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    Post fata resurgo: per un 2022 di gratitudine

    È cominciato un nuovo anno. La cosiddetta buona educazione prevede che ci scambiamo gli auguri, ma cosa di preciso? Cosa augurare, quando attorno a noi tutto pare crollare inesorabilmente, mentre i governi mondiale procedono spediti nei loro mefistofelici piani ed ogni giorno che è trascorso dell’anno precedente ci siamo visti privare sempre più delle certezze costruire nella società in cui viviamo? Quale augurio, se non che la battaglia sanguinosa o l’auspicio di una tenace resistenza?

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    Dies Natalis

    Quando Roma si fece, con il favore delle divinità autoctone e straniere, si chiuse un cerchio; un sacro sulcus, una linea circolare inamovibile che divenne il centro simbolico e rituale d’ogni sua gloria futura. Il Pomerio (post-murum) ovvero confine esterno ne sanciva tracciato inviolabile. Al suo interno, le prime famiglie costruirono abitazioni circolari. Ognuna di queste aveva un patriarca ovvero un pater familias, depositario della conoscenza del sacro che veniva trasmessa al suo gruppo d’appartenenza. Un pontifex che intorno al centro sacrale-fuoco della propria capanna, aveva il ruolo di intermediario terrestre dei culti e riti che rinsaldavano l’affiliazione/adesione alla ristretta comunità che poi si fece villaggio, città, Impero e vide nel Pontefice Massimo o re, il reggitore della sfera collettiva del sacro. Ma l’impronta era stata data ed il capo famiglia rimase, con funzione centrale insieme ed in forma differente alla Matrona romana, – vaso contenente il seme – centro del nucleo familiare.