Svezia, Finlandia e NATO

image_pdfimage_print

di Daniele Trabucco

Scoppiato il conflitto in Ucraina, uno smarrimento collettivo ha investito finlandesi e svedesi. L’anno scorso Magdalena Andersson, premier di Svezia, proclamava che la neutralità garantisce la stabilità della regione nordica; adesso sostiene esattamente il contrario. Anche il presidente finlandese Sauli Niinisto ora assicura che l’adesione alla Nato «permette di stabilizzare ulteriormente la situazione». Come? Non si capisce. Niinisto era sempre stato in cordiali rapporti con Putin, tanto che il 14 maggio ha voluto informarlo al telefono che Helsinki intendeva entrare nella Nato. «È un errore che potrà influenzare negativamente le relazioni bilaterali» gli ha risposto Putin, e intanto ha tagliato le forniture elettriche alla Finlandia. Se c’è una nazione europea universalmente rispettata, questa è la Svezia. Infatti, nessuno al mondo ha applaudito l’affrettata decisione di infrangere l’ideale nordico, a parte i membri della Nato. Ma la Turchia, ad esempio, condiziona la propria ratifica a una richiesta ricattatoria: che Svezia e Finlandia consegnino i rifugiati curdi accusati da Ankara di «terrorismo». In sintesi, per i due Paesi scandinavi l’abbandono della neutralità significa rinunciare a una parte essenziale della loro identità, nel cui nome sono caduti Raoul Wallenberg, Folke Bernadotte, Dag Hammarskjold e Olof Palme. Cosa ci guadagneranno in cambio? Vediamo.

  1. La nuova «cortina di ferro» si allungherà in Finlandia di 1.340 km verso nord, tra laghi, foreste e pochi abitanti: un’area che finirà fortificata su entrambi i lati con mine, missili ed eventualmente ordigni nucleari. Una potenziale area di crisi in più;
  2. L’intero Baltico diventerà un bacino della Nato. Per la Russia gli unici sbocchi al mare sono la piccola exclave di Kaliningrad e la Neva a San Pietroburgo. Da lì le navi russe in uscita devono navigare nella strettoia controllata da Estonia e Finlandia, poi evitare la ben munita isola svedese di Gotland in mezzo al Baltico, e infine attraversare gli stretti del Kattegat sotto gli occhi di svedesi e danesi;
  3. Militarmente, non si ravvisa alcun rafforzamento per i due Paesi candidati, viste le robuste difese già in loro dotazione e integrate con la Nato. È appena terminata nel Baltico l’annuale esercitazione navale Baltops, forte di 45 navi, 75 aerei e 7000 militari provenienti da 14 alleati Nato. Chissà che pensano gli abitanti di Kaliningrad assistendo a spettacoli del genere… L’unica cosa che può rassicurarli sono i temibili missili Iskander piazzati da Mosca a difesa della exclave.

Foto: Geopolitica.ru

6 luglio 2022