Tag: paura

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    Io nego ancora di Emanuele Franz, dallo stato di emergenza allo status quo

    È con la forza della ragione che Emanuele Franz, filosofo friulano, cerca di proporre un’altra narrazione di quanto è avvenuto dal febbraio 2020 ad oggi. L’autore, che già nella primavera del 2021 aveva pubblicato, sempre per i tipi di Audax Editrice, il libro Io nego, in questo secondo volume – Io nego ancora – riprende il percorso filosofico da dove lo aveva lasciato: se l’ormai famigerato stato di emergenza è stato accettato da tutti come apripista di una nuova normalità, occorre riflettere su cosa sia questa normalità, questo status quo delle cose.

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    L’avvertimento di Biden sull’Armageddon: valutazione realistica o paura politica?

    Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha avvertito all’inizio di questo mese che “per la prima volta dalla crisi dei missili di Cuba, abbiamo una minaccia diretta dell’uso [di un’] arma nucleare se le cose continueranno sulla strada intrapresa. Non abbiamo affrontato la prospettiva dell’Armageddon dai tempi del [presidente americano John F.] Kennedy”. La coincidenza vuole che questo avvenga prima del 60° anniversario di quella stessa crisi, durante quella che molti, a posteriori, descrivono come la vecchia guerra fredda.

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    Discesa nella follia

    Le argomentazioni non ruotano più intorno alla verità. Si è “con la narrazione” o “contro di essa”, scrive Alastair Crooke.
    “La follia è l’eccezione negli individui, ma la regola nei gruppi” – Fredrich Nietzsche

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    Lettera di uno studente agli italiani

    Non scrivo questa lettera come rappresentante di qualcuno, di qualche fazione, di qualche gruppo in eterno conflitto con qualcun altro. Scrivo come essere umano, uguale a tutti voi, uno studente di 24 anni che ha dedicato la vita a studiare la società, la psicologia umana e le sue implicazioni, nel tentativo utopico di contribuire, con tutti i suoi limiti, a rendere il mondo un posto migliore per tutti, in cui le persone possano vivere in armonia, realizzate, felici e unite tra loro.

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    Sul fallimento del terrore come egemonia

    Un’analisi attenta, lenta, esauriente e dettagliata del fenomeno del terrorismo quale è stato qualificato, paradossalmente indefinito ma nondimeno designato come un avversario proteiforme e decentrato dalla propaganda ufficiale universale dal 1991 al 2018, dimostra che esso è stato l’ultima risorsa di coloro che stavano perdendo rapidamente la loro influenza globale nelle varie regioni geopolitiche del mondo.

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    L’Ucraina non è una vittima, fa parte dell’agenda del NWO

    In qualità di analista politico e, cosa più importante, di studioso delle Scritture con una mentalità spirituale, ne sono assolutamente convinto: quando le principali istituzioni si avventano su un argomento, decidete collettivamente chi è una vittima e chi è un cattivo e suonate lo stesso tamburo ogni giorno più e più volte all’unisono, la narrazione che viene presentata è al cento per cento capovolta.

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    Un’emergenza tira l’altra: ma la vera emergenza è quella nostra, quella interiore

    Ci risiamo: nemmeno è giunto alla fine il falso stato di emergenza, che pronto sul piatto della paura ecco un altro piano: finito il piano pandemico, ecco che i media mainstream e di regime sono pronti con l’ennesima paura: la paura della guerra. Ma la paura della guerra è una paura ancestrale, antica, perché la guerra è antica, antichissima, c’è sempre stata!

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    L’inverno del nostro scontento

    L’inverno del nostro scontento non diventerà estate gloriosa sotto il sole di York, come nel Riccardo III di Shakespeare. Sarà piuttosto lo scontento tenace del romanzo di John Steinbeck. Il protagonista, uomo di solidi principi morali, attaccato al buon nome della sua famiglia, caduta in povertà per una delle crisi ricorrenti del capitalismo, è costretto a campare come commesso nel negozio che fu suo e dei suoi antenati. Vede crollare ogni principio. Il buon nome non ha più alcun prestigio, i valori di ieri non valgono più nulla. Decide di tornare alla condizione economica del passato e accetta ogni compromesso, truffa e bassezza: recupera lo status sociale, ma il deserto morale lo porta sull’orlo del suicidio.

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    Poker d’assi

    Sempre più persone trovano indigesto il menu governativo.
    Screditare. Deridere. Colpevolizzare. Censurare. Se ci fossero le carte da gioco governative, questi sarebbero i quattro semi del mazzo.

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    Aghi di bussola

    Da creativo, vitale e sereno a inerme e sottomesso dato sociale.
    Il vecchio Gregory (1) la chiamava mente. Una mente è il corpo sottile di intento. Un intento ha tanta più potenzialità quanto più il punto di attenzione è posato su esso. Tale forza tende a crescere in modo direttamente proporzionale alla quantità di individui che portano l’attenzione sul medesimo intento. È quanto, in campo fisico, viene detto concentrazione. Come la concentrazione è una forza fisica e anche – nel suo limitato campo – creativa, la mente è forza metafisica.