Sul fondo del barile, recensione a un libro per il recupero del sé

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di Lorenzo Maria Pacini

È un libro che ci proietta all’interno della crisi che stiamo vivendo a tutto tondo quello del giornalista, fotografo e guida alpina Lorenzo Merlo, poliedrico scrittore e penna del nostro quotidiano. Il titolo, Sul fondo del barile. Crisi sociale e recupero del sé, uscito nell’ottobre del 2018 per i tipi Primiceri Editore (acquistabile qui), già prefigura il contenuto: dal crollo delle ideologie politiche così come conosciute nelle dicotomie novecentesche di destra e sinistra, al trionfo della tecnica sull’uomo attraverso i sistemi finanziari e la nuova scienza, preconizzando con brillantezza, tra le varie, la condizione che il mondo sta vivendo dall’inizio della cosiddetta pandemia da Sars-Cov-2.

Un percorso che ricorda un po’ quello di una escursione in montagna, in un cui c’è da salire per raggiungere la mèta, con una gradualità fatta di ostacoli, imprevisti, sentieri già tracciati ed altri da scoprire, mentre il dislivello della Storia ci chiama ad un impegno che è prima di tutto interiore. Percorso, dicevamo, che l’autore descrive a partire da una caduta, che è esperienza individuale del crollo collettivo dell’intera società, somatizzazione della decadenza antropologica che non può non investire il tutto che alberga in ciascuno di noi. La caduta è dramma, sofferenza, pathos e confusione; è il momento in cui il viaggiatore è costretto a fermarsi, così come il mondo intero deve obbligatoriamente fermarsi per tentare di comprendere il proprio disfacimento dopo che ha corso irrefrenabilmente per decenni, convinto di poter inseguire un progresso senza limiti di sorta. Questa caduta provoca una presa di coscienza, che occupa nel testo il corpo centrale, le pagine più dense di riflessione, come un uno specchio che mostra sia le dinamiche politiche, comunicative, etiche e sociali, sia la relazione con se stessi. Come scrive Merlo «Senza porre a se stessi il progetto di raggiungere e permeare sulla via della creatività, non è possibile compiersi, trovare quella soddisfazione spirituale in grado di farci sentire forti in tutte le circostanze, incluse le peggiori, quelle che richiedono da noi ancora di più.» (Infra p. 48)

Non mancano come già accennato i riferimenti al mondo della tecnica e della scienza, le due grandi protagoniste del Novecento e avanguardie di rivoluzione globale e globalista dei giorni attuali. Il controllo totale di orwelliana memoria ha avuto la sua genesi in quelle dottrine sia del liberal-capitalismo, sia del marxismo, che oggi si intrecciano in forme fluide e intercambiabili a seconda dell’occasione, o meglio ancora a seconda del potente di turno. Sono cambiate anche le percezioni dei sensi, dello spazio e del tempo, coordinate esistenziali che tracciano topografie nauseanti persino per chi ad alta quota è abituato a marciare sui sentieri più irti: la discrasia fra ciò che è il mondo esterno è tanto forte con la nostra interiorità da spezzare le convenzioni dogmatiche date per scontate troppo a lungo; la «mappa non è il territorio» (Infra, p. 111) e ciò significa che ci vuole coraggio per riprendere il cammino, anche a costo di non sapere quali siano le sorprese. Il mondo cambia perché cambia l’uomo.

La terza parte del libro è dedicata alla risalita. Forse è la parte più difficile. Il lettore ha sostato a lungo nella grotta platonica della propria anima e ora deve compiere l’anabasi decisiva: essere autenticamente o non essere? Vita nuova o solita melma? È qui che gioca un ruolo fondamentale la consapevolezza, che Merlo ci ricorda essere non un tesoro trovato dentro un forziere nascosto, ma l’esito del percorso fatto fino a quel momento. Non c’è alcuna trasformazione senza il crogiuolo della tribolazione, nessuna trasmutazione senza la ferma volontà di un amore impavido e ardente. Fra hybris e kairos, la scelta spetta a noi.

Un libro consigliatissimo per fare il punto della situazione e ricollocarsi sulla mappa della propria esistenza; 180 pagine con cui intrattenersi sostando, come in un cammino di montagna, a contemplare i paesaggi interiori che ci gettano nel mondo contemporaneo; senza dimenticare che siamo, come da titolo, sul fondo di un barile pieno di macerie di un vecchio mondo, chiamati a restare in piedi per farci pionieri di un Uomo Nuovo.

Foto: Idee&Azione

19 febbraio 2022