Tag: Zelensky

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    Che errore ha fatto Zelensky in Israele

    In Israele, uno dei video più popolari delle ultime settimane mostra un soldato ucraino di nome Alex che scopre il contenuto del suo zaino militare. Dopo aver agitato i suoi occhiali a visione notturna alla telecamera, tira fuori una traduzione ucraina di Golda, una biografia dell’ex primo ministro israeliano nato a Kiev, Golda Meir.
    Alex, pur non essendo ebreo, spiega che intende portare il libro con sé in battaglia. Dice che il suo soprannome è Zion “perché sono un sionista”.

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    La potenziale catastrofe di percepire erroneamente la “guerra totale” come guerra tattica

    Lo zeitgeist di oggi è che tutta la politica non è altro che un arazzo manicheo dei “buoni” e di coloro che non sono riusciti a “decolonizzare” il loro passato.
    La guerra in corso in Ucraina è stata intesa da un lato – la più ampia visione occidentale – in termini di espressione laica della cultura occidentale odierna. In genere, viene presentata come una lotta di questa cultura, vagamente confezionata come “democrazia” contro la cultura autoritaria di Russia, Iran e Cina, culture che riflettono valori offensivi, nativisti e repressivi “scorretti”.

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    L’Ucraina non è una vittima, fa parte dell’agenda del NWO

    In qualità di analista politico e, cosa più importante, di studioso delle Scritture con una mentalità spirituale, ne sono assolutamente convinto: quando le principali istituzioni si avventano su un argomento, decidete collettivamente chi è una vittima e chi è un cattivo e suonate lo stesso tamburo ogni giorno più e più volte all’unisono, la narrazione che viene presentata è al cento per cento capovolta.

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    Libertas in veritate: contro la falsa verità dell’uomo moderno

    Siamo in tanti, impegnati a comprendere cosa sta avvenendo in Ucraina; alcuni intuiscono che gli eventi hanno un significato non solo territoriale ma anche per il mondo e per la storia.
    La cosa certa è che la verità non la troviamo nelle narrazioni ufficiali, dobbiamo prima di tutto assumerci il peso della ricerca delle fonti, vagliando tutto. Ma non basta. Occorre anche avere uno sguardo più ampio.

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    Conflitto in Ucraina: geopolitica, identità e questioni di sicurezza

    L’operazione militare della Russia in Ucraina, iniziata il 24 febbraio, è stata una sorpresa sia per i cittadini russi che per gli altri Stati. Soprattutto per gli Stati lontani, che hanno sempre percepito l’Ucraina e la Russia come Paesi vicini amici e fratelli. E i turisti che sono venuti in Ucraina e Russia hanno visto solo residenti ospitali.

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    Le menzogne mediatiche e le prossime mosse

    Oggettivamente le cose volgono al peggio. Il menzognero bombardamento mediatico dell’Occidente per mostrificare la Russia sale di livello. Di ieri la notizia che i russi hanno bombardato un ospedale pediatrico. Gli ucraini sul posto hanno dichiarato che ci sono stati 17 feriti e un morto tra le “persone”. Zelenskjy in mondovisione ha invece dichiarato che è stata strage di puerpere e neonati e i caritatevoli bombardatori degli ospedali di Belgrado e Baghdad gli sono andati in coda. Lo schema teso ad indignare l’opinione pubblica occidentale è lo stesso usato in Siria quando i media occidentali riprendendo la dichiarazione degli USA e relativi compari di merenda elencarono il bombardamento di 28 ospedali pediatrici a Damasco, quando in totale Damasco ne contava 2. Non viene detto che l’ospedale ucraino era evacuato dalle partorienti e dal personale medico e trasformato i sotterranei in deposito militare da parte dell’esercito ucraino.

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    La Russia chiede al Consiglio di sicurezza dell’ONU di intervenire sui Biolab ucraini

    La Russia ha chiesto una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per discutere i presunti programmi di armi biologiche sostenuti dagli Stati Uniti in Ucraina. Washington ha negato di possedere o gestire tali biolab nel paese, mentre Kiev ha insistito sul fatto che le strutture fossero impegnate solo nella ricerca civile.

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    Fatti contro finzioni

    La Seconda guerra mondiale iniziò con un fucile americano tipo 303, ma alla fine gli Stati Uniti sganciarono una bomba atomica. Dopo 37 anni di silenzio, nel 1982, iniziò la guerra più coraggiosa della Gran Bretagna dalla prima guerra europea, che portò all’occupazione delle Isole Falkland in Argentina. Dopo la guerra fredda, la seconda guerra europea fu combattuta tra Russia e Georgia e l’Abkhazia divenne parte della Russia. Nel 2014 è scoppiata la terza guerra europea nella penisola di Crimea. Da una parte c’era l’Ucraina, sostenuta da Europa, Gran Bretagna e Stati Uniti, dall’altra la Russia da sola. La Crimea fa ora parte della Federazione Russa.

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    Il continuo sostegno USA-NATO ai neonazisti in Ucraina

    Negli ultimi mesi, il capo della NATO Jens Stoltenberg ha continuato a delineare il “riconoscimento” della sua organizzazione per l’Ucraina “affinché diventi un membro della NATO”. Due settimane fa Stoltenberg ha dichiarato pubblicamente a Washington che “lavoriamo con l’Ucraina per aiutare l’Ucraina ad avanzare verso la sua integrazione transatlantica… abbiamo fondi fiduciari, abbiamo formazione, abbiamo diversi tipi di attività con cui stiamo aiutando l’Ucraina”.

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    Fai presto a sporcarti con l’autodeterminazione: quattro stanze wilsoniane

    Nel 1918 Woodrow Wilson, allora Presidente degli Stati Uniti d’America, propone il suo famoso piano all’Europa in procinto di costruire il suo nuovo ordine dopo la Prima Guerra Mondiale.
    Il piano, esulando dai contenuti singoli, prevedeva un principio motore: l’autodeterminazione dei popoli.
    Il principio di autodeterminazione non era, ovviamente, una novità: Wilson lo aveva mutuato sia dall’esperienza post-1848 europea sia dalla tradizione anticoloniale statunitense. A questo canovaccio già pronto però Wilson aggiunge due elementi davvero innovativi: da un lato l’idea del “Principio”, vale a dire del fatto che l’autodeterminazione non fosse più una aspirazione, e cioè che fosse una spinta originata dal popolo stesso al quale si poteva o meno concedere un riconoscimento, ma un principio ordinatore della geopolitica contemporanea, ergo un piano che si dovesse realizzare metodicamente. Dall’altro lato lo sganciamento del principio di autodeterminazione dal problema della “Taglia Minima”, che aveva invece guidato, per tutto l’Ottocento, il problema della autodeterminazione.