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    Assenza della coscienza e conoscenza di sé in Plotino ed Hegel – II parte

    Tutto quello che si è già esplicitato in relazione a come Plotino affronta la tematica che stiamo trattando, con l’auspicio di farlo in guisa quanto più esaustiva sia possibile, vale totalmente per lo stesso Hegel, anzi soprattutto e solo per il sapiente Svevo; e ciò per la semplice ragione che la quaestio fondamentale che egli ha affrontato in tutta la sua esperienza di vita e di pensiero è stata proprio ed esclusivamente, e ci esprimiamo obbligatoriamente in un lessico filosofico moderno, quella relativa alla tragica frattura tra soggetto ed oggetto, tra Pensiero ed Essere, madre oscura e tenebrosa di tutte le fratture dalla stessa provenienti quali: Stato e Società, Etica e Morale, Etica ed Economia, Scienza e Religione, Fede e Sapere, Uomo e Natura.

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    Assenza della coscienza e conoscenza di sé in Plotino e Hegel – I parte

    Per poter comprendere il discorso che ci accingiamo ad esporre è necessario compiere un notevole sforzo intellettivo al fine di tentare di uscire dalla gabbia mentale della cultura moderna: la Tradizione Classica greco-romana non ha conosciuto il concetto di coscienza e quindi nemmeno la parola che potesse corrispondere allo stesso. Basti pensare che tutti gli autori sia greci che romani, nelle loro opere, non hanno quasi mai usato la parola “io” ma sempre il “noi”! È questa verità che è necessario affrontare e… “digerire” onde tentare di avvicinarsi alla immensa e coincidente sapienza, su tale fondamentale tema, sia di Plotino quanto di Hegel.