Strategia militare dell’Ucraina e interessi nazionali degli Stati Uniti [1]

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di Leonid Savin

Le attuali azioni dell’AFU in direzione di Kherson e il ritiro forzato dell’esercito russo hanno ispirato un malsano ottimismo sia nella giunta di Kiev che nei suoi patroni occidentali. È opinione diffusa, con riferimenti a vari politici e funzionari militari occidentali, che Kherson non sia un nodo strategicamente importante da cui è possibile controllare la Crimea (e colpirla), ma un importante stimolo psicologico e morale per gli ucraini. Un ulteriore avanzamento permetterà agli ucraini di prendere il controllo del Canale di Crimea del Nord, cioè di interrompere la fornitura di acqua alla Crimea. Inoltre, Kiev rafforzerà la sua posizione nei negoziati con la Russia. Se la questione delle riparazioni ha già cominciato a essere sollevata, i nuovi successi potrebbero incoraggiare Zelensky a imporre le condizioni più incredibili.

Allo stesso tempo, è ovvio che l’Occidente non ridurrà la sua assistenza all’Ucraina. È improbabile che i risultati delle elezioni congressuali statunitensi cambino l’atteggiamento generale di Washington nei confronti del conflitto in corso. Anche la UE non mostra segni di cambiamento della sua politica. Se ripercorriamo il modo in cui l’Occidente ha agito dall’inizio dell’operazione militare speciale a febbraio, scopriremo che sta adattando i suoi approcci, creando nuovi rischi per gli interessi vitali della Russia.

Nel maggio 2022, il colonnello in pensione del Corpo dei Marines degli Stati Uniti Andrew Milburn ha sottolineato che “la fornitura di aiuti militari all’Ucraina non sembra essere allineata con le esigenze del campo di battaglia… Gli aiuti militari dovrebbero essere concentrati sulle esigenze reali – ed è qui che la politica degli Stati Uniti si rompe. L’esigenza di fuoco di precisione a lungo raggio è un esempio… Non si è discusso seriamente di fornire agli ucraini il Multiple Launch Rocket System o droni d’attacco a lungo raggio… Gli elicotteri ucraini sono riusciti a superare la sfida dei sistemi di difesa aerea russi, ma il rischio di perdere gli equipaggi aerei ha reso questo metodo di rifornimento proibitivo. Sarebbe stato un compito relativamente semplice inondare l’aria con esche come i droni commerciali a basso costo, come i vari modelli prodotti da DJI, sopraffacendo le difese aeree russe, mentre una manciata di droni logistici consegnava rifornimenti vitali che avrebbero permesso alla guarnigione di continuare a combattere indefinitamente”.

Negli ultimi mesi, il comando militare e politico statunitense ha parzialmente corretto questo errore ed abbiamo assistito alla comparsa di nuovi sistemi d’arma utilizzati dalla parte ucraina. Per non parlare dei grandi volumi di sistemi compatti anticarro e antiaerei che sono arrivati e continuano ad arrivare in Ucraina.

C’è un altro rischio, ovvero la minaccia alla vita dei civili. Dopo la provocazione dell’esercito ucraino con il sostegno degli specialisti occidentali a Bucha, dove sono stati uccisi i sostenitori della riunificazione con la Russia e che è stata presentata come crimini di guerra dell’esercito russo, questo scenario potrebbe ripetersi a Kherson.

Il fatto è che, fin dall’inizio dell’operazione, l’Ucraina ha puntato sulla “guerriglia” per paralizzare la logistica e le retrovie dell’esercito russo. Ma non solo. Parte di questa strategia è anche l’identificazione di individui che collaborano con l’amministrazione russa.

Come scrive Jean-Franus Rattel (Università di Ottawa), che si è occupato di questo tema, “piuttosto che affrontare direttamente le forze russe, l’insurrezione si è concentrata principalmente nel colpire i collaboratori – in particolare nell’Ucraina meridionale – e nel disturbare la logistica militare russa, nella speranza di rendere l’occupazione difficile da sostenere nel lungo periodo”. I tentativi di assassinio contro gli amministratori filorussi e i loro collaboratori sono stati la tattica principale dell’insurrezione, volta a diffondere la paura e a scoraggiare il reclutamento. Tra i 55 episodi di attività insurrezionale documentati tra il 24 febbraio e il 2 novembre, oltre la metà (31) riguardano tentativi di assassinio contro funzionari pubblici nel territorio occupato dalla Russia, con 12 morti e 12 feriti. Il ritmo dei tentativi è aumentato rapidamente durante l’estate, sottolineando il ruolo dell’insurrezione e la mancanza di un’efficace controinsurrezione russa. I metodi utilizzati comprendono ordigni esplosivi improvvisati, autobombe, sparatorie e persino agenti nervini. In rete sono circolate liste di uccisione di presunti collaboratori, presumibilmente per scoraggiare i funzionari filorussi a rimanere in carica”.

L’autore rileva le attività di propaganda delle cellule naziste ucraine, l’emergere di gruppi come l’“Esercito partigiano di Berdyansk” e il Movimento di resistenza “Ucraina libera”, che sono piuttosto attivi su Internet e hanno pubblicato video che minacciano le forze armate russe e tutti coloro che le sostengono.

Anche gli attacchi in territorio russo rientrano in questo quadro. I ribelli ucraini e i loro complici in Russia hanno sabotato attivamente le ferrovie e le linee elettriche nelle regioni di Kursk e Belgorod. Potrebbero anche essere stati coinvolti in incidenti che hanno coinvolto basi di carburante e armi in territorio russo. Secondo il New York Times, i ribelli ucraini riescono regolarmente ad attraversare le linee nemiche e a mettersi in contatto con le forze armate ucraine. Queste informazioni sono difficili da provare o da smentire, ma i fatti confermano l’attività di alcune forze che possono essere qualificate come attività terroristiche.

Jean-François Rattel conclude che “i limitati casi di confronto diretto con le forze armate russe (rispetto agli omicidi mirati) suggeriscono un approccio accuratamente eseguito, volto a logorare le forze di occupazione concentrandosi sui collaboratori e sulle loro istituzioni. Gli omicidi mirati sono un simbolo potente e richiedono meno risorse e meno coordinamento tra partigiani e forze regolari. Allo stesso tempo, il successo dell’insurrezione nel colpire i depositi di armi e le linee di rifornimento russe sottolinea il suo ruolo più ampio negli sforzi militari ucraini”. Pertanto, tali tecniche comportamentali continueranno ad essere impiegate nel breve termine.

Infine, ci sono rischi nel cambiare le direzioni strategiche dell’AFU nel teatro delle operazioni. Oltre al corridoio terrestre verso la Crimea, le attività navali potrebbero essere attivate e portate ad un altro livello.

Daniel Fiott, responsabile del programma di difesa e pubblica amministrazione presso il Center for Security, Diplomacy and Strategy della Brussels School of Government, osserva che “l’Ucraina ha dimostrato un alto grado di pragmatismo e ingegno sul campo di battaglia e ha usato droni e missili antinave di fortuna per tenere a bada la marina russa. L’attacco al ponte di Kerch è un esempio di quanto le forze ucraine siano disposte a spingersi oltre, anche senza capacità navali. A seconda di quanto l’Ucraina riuscirà a respingere le forze russe, l’Occidente dovrebbe riconsiderare la fornitura a Kiev di armi di rilevanza navale. Ciò potrebbe iniziare con un maggiore afflusso di missili antinave come gli Harpoon, ma può anche significare l’addestramento delle forze armate ucraine all’uso di micro-torpedo dalle crescenti scorte di navi da pattugliamento che probabilmente riceveranno in futuro. Oggi si chiede ripetutamente di aumentare i droni, i jet da combattimento e i carri armati, ma è necessario considerare seriamente la dimensione navale, poiché le sole navi da pattugliamento non saranno in grado di spostare l’equilibrio navale contro la Russia”.

Fiott non solo conferma il ruolo dell’Ucraina nell’organizzazione degli attacchi, ma è anche impegnato in un chiaro incitamento a fornire più aiuti militari in quantità e qualità tali da cambiare l’attuale equilibrio di potere nel Mar Nero.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Donbass Insider

22 novembre 2022

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