Tag: liberismo

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    La ricerca di Francis Fukuyama di un liberalismo classico irraggiungibile

    Francis Fukuyama occupa una posizione unica nella vita intellettuale. Il suo libro del 1992 “La fine della storia e l’ultimo uomo”, che proclamava infamantemente “la democrazia liberale occidentale come ultima forma di governo umano”, è sicuramente tra le opere di pensiero politico più ampiamente (e talvolta ingiustamente) sfatate degli ultimi tre decenni. Allo stesso tempo, mentre Fukuyama è diventato più sensibile alla fragilità del liberalismo, ha prodotto alcune opere veramente grandi della scienza sociale del XXI secolo, in particolare la sua ricostruzione storica in due volumi delle origini dell’ordine politico e delle fonti del collasso dei regimi.

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    Il pilota automatico della democrazia terminale

    Nel bosco dei ribelli è giunta notizia che in Italia si terranno le elezioni politiche il 25 settembre. Accogliamo l’informazione con uno sbadiglio, seguito da un debole sorriso. Anche il Drago ha gettato la spugna, forse spaventato dall’autunno freddo per mancanza di energia, dalla conseguente inflazione e dalla possibilità di reazioni popolari.

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    Bestiario d’Italia

    Non viene meno il vezzo dei partiti di inserire nei simboli elettorali graziosi animali e animaletti. Ricordo, per esempio, l’elefantino per Fini-Segni e poi la coccinella per Fini non ricordo più in coppia con chi. Oggi Di Maio sfidando il ridicolo trolla se stesso (l’“Ape Maio”) e utilizza un’ape che in grafica assomiglia più che altro ad un verme con le ali.

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    O sei con noi o sei una “sfida sistemica”

    Dopotutto, siamo nel profondo dello spettro del metaverso, dove le cose sono l’opposto di ciò che sembrano.
    Velocemente, ma non furiosamente, il Sud globale si sta rialzando. Il risultato principale del vertice BRICS+ di Pechino, tenutosi in netto contrasto con il G7 nelle Alpi bavaresi, è che sia l’Iran dell’Asia occidentale che l’Argentina del Sud America hanno presentato ufficialmente domanda di adesione ai BRICS.

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    Pdestra

    La sinistra ha da tempo mollato gli ormeggi che la tenevano unita alla banchina del popolo. Ora è definitivamente salpata, senza mai guardarsi indietro per chiedere scusa, verso porti atlantici.

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    Terzo tempo

    Dal corpo unico della storia, la declinazione in tre tempi dai confini osmotici.
    Se mai in futuro si potrà scrivere “c’era una volta l’egemonia occidentale”, lo dovremo forse a Putin?

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    Il sogno liberale

    Come mi è capitato di sottolineare altrove, la nozione di “liberale” è strutturalmente ambigua per ragioni storiche. Purtroppo, tale ambiguità continua a creare confusione e a smussare le armi dell’analisi, dove di volta in volta, di fronte agli stessi eventi, si finisce per invocare l’aggettivo “liberale” a volte come causa di oppressione, a volte come fattore di emancipazione (così ha fatto recentemente, ad esempio, il prof. Orsini). Di fronte all’irreggimentazione, al controllo sociale, alla crescita di impulsi persecutori che ha tratteggiato questi ultimi due anni c’è ancora chi lo caratterizza utilizzando l’aggettivo “illiberale”, come se tutto ciò fosse estraneo e contrario all’essenza del liberalismo.

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    Perché il liberalismo ha pochi amici in Asia

    Il danno inflitto alla regione dall’imperialismo europeo non è stato dimenticato, un contraccolpo che continua ancora oggi.
    Le ansie per il destino del liberalismo sono ovunque in aumento, come chiarisce Francis Fukuyama nella sua ultima difesa degli ideali che una volta definì “il punto finale dell’evoluzione ideologica dell’umanità”. Il malcontento per i doppi standard del liberalismo e la resistenza politica alle disuguaglianze di ricchezza generate dai governi liberali e pro-mercato stanno fiorendo. Una nuova forma di dispotismo da stato forte si sta diffondendo a livello globale.

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    Alcuni fattori dietro la crisi in Ucraina

    Considerando la postura morale della NATO, dell’UE e degli USA l’Ucraina è stata manipolata come un pugnale puntato al cuore della Russia. Attraverso una pianificazione esterna e un finanziamento massiccio, l’Ucraina è stata staccata dal suo rapporto organico con la Russia.
    La misura in cui la rete globalista ha preso di mira la Russia attraverso l’Ucraina è facilmente visibile esaminando i rapporti finanziari annuali di ONG come il National Endowment for Democracy, Open Society institutes, ad infinitum. Qui possiamo discernere il vero significato dietro la retorica secondo cui l’Ucraina è un fulgido esempio di “democrazia”, “liberalismo” e “società aperta”.

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    Non esistono terze vie

    Le sanzioni alla Russia non solo saranno un boomerang per l’Europa (gli USA non ne patiranno, come già non ne hanno patito con quelle del 2014) ma colpiranno essenzialmente gli oligarchi russi, il vero problema (cancro) interno non risolto da Putin: e qui, c’è di più di quel che ha detto l’ambasciatore russo in Svezia: “A Putin delle sanzioni non frega niente” (testuale). Largamente previste e, come sostiene il Cremlino, già decise a prescindere.