Tag: Draghi

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    Elezioni sottotono

    Il 25 settembre si svolgeranno le elezioni politiche in Italia. Manca poco meno di una settimana e il nostro Paese avrà un nuovo parlamento, un nuovo governo e un nuovo primo ministro.
    I sondaggi danno per favorita la coalizione sovranista di centro destra: Forza Italia (il vecchio inscalfibile Silvio Berlusconi), Lega Nord (Matteo Salvini, un po’ appannato e in calo di consensi) e Fratelli d’Italia (Giorgia Meloni).

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    Truss e Meloni, il “girls power” di cui non abbiamo bisogno

    “Londra è pronta, se necessario, ad utilizzare le armi nucleari (…) penso che sia un dovere importante del primo ministro e sono pronta a farlo” (Liz Truss)
    “Congratulazioni a Liz Truss, nuovo leader del Partito conservatore britannico e primo ministro del Regno Unito. (…) Sono certa che, insieme a lei, sarà possibile rafforzare la nostra già consolidata collaborazione politica e culturale.” (Giorgia Meloni)

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    Elezioni. Testa, vinco io, croce perdi te

    Il noto sondaggista Enrico Crespi sostiene che alle elezioni politiche del 25 settembre l’astensione potrebbe raggiungere il 50 per cento. Afferma altresì che la percentuale di cittadini davvero interessati al processo elettorale non supera il dieci per cento. Forse esagera, ma anche un acuto indagatore di flussi elettorali come Renato Mannheimer indica un assenteismo record, soprattutto tra i giovani. Il partito che non c’è- quello di chi non andrà a votare – sarà di gran lunga il più numeroso.

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    Il pericolo

    Di fronte ai vari richiami all’astensionismo intelligente e riflessivo, credo sia utile un breve richiamo allo scenario incombente.
    Premessa. Sono trent’anni giusti – incidentalmente dalla stipula del trattato di Maastricht – che l’Italia è in una fase ininterrotta di declino.

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    Draghi al Meeting di Rimini: un discorso vuoto e falso sul gas

    Il Presidente del Consiglio dei Ministri dimissionario, Mario Draghi, è intervenuto ieri, a Rimini, al Meeting dell’amicizia e dei popoli organizzato annualmente dalla Fraternità di Comunione e Liberazione. Una folla osannante (mancava il culto in vita e già ora l’appellativo di “Divus”) ha applaudito un discorso ovvio, banale, retorico, poco approfondito e volto a fotografare un Paese distante dalla realtà. Una passerella finale per chi ha voluto e cercato la crisi di Governo extra-parlamentare dello scorso luglio 2022, consapevole dei gravi problemi economici ed energetici (ampiamente calcolati e con relativa speculazione) cui sta già andando incontro l’Italia.

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    Le vere ingerenze straniere nella politica italiana

    La russofobia dilagante ha portato la stampa al servizio dell’imperialismo ad accusare la Russia di aver spinto per la caduta del governo Draghi. In realtà, l’Italia è sottoposta da quasi ottant’anni alle continue ingerenze e all’occupazione militare degli Stati Uniti.

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    Crisi di Governo o crisi di Draghi?

    Il 14 luglio il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha d’improvviso dato le dimissioni: “La maggioranza di unità nazionale che ha sostenuto questo governo dalla sua creazione non c’è più. È venuto meno il patto di fiducia alla base dell’azione di governo”, ha annunciato al Consiglio dei Ministri riferendosi alla scelta dei senatori del M5S di non votare la fiducia sul Decreto Legge Aiuti ieri a Palazzo Madama.

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    La finta crisi di Governo

    Il “non voto” da parte dei senatori del Movimento 5 Stelle sulla questione di fiducia posta dal Governo della Repubblica, per il tramite del Ministro (senza portafoglio) per i Rapporti con il Parlamento, sulla legge formale di conversione del decreto-legge “aiuti” ha aperto una (finta) crisi di natura extraparlamentare, ossia al di fuori dell’approvazione di una mozione di sfiducia ai sensi dell’art. 94 della Costituzione vigente.

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    La democrazia dell’Occidente

    Quando si solleva il tema della crisi della democrazia in Occidente, con fastidiosa frequenza l’eventuale interlocutore ostile, quanto più si approssima alla fine dei propri argomenti, tanto più è incline a sbottare con un “Ma allora perché non te ne vai in… (segue nome di una qualche proverbiale ‘dittatura’; Russia, Cina, Iran, ecc.).
    Questo è uno di quei casi in cui la stupidità della replica è talmente robusta che c’è il serio rischio ci lasci tramortiti.

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    Processo demo-Draghi-co

    Ieri Massimo Franco (Corriere della Sera) spiegava con la consueta pacatezza come il governo in Italia non può più tornare nelle mani del parlamento.
    Dopo Draghi c’è solo Draghi o un “commissariamento estero”.