suoi figli avrebbero preso strade separate per creare le città del Benin, Oyo e Owo. Ci sono stati spesso conflitti tra queste città, ma tutte hanno riconosciuto Ifé come il loro centro religioso e culturale. Ifé fu posto sotto l’autorità degli “Oni”, un re-sacerdote che presiedeva i rituali della festa dell’igname.

 

Le città del Benin e Oyo

Il Benin, a sud-est di Ifé, ha fatto la storia… Ma i suoi “Obas” (Re) ne hanno fatto uno stato centralizzato che beneficia dell’indebolimento dell’Ifé e dell’arrivo dei portoghesi alla fine del XV secolo. L’Oba si circonda di molti artigiani che eseguono ordini fatti per l’aristocrazia portoghese. In cambio, i portoghesi aiutano l’Oba a risolvere i suoi conflitti con i vicini. Sotto l’influenza portoghese, il Benin iniziò la coltivazione della palma da olio e la tratta degli schiavi. A Oyo, l”’Afalin” (re) era assistito dal figlio maggiore nella conduzione degli affari di stato. Per impedirgli di tentare un colpo di stato dopo la morte del padre, sette “oyomesi”, dignitari incaricati di far rispettare la tradizione, si assicurarono che seguisse suo padre fino alla tomba. Gli ”oyomesi” finirono per prendere in simpatia il potere, ma le lotte endogene e le incursioni del vicino Dahomey suonarono la campana a morte per Oyo, che sprofondò nel disordine.

Il Dahomey Reale

Gli emigranti di Oyo sarebbero all’origine del Regno di Dahomey, a sud dell’attuale Stato del Benin. La sua capitale, Abomey, il cui nome significa “recinto fortificato”, fu costruita a metà del XVII secolo per fungere da roccaforte. Il Regno era molto strutturato e il palazzo era soggetto a una rigorosa regola: il Re non si rivolgeva mai al popolo ad alta voce. Comunicava con lui attraverso il ”mehouh”, marito della sua seconda figlia, che doveva avere il suo stesso aspetto fisico.

Il Dahomey fu il Regno del gigante resistente alla penetrazione coloniale a fine ‘800, Behanzin. Una sua frase celebre ad un missionario francese è: «Non accetterò mai di firmare alcun trattato suscettibile che possa alienare l’indipendenza della Terra dei miei Antenati». C’è un monumento di Behanzin nell’attuale Benin con questa frase, più attuale che mai.

 

L’Impero Zulu e Shaka

Anche l’Africa meridionale ha conosciuto la sua fase imperiale. Quella più significativa è quella dell’era dell’avvento del guerriero Shaka Zulu. Alla fine del XVIII secolo, i pastori bantu, gli Ngunis, arrivarono dal nord e si stabilirono sulle rive dello Zambesi. In uno dei loro clan, quello degli Abatetwa, nacque un bambino, figlio di uno dei capi e di una ballerina conosciuta al mercato. Umiliato dall’infanzia, Shaka ha dovuto affrontare anche la gelosia, il giorno in cui ha ucciso con le sue stesse mani un leone che aveva spaventato tutti gli abitanti del villaggio. Ma informato della sua impresa, Dinguiswayo, il grande capo degli Abatetwa, lo convocò e lo fece suo confidente. Quando morì, Shaka prese il suo posto.

 

Il popolo del cielo

Essere il capo degli Abatetwa non è abbastanza per Shaka. Sterminando i suoi nemici, tranne i più giovani a condizione che si arruolassero nel suo esercito, radunò tutti gli Nguni separati in piccoli clan spesso in conflitto. Li costrinse a rinunciare al proprio nome e alla propria lingua madre per chiamarsi gli Zulu, il “Popolo del Cielo”. Organizzò il suo esercito in reggimenti di più di 1000 soldati della stessa fascia di età, gli impis. Shaka era implacabile nei confronti dei paurosi. Dopo aver passato la sua vita a confederare l’Africa meridionale morì vittima di una cospirazione.

 

Samory Ture, l’ultimo grande resistente precoloniale e l’Impero Wassoulou

Almamy Samory Touré fu il fondatore dell’Impero Wassoulou (Guinea, Mali, Costa d’avorio, Burkina Faso), un’eredità del Manden. La grande battaglia della sua vita: la resistenza attiva alla penetrazione coloniale francese nell’Africa occidentale, una lotta che richiederà 16 anni della sua esistenza. Nato tra il 1830 e il 1835 a Miniambaladougou, l’odierna Guinea, questo figlio di un mercante Dyula crebbe in un’Africa in fermento a causa dei crescenti contatti con gli europei. Il commercio con l’Occidente fu prospero, il che contribuì notevolmente all’arricchimento della regione. L’Occidente era un’area di traffico mercantile essenziale nel continente, sia per merci come gioielli, materie prime e cibo, sia per armi da fuoco. Alla fine degli anni ’70 dell’Ottocento, i francesi iniziarono ad espandersi nella regione dal Senegal tentando la Costa d’Avorio con l’obiettivo di raggiungere l’alto Nilo, l’attuale Sudan. Questi movimenti li portarono a un confronto diretto con Samory  Touré che riuscì a respingerli. Samory difese con le unghie e con i denti la sua Patria, la sua terra in nome della libertà. La sua è stata una resistenza per più di 20 anni al colonialismo francese, tra diplomazia e scontri, come la Battaglia di Woyowayanko in cui uscì vincitore. 

Il Fama (Imperatore) Samory era amato dalla popolazione, e i griot dell’epoca composero questo Inno in suo onore:

«Se non puoi organizzare, dirigere e difendere la Terra dei tuoi Padri, fai appello agli uomini più valorosi; Se non puoi dire la verità, ovunque e in ogni momento, fai appello agli uomini più coraggiosi; Se non puoi essere imparziale, cedi il trono ai giusti; Se non puoi sfidare il nemico, dai la tua sciabola da guerra alle donne che ti indicheranno la via dell’onore; Se non riesci a esprimere con coraggio i tuoi pensieri, lascia parlare i griot. Oh, Fama! Il Popolo si fida di te, si fida di te perché incarni le loro virtù.»

Malgrado la grande resistenza, fu arrestato il 29 settembre 1898 da un colonnello francese e deportato in Gabon dove morirà 2 anni dopo. La fine della sua epopea darà inizio all’epoca coloniale francese nell’Africa occidentale. Ma, ironia della sorte? Samory Toure sarà ”vendicato” dal suo pronipote, il leader panafricanista Ahmed Sekou Touré, che diventerà primo presidente della Guinea conducendola all’indipendenza totale e alla rottura con la Francia per circa 20 anni.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Il Bo Live

19 febbraio 2022