Tag: liberismo

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    Alcuni fattori dietro la crisi in Ucraina

    Considerando la postura morale della NATO, dell’UE e degli USA l’Ucraina è stata manipolata come un pugnale puntato al cuore della Russia. Attraverso una pianificazione esterna e un finanziamento massiccio, l’Ucraina è stata staccata dal suo rapporto organico con la Russia.
    La misura in cui la rete globalista ha preso di mira la Russia attraverso l’Ucraina è facilmente visibile esaminando i rapporti finanziari annuali di ONG come il National Endowment for Democracy, Open Society institutes, ad infinitum. Qui possiamo discernere il vero significato dietro la retorica secondo cui l’Ucraina è un fulgido esempio di “democrazia”, “liberalismo” e “società aperta”.

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    Non esistono terze vie

    Le sanzioni alla Russia non solo saranno un boomerang per l’Europa (gli USA non ne patiranno, come già non ne hanno patito con quelle del 2014) ma colpiranno essenzialmente gli oligarchi russi, il vero problema (cancro) interno non risolto da Putin: e qui, c’è di più di quel che ha detto l’ambasciatore russo in Svezia: “A Putin delle sanzioni non frega niente” (testuale). Largamente previste e, come sostiene il Cremlino, già decise a prescindere.

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    Perché non è ininfluente che Schwab abbia Lenin nel suo ufficio

    In una recente intervista Klaus Schwab, propalatore e popolarizzatore del concetto di “Grande Reset”, si è fatto vedere con un busto di Lenin dietro di sé.
    Per chi conosce qualcosina della comunicazione politica, lo scenario costituito da un ufficio, o una sala, nella quale viene fornita una dichiarazione, non sono lasciati al caso. Titoli di libri, simboli, quadri e foto devono comunicare un contesto culturale, devono essere il bemolle o il diesis della dichiarazione stessa. Si va dalla foto della famiglia per suggerire normalità alla Treccani intonsa per comunicare cultura anche se la dichiarazione riguarda la variante di valico Barberino-Roncobilaccio.

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    L’inverno del nostro scontento

    L’inverno del nostro scontento non diventerà estate gloriosa sotto il sole di York, come nel Riccardo III di Shakespeare. Sarà piuttosto lo scontento tenace del romanzo di John Steinbeck. Il protagonista, uomo di solidi principi morali, attaccato al buon nome della sua famiglia, caduta in povertà per una delle crisi ricorrenti del capitalismo, è costretto a campare come commesso nel negozio che fu suo e dei suoi antenati. Vede crollare ogni principio. Il buon nome non ha più alcun prestigio, i valori di ieri non valgono più nulla. Decide di tornare alla condizione economica del passato e accetta ogni compromesso, truffa e bassezza: recupera lo status sociale, ma il deserto morale lo porta sull’orlo del suicidio.

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    Psicopatologia dei radical chic, intervista all’autore

    Roberto Giacomelli ritorna e ci delizia con un altro dei suoi piccoli ma intriganti pamphlet, questa volta su quella caricatura di essere umano che passa sotto il nome di radical chic [1].
    Giacomelli ci parla del borghese annoiato che pretende di insegnare agli altri come si vive, ma scarica su di loro le inevitabili difficoltà e tutti i problemi che generano la sua vita avvolta nella bambagia.

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    Fine del capitalismo democratico

    Nella prima metà del secolo scorso si stavano delineando i presupposti per un capitalismo “moderato”, in cui era centrale un benessere che fosse diffuso e che costituisse l’aspirazione di chi ancora non vi accedeva, ma il profitto di singoli pochi privati non era sfrenato e deregolamentato (come all’inizio e come sta tornando ad essere ora). Lo scorso secolo ha visto l’unico periodo storico in cui il popolo non fosse esclusivamente una massa sfruttata, senza coscienza, istruzione e condannata ad una vita di stenti. Quella che, soprattutto in questo periodo, abbiamo chiamato “normalità”, è stata una parentesi di pochi decenni nel corso di millenni di storia umana.

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    Inizio o fine di un’epoca?

    L’idea predatorio-capitalistica volge alla fine? Il plinto positivista che la sorregge si sta sgretolando sotto le intemperie di crescenti consapevolezze? La matrice razionalistico-illuminista, resa impura e arrogante dallo scientismo, potrà ora confortare l’umanesimo, potrà cessare di escluderlo dal mondo? La sua intelligente missione potrà ora agevolare l’evoluzione, invece di costringerla e castrarla dentro le misere stanze del materialismo?

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    Avanguardia e Retroguardia

    Serve una ventata di freschezza, anzi meglio sarebbe un bel vento che spazzi via quei miasmi che da troppo tempo accerchiano l’Italia e l’Europa in una stretta da cui pare non sia possibile uscire.