Tag: tattica

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    Putin ha intuito per tempo la trappola americana

    Gli strateghi americani avevano previsto che la campagna di pesanti sanzioni contro la Russia, causata dall’offensiva in Ucraina, avrebbe stretto in isolamento il paese euroasiatico e gli stessi avevano prefigurato il crollo dell’economia russa per effetto di una grave crisi politica interna, che avrebbe favorito un cambio di regime al Cremlino o anche semplicemente avrebbe provocato il collasso del loro principale avversario.

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    Approccio critico analitico aggiornato a quanto sta accadendo in Ucraina

    Coloro che festeggiano il ritiro delle truppe e della popolazione russa dalla parte settentrionale dell’Oblast di Kherson temo non abbia mai letto Sun Tzu: L’arte della guerra.
    Probabilmente sono gli stessi che hanno ritenuto fosse una grande vittoria la conquista ucraina dell’oblast di Kharkiv un paio di mesi fa, che in realtà è stata possibile grazie a una ritirata russa, eseguita ordinatamente e con pochissime perdite di uomini e mezzi.

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    Confronto e contrasto tra le ritirate della Russia dalle regioni di Kharkov e Kherson

    In questo periodo è della massima importanza applicare il consiglio del Presidente Putin di non indulgere in pensieri velleitari, evitando le teorie cospirative degli “scacchi a 5D” e altri meccanismi di coping, per non gonfiare artificialmente le speranze dei sostenitori della Russia e metterli così di fronte a un’altra possibile caduta imminente.

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    Procrastinazione geopolitica

    La formula di Carl von Clausewitz, secondo cui la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, è rafforzata nel XXI secolo dalla geoeconomia, dove le catene di approvvigionamento, le tecnologie promettenti e il controllo dei beni finanziari e di altro tipo obbligano a prendere decisioni in tempi rapidi e a considerare gli effetti a cascata che possono verificarsi in una situazione complessa. L’operazione

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    La guerra la vince chi la fa bene

    Il mainstream continua a sostenere che l’esercito russo si è rivelato inconsistente, che sta perdendo, “non riesce a sfondare”, è in difficoltà, ha sbagliato tutto etc. Secondo alcuni verrà sconfitto.
    Su questo tema chi vuole andare oltre la propaganda dovrebbe cercare di essere oggettivo: non è questione di stare con o contro gli ucraini, con o contro i russi. La guerra è guerra e la vince non chi ha ragione ma chi la fa bene, e magari riesce a farla bene perché dotato di “armi fatali” e “potenza di fuoco” che non è sempre solo ed unicamente quella delle bocche di fuoco dei cannoni.

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    Informazione, libertà e narrazioni geopolitiche

    Non c’è niente da fare: la cantilena del mainstream è: “Da noi in Occidente c’è libertà di stampa e informazione, in Russia c’è solo propaganda”. Non c’è niente da fare: i sedicenti analisti Occidentali tutti i giorni ci spiegano cosa ha in testa Putin, che l’Ucraina ha battuto i russi, che l’Occidente deve sostenere con armamenti l’Ucraina e possibilmente interrompere la fornitura di gas. Non c’è niente da fare: i soldati russi sono orchi ignobili che mangiano bambini, stuprano, torturano, usano armi chimiche, sparano alla schiena ai civili che escono dai rifugi per andare ad acquistare il latte per i neonati ospitati negli ospedali deliberatamente bombardati dai russi mentre gli ucraini, sulla riva del lago procedono alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, ridonano la vista ai ciechi, guariscono dalla lebbra i diseredati di Gerusalemme, resuscitano Lazzaro e i suoi cugini.

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    La potenziale catastrofe di percepire erroneamente la “guerra totale” come guerra tattica

    Lo zeitgeist di oggi è che tutta la politica non è altro che un arazzo manicheo dei “buoni” e di coloro che non sono riusciti a “decolonizzare” il loro passato.
    La guerra in corso in Ucraina è stata intesa da un lato – la più ampia visione occidentale – in termini di espressione laica della cultura occidentale odierna. In genere, viene presentata come una lotta di questa cultura, vagamente confezionata come “democrazia” contro la cultura autoritaria di Russia, Iran e Cina, culture che riflettono valori offensivi, nativisti e repressivi “scorretti”.

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    Il morale dell’esercito russo e il sentimento contro la guerra in patria non sono come dicono i media

    La tendenza generale è che una guerra d’informazione molto intensa viene condotta contro la Russia in questo momento, soprattutto per quanto riguarda le due narrazioni fuorvianti che sono state chiarite in questa analisi. Lo scopo non è solo quello di screditare l’operazione speciale agli occhi del mondo facendo sembrare che la maggior parte dei russi sia contraria, ma anche di influenzare quegli stessi russi a esprimere più attivamente il disaccordo pubblico con la campagna, anche attraverso la partecipazione a raduni non autorizzati.

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    Concetti militari chiave americani [2/2]

    Nel 2017 negli Stati Uniti è stato annunciato il nuovo concetto di “guerra a mosaico”. Il termine è stato coniato da Thomas J. Burns, ex direttore dell’Office of Strategic Technology della DARPA, e dal suo ex vice, Dan Patt.
    Questa teoria è fondamentalmente diversa dal tradizionale modello del “sistema di sistemi”, che Burns e Patt considerano errato, poiché spesso limita intrinsecamente adattabilità, scalabilità e compatibilità.