Sulla direttiva Bolkestein del 2006

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di Filippo Borelli

Dalle notizie di stampa si apprende che il Governo ha presentato un emendamento (proposta di modifica) al disegno di legge concorrenza attualmente all’esame del Parlamento: l’emendamento prevede che dal 01 gennaio 2024 che le concessioni per gli stabilimenti balneari andranno a gara. Trattasi di intervento sostanzialmente dovuto alla luce della sentenza del Consiglio di Stato, adunanza plenaria, del 09 novembre 2021 che aveva stabilito come principio di diritto che oltre la data del 31.12.2023 anche in assenza di una disciplina legislativa, le concessioni in essere cesseranno di produrre effetti, nonostante qualsiasi eventuale ulteriore proroga legislativa che dovesse nel frattempo intervenire, la quale andrebbe considerata senza effetto perché in contrasto con le norme dell’ordinamento dell’U.E.

L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato aveva, infatti, ritenuto che le norme legislative nazionali che hanno disposto (e che in futuro dovessero ancora disporre) la proroga automatica delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative – compresa la moratoria introdotta in correlazione con l’emergenza epidemiologica da Covid-19 dall’art. 182, comma 2, d.l. n. 34 del 2020, convertito in legge n. 77 del 2020 – sono in contrasto con il diritto eurounitario, segnatamente con l’art. 49 TFUE e con l’art. 12 della direttiva 2006/123/CE (c.d. direttiva Bolkestein); tali norme, pertanto, ha detto il Consiglio di Stato, non devono essere applicate né dai giudici né dalla pubblica amministrazione. Il Consiglio di Stato, quindi, ha ritenuto pacificamente applicabili anche alle concessioni di beni (e non solo alle concessioni di servizi) la c.d. direttiva Bolkestein del 2006.

Stando sempre a quanto riportato dagli organi di stampa il Consiglio dei Ministri avrebbe presentato anche un disegno di legge delega (che dovrà essere approvato dal Parlamento) per l’adozione da parte del governo, entro sei mesi, di uno o più decreti legislativi per riorganizzare la disciplina delle concessioni demaniali per finalità turistico-ricreative. Il disegno di legge delega prevederebbe, sempre stando alle anticipazioni della stampa e che dovranno essere quindi verificate quando sarà pubblicato il testo, che le gare per l’affidamento delle concessioni dovranno rispettare principi di imparzialità, non discriminazione, parità di trattamento, massima partecipazione, trasparenza ed adeguata pubblicità. Nulla di nuovo perchè sono o dovrebbero essere i principi caratterizzanti qualsiasi gara pubblica.

Gli altri punti dovrebbero essere la definizione dei “presupposti e i casi per l’eventuale frazionamento in piccoli lotti”, l’individuazione di un “numero massimo di concessioni” di cui si può essere titolari per “favorire l’accesso delle microimprese e delle piccole imprese”, oltre agli “enti del terzo settore”. Per quanto concerne i criteri per la partecipazione alle gare sempre, secondo quanto riportato dalla stampa, il disegno di legge delega prevederebbe quali criteri per la partecipazione alle gare la valorizzazione dell’esperienza tecnica e professionale già acquisita in relazione all’attività di concessione od analoghe attività di gestione di beni pubblici e l’utilizzazione, nei cinque anni antecedenti l’avvio della procedura selettiva della concessione quale fonte di reddito per sé ed il proprio nucleo familiare. Già questi criteri fanno pensare poco ad un’apertura alla concorrenza: esemplificativamente non si comprende perchè la gestione di un’attività privata debba non valere in modo paritetico rispetto alla gestione di un bene pubblico.

Per scegliere il concessionario saranno prese in considerazione anche “la qualità e le condizioni del servizio offerto agli utenti, alla luce del programma di interventi indicati dall’offerente per migliorare l’accessibilità e la fruibilità del demanio, anche da parte dei soggetti con disabilità, e della idoneità di tali interventi ad assicurare il minimo impatto sul paesaggio, sull’ambiente e sull’ecosistema, con preferenza del programma di interventi che preveda attrezzature non fisse e completamente amovibili”. Altra norma che darebbe molto da pensare, perchè di fatto aprirebbe ben poco alla concorrenza, sarebbe quella, sempre secondo le anticipazioni riportate dalla stampa ma che dovranno essere confermate dalla lettura del testo, che prevederebbe a carico del soggetto subentrante l’obbligo di corresponsione di un indennizzo da riconoscere al concessionario uscente in ragione del mancato ammortamento degli investimenti realizzati nel corso del rapporto concessorio e autorizzati dall’ente concedente e della perdita dell’avviamento connesso ad attività commerciali o di interesse turistico. Fermo restando che le imprese italiane vanno tutelate ed in attesa di leggere il testo del disegno di legge delega e dei decreti legislativi, la tutela delle imprese italiane andava fatta a monte ossia in Europa cercando di inserire correttivi alla direttiva del 2006 Bolkestein; ora ogni intervento volto a tentare di mettere una “toppa” appare un estremo tentativo di arginare un’inarrestabile valanga, alla luce anche della sentenza dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato.

Diceva il filosofo economista Friedrich August Von Hajek (premio nobel per l’economia) “Ciò che la nostra generazione ha dimenticato è che il sistema di proprietà privata è la garanzia più importante di libertà, non solo per coloro che possiedono delle proprietà, ma anche per coloro che non ne possiedono” ed ancora “La concorrenza non è la lotta di tutti contro tutti. È un processo di identificazione dei più «sociali», dei più capaci di soddisfare gli interessi reciproci. Nei mercati di concorrenza non si prende qualcosa senza dare qualcos’altro in cambio“ (La Società libera).

Foto: Adnkronos

21 febbraio 2022