Tag: simboli

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    La luce di Fatima

    Molto si è detto e scritto sulle apparizioni di Fatima. Molto, e crediamo anche troppo, ci si è attardati sui cosiddetti “segreti”, andando più spesso a cercare l’ombra che la luce. In verità, l’una non può stare senza l’altra. Anzi, ricordiamoci che più le tenebre si infittiscono, più la luce può irrompere vittoriosa, anche se all’apparenza tenue.

  • Thumbnail for the post titled: Chi è il vero “cattivo” del film “Jurassic World: Il Dominio”? Una riflessione sul “Cattivo/a” e sulla malvagità umana  [3]

    Chi è il vero “cattivo” del film “Jurassic World: Il Dominio”? Una riflessione sul “Cattivo/a” e sulla malvagità umana  [3]

    Nel primo film della saga di Jurassic Park (1993, Universal Pictures and Amblin Entertainment, Regia di Steven Spielberg), il vero cattivo è Dennis Nedry: la vera nemesi di John Hammond. Dennis Nedry corrotto dal rivale della ingen Lewis Dodgson, ruba gli embrioni dei dinosauri per consegnarli al capo della Byosin. Per realizzare il piano, disattiva tutta la corrente elettrica del parco, favorendo la distruzione dei recinti da parte dei dinosauri.

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    L’esoterismo della Tradizione di Roma svelato dai simboli e dalla dottrina della Filosofia Ermetica

    Noi possiamo cogliere la dimensione profonda, sostanziale, in una parola l’ontologia del ciclo eroico-guerriero romano (come anche di quello ellenico) solo “guardandolo” dal punto di vista ermetico-alchemico.

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    Coraline e la porta magica, il lato oscuro del Femminile e la filosofia dell’apollineo e dionisiaco [3]

    Quando Coraline è dentro il salotto della casa misteriosa, sente la voce di sua madre che sta cantando in cucina:
    “che cosa ci fa la mamma in cucina di notte!”, pensò.
    “mamma?!, che cosa ci fai in cucina di notte”, chiese stupita Coraline,
    E non appena entra in cucina scopre che questa sua Altra Madre porta i bottoni cuciti sugli occhi.

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    La Luce di Pasqua della storia russa [3/4]

    Sullo sfondo di questa sofferenza russa, sono emerse nuove forme di nazionalismo russo, non tradizionalmente caratteristiche dei russi, ma molto acute e vivaci. Piena di gente sincera e sofferente, una pletora di nazionalisti dice che il popolo russo è stanco, il popolo russo si sta restringendo, i russi non hanno più la forza di reggere grandi spazi, una grande disgrazia si è abbattuta sui russi; dunque, basta alimentare il Caucaso, non dobbiamo nutrire il Caucaso, ma le province russe. La Russia è per i russi.

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    È la piaga dei tempi quando i ciechi guidano i pazzi

    Due più due fa quattro. Almeno finora; la cultura della cancellazione avanza e se al potere farà comodo che una massa cretinizzata creda il contrario, potrà fare tre o cinque. Troverà intellettuali, militanti, politici pronti a convincere della nuova aritmetica un mondo (occidentale) impazzito. È la piaga dei tempi, quando i ciechi guidano i pazzi, sospira il povero Gloucester, che non ha più gli occhi, nel quarto atto di Re Lear di Shakespeare. L’atto finisce così: “le notizie variano. È tempo di stare in guardia. Le forze del regno si avvicinano in fretta”. Pazzi e autentici imbroglioni guidano un gregge umano impazzito che non sa più vedere, pensare, reagire.

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    Dies Natalis

    Quando Roma si fece, con il favore delle divinità autoctone e straniere, si chiuse un cerchio; un sacro sulcus, una linea circolare inamovibile che divenne il centro simbolico e rituale d’ogni sua gloria futura. Il Pomerio (post-murum) ovvero confine esterno ne sanciva tracciato inviolabile. Al suo interno, le prime famiglie costruirono abitazioni circolari. Ognuna di queste aveva un patriarca ovvero un pater familias, depositario della conoscenza del sacro che veniva trasmessa al suo gruppo d’appartenenza. Un pontifex che intorno al centro sacrale-fuoco della propria capanna, aveva il ruolo di intermediario terrestre dei culti e riti che rinsaldavano l’affiliazione/adesione alla ristretta comunità che poi si fece villaggio, città, Impero e vide nel Pontefice Massimo o re, il reggitore della sfera collettiva del sacro. Ma l’impronta era stata data ed il capo famiglia rimase, con funzione centrale insieme ed in forma differente alla Matrona romana, – vaso contenente il seme – centro del nucleo familiare.

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    Schiavi in una falsa immagine del corpo

    Isolati, oppressi, marchiati: i nostri corpi raccontano la morte e non più la vita. Raccontano lo svuotamento che si lascia riempire e possedere dalla paura, un liquido infetto che ruba ogni spazio. Gli occhi più non vedono perché dati in prestito ai signori della menzogna. Così subiamo ogni oltraggio e abbandoniamo gli ultimi rimasugli di dignità. Il corpo è pegno per la vittoria sulle proprie paure e nevrosi, è il facile baratto che alimenta l’illusione di una normalità da riconquistare ad ogni costo. Ma non vi è qui più né corpo, né uomo, solo la loro impacciata controfigura.