Tag: Paccosi

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    Quel leggero sospetto sottaciuto per due anni: la pandemia come fase propedeutica alla guerra mondiale

    Secondo la circolare inviata il 10 maggio dal governo italiano alla magistratura, in caso di guerra nucleare occorrono lockdown e uso della mascherina.
    Non ricorda qualcosa?
    Nei primi mesi del 2020, scrissi che l’emergenza pandemica stava generando, nella psicologia di massa, le precondizioni per l’accettazione passiva di un eventuale stato di guerra. Non affermai, però, che la pandemia fosse deliberatamente utilizzata a tale fine: un po’ perché penso tutt’ora che il fine dell’emergenzialismo sanitario sia soprattutto la riconversione del sistema produttivo e delle istituzioni, un po’ perché allora temevo di essere qualificato come complottista.

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    Pandemia, guerra, ancora pandemia: come e perchè occorra spezzare la catena riproduttiva delle emergenze

    L’emergenza bellica e la sua propaganda non hanno funzionato.
    Dopo tre mesi, la maggioranza della popolazione continua a essere contraria alla politica guerrafondaia del governo e, soprattutto, è nauseata dal fatto di essere costretta a vedere la faccia di Zelensky ovunque e a qualsiasi ora. Viene da ipotizzare che se la propaganda atlantista fosse stata più sobria e meno ossessiva, il risultato avrebbe potuto essere diverso.

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    Se il “civile” Occidente sceglie la violenza barbarica

    Stiamo guardando in faccia Satana tutti i giorni, ma tendiamo a rimuoverlo.
    E no, non mi riferisco all’attrice nella foto e neppure agli autori del video. E questo perché il nazionalismo etnico è oggi, semplicemente, quello che è sempre stato. Abbiamo già visto – trent’anni fa in Jugoslavia – una patina apparente di civiltà dissolversi in furia barbarica, in odio fondato sull’appartenenza etnico-nazionale.

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    La guerra e il fattore N (ed N sta per Nihil)

    Anche se l’escalation nucleare alla fine venisse scongiurata, ci ritroveremo comunque con le conseguenze del fatto di esserci arrivati vicini come mai prima d’ora.
    Negli ultimi otto anni – quando si è acceso il conflitto Nato-Russia intorno alla crisi ucraina, poi intorno alla crisi siriana e adesso di nuovo intorno a quella ucraina – ho scritto un’elevata quantità di interventi volti a sostenere la tesi che la guerra nucleare fosse diventata un rischio tanto concreto quanto probabile.

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    Disertare l’emergenza, decretare dal basso lo stato di festeggiamento permanente

    La narrazione dello stato d’emergenza permanente, prosegue a ritmo serrato basandosi su due punti di forza:
    a) la brutalità della potenza di fuoco, ovvero il fatto di avere tutti i media mainstream assoggettati a una sola e unica funzione di propaganda ideologica;
    b) la velocità del passare da un piano d’emergenza a un altro, senza dare alcuna chance di adattamento ed elaborazione neppure a quelle parti della società che si oppongono.

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    Nell’opposizione, le cose procedono lentamente

    Il movimento contro il green pass e lo stato d’emergenza, dall’inizio del 2022 ha avviato un lento e tardivo processo di confederazione unitaria che però, per il momento, non ha ancora generato alcun salto di qualità organizzativo e che, anzi, risulta constare di un’aggregazione tenuta assieme con lo sputo.

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    Pensiero tragico vs. illusioni New Age

    Di fronte a quello che sta accadendo, si possono avere due tipologie di visione critica.
    Quella portata avanti da Giorgio Agamben e più modestamente da me, secondo la quale siamo dinanzi a una crisi di civiltà, secondo la quale “vediamo l’uomo scomparire come un volto di sabbia disegnato sul bagnasciuga”, secondo la quale l’assunzione del pensiero tragico dei greci – etica e volontà che s’oppongono all’ineluttabilità, alla Legge e alla stessa Ananke, la Necessità – è l’unico modo di affrontare il trionfo su scala globale del nuovo nazismo senza esserne soverchiati, senza sprofondare nella più totale disperazione.

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    Verso la resa di conti definitiva

    A livello per il momento del tutto informale, sta correndo voce che questo sabato, 8 gennaio, tutte le città d’Italia saranno investite da mobilitazioni di protesta spontanee contro le misure che verranno annunciate oggi dal governo.
    Lo scenario, però, è molto diverso da quello del 24 luglio scorso allorché, dopo l’istituzione del green pass, si era determinata una dinamica spontanea che aveva fatto nascere, per la prima volta dall’inizio della pandemia, un movimento di massa e di pacifica protesta.

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    Anno 2022: come diventare vincitori nella sconfitta

    Le prime mobilitazioni di piazza apertamente volte a contestare il regime pandemico e alle quali ho partecipato, risalgono al novembre 2020. Da allora, è stato un susseguirsi di iniziative senza sosta – sia a Bologna ove risiedo, sia in tante altre città d’Italia – alle quali ho aderito talvolta come attivista politico e assai più spesso come artista.
    In questi dodici mesi, i momenti brevi ma intensi tramite i quali ho potuto percepire uno stato nascente, una potenza collettiva e affermativa, una fugace immagine di futuro alternativa a quella decisa dai padroni dell’economia globale, sono stati numerosi.