Tag: ordine

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    Fukuyama: avanti fino al 1984

    Cosa è giusto e cosa è sbagliato nel pensiero del filosofo americano riguardo alla sua valutazione del conflitto in Ucraina come una sfida all’ordine mondiale liberale.
    Il filosofo liberale americano Francis Fukuyama ha scritto il testo “La guerra di Putin contro l’ordine liberale”. L’idea principale dell’uomo che 30 anni fa predisse che la “fine” della storia non sarebbe mai arrivata è corretta. Le azioni della Russia in Ucraina significano il rifiuto di Mosca di rispettare le regole dell’”ordine mondiale liberale”. Quest’ultima iniziò a prendere forma in parte dopo la Seconda guerra mondiale con la formazione di istituzioni come l’OMC, il FMI, la Banca Mondiale, ma raggiunse il suo trionfo dopo la fine della Guerra Fredda e il crollo dell’Unione Sovietica. Poi gli Stati Uniti sono diventati l’unico centro di potere in grado di imporre (con la coercizione e la persuasione) le proprie idee su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato sull’intero pianeta.

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    La “fine della storia” mai avvenuta e la guerra russa all’ordine liberale

    Da un punto di vista ideologico, il mondo vive ancora all’ombra della controversia degli anni 90 tra Francis Fukuyama e Samuel Huntington. Qualunque siano le critiche che si possono muovere alle tesi di entrambi gli autori, la loro importanza non è stata in alcun modo sminuita, poiché il dilemma permane e, inoltre, è ancora il contenuto principale della politica e dell’ideologia mondiale.

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    Le turbolenze continueranno fino a quando non emergerà un ordine globale modificato

    L’Ucraina si è trasformata, inaspettatamente, dal punto di vista di Washington da “utile distrazione” a “il dilemma di Biden”.
    “Cosa faremo se l’Occidente non ascolta la ragione?”, ha osservato Sergei Lavrov. “Beh, il presidente della Russia ha già detto ‘cosa’ [farà]”. “Se i nostri tentativi di venire a patti su principi reciprocamente accettabili di garantire la sicurezza in Europa non dovessero produrre il risultato sperato, adotteremo misure di risposta. Alla domanda diretta su quali potrebbero essere queste misure, [Putin] ha detto: potrebbero venire in tutte le forme e dimensioni”. La Russia aveva precedentemente annunciato che, in assenza di una risposta occidentale soddisfacente, avrebbe messo da parte il linguaggio della diplomazia e avrebbe fatto ricorso a misure “militari-tecniche” non specificate, aumentando progressivamente il dolore per la NATO e gli Stati Uniti.

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    Il codice abbandonato

    L’articolo 26 del d.lgs. n. 1/2018 (c.d. Codice della Protezione civile) intitolato “Ordinanze volte a favorire il rientro nell’ordinario a seguito di emergenze di rilievo nazionale” prevede che almeno 30 giorni prima della scadenza dello stato di emergenza di rilievo nazionale (nel nostro caso si ricorda che ad oggi il termine della proroga scade il 31 marzo p.v.) è adottata apposita ordinanza volta a favorire e regolare il proseguimento dell’esercizio delle funzioni commissariali in via ordinaria nel coordinamento degli interventi, conseguenti all’evento, pianificati e non ancora ultimati.

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    Caos in Kazakistan in concomitanza con i negoziati russi

    Gli eventi hanno una somiglianza infallibile con le operazioni di cambio di regime sponsorizzate dagli Stati Uniti che hanno avuto luogo in altre nazioni. I tempi delle violente proteste che stanno scuotendo il vicino meridionale della Russia, il Kazakistan, solleva inevitabilmente degli interrogativi. I funzionari russi incontreranno a breve le controparti americane e della NATO per discutere proposte di sicurezza di vasta portata in negoziati geopolitici senza precedenti.

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    Preghiera all’ordine

    Quando si entra nel consorzio civile non si acquista solo un’immediata sicurezza. Non si cede la propria volontà per evitare di essere derubati da briganti, lasciati soli e non essere curati, perdere ogni cosa in modo incolpevole. La assoluta certezza che queste cose non possano accadere non può essere garantita nemmeno dal più provvidenziale e totalitario Stato onnipresente. Ci sarà sempre un predone sfuggito alla polizia, un medico infingardo, una calamità naturale pronta a togliervi tutto.

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    Baudelaire, gli abissi e le ali del gigante

    Duecento anni fa, nel 1821, nasceva a Parigi Charles Baudelaire, gigante delle lettere francesi, autore dei Fiori del Male, una delle raccolte poetiche più importanti della letteratura universale, per qualcuno il Dante della modernità, un termine che inventò egli stesso in versi bellissimi: “la bellezza passeggera e fugace della vita attuale, l’essenza di ciò che il lettore ci ha permesso di chiamare modernità”. Un lettore a cui egli si rivolge direttamente nella prima lirica dei Fiori del male, gettandogli in faccia tutto il male di cui cercava di liberarsi: “la stoltezza, l’errore, il peccato, la grettezza empiono i nostri spiriti e travagliano i corpi”, tra “peccati ostinati, pentimenti vigliacchi” in cui “le nostre confessioni esigono lauti compensi”. Fu il primo dei poeti maledetti per una vita consumata tra gli eccessi: alcool, prostitute, droghe di ogni tipo, le cui sensazioni descrisse nei Paradisi Artificiali, una riflessione sul rapporto tra ispirazione artistica, immaginazione, sogno e dipendenza, fino alla condanna finale del loro uso.