Tassa sulle successioni: un futuro tema caldo

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di Lorenzo Centini

L’osservazione strutturale della realtà serve per proiettare il pensiero oltre le ristrettezze contemporanee. E anticipare un tema, organizzare per tempo un dibattito prendendosi il tempo necessario per vederlo crescere nella società aiuta a costruire una posizione che tenga di conto dei difetti di crescita indotti dalle condizioni del dibattito stesso.

La piramide anagrafica parla chiaro. In futuro, quando le generazioni del baby boom arriveranno a morire, ci sarà una grandissima quantità di beni, sia liquidi che non liquidi, che si trasferirà ai loro discendenti. Questo avverrà peraltro soprattutto nei paesi ricchi, dove lo scenario standard sarà la trasmissione dell’eredità ad una quantità di figli oscillante tra l’uno e i 2.

Questa grandissima quantità di beni è divisa in beni liquidi (compresi di azioni, aziende, ecc) e non liquidi, come le case. Problema importantissimo in Italia, dove moltissimo capitale, sequestrato dal mattone, risulta non impiegato e con valutazioni non realistiche (in un senso o in un altro).

Tale enorme somma deve essere gestita. Facendo un paragone, potremmo assimilarla all’ininterrotto flusso di beni ecclesiastici che le monarchie europee incamerarono a velocità e intensità differenti per tutta l’età moderna. Un vero e proprio tesoretto, esistente, ma, come un pozzo petrolifero, di difficile raggiungibilità, talvolta.

Che fare infatti? Una trasmissione priva di tassazione mette in gioco il problema della capacità effettiva di chi riceve una eredità di farla fruttare. Questo è un problema ben conosciuto, che proprio in questi due decenni ha attraversato il sistema delle PMI italiane. Il cambio generazionale ha interrotto molto spesso esperienze aziendali, e una generazione di figli interessati al rentierato ha, spesso, avuto effetti ben più distruttivi di crisi e strette del credito.

Per un altro verso, l’alta tassazione potrebbe assimilare questo tesoretto (non tanto “etto”) al gettito statale, con tutte le disfunzioni occasionali.

Lo stato e gli stati, nei prossimi anni, tenderanno sempre di più a normare la tassa sulla successione, scegliendo se giocare in società questo flusso e futuro “tappo” finanziario o se prelevarlo come extragettito dato dalle circostanze demografiche. In Italia, dove notoriamente il capitalismo familiare aveva sempre visto con orrore la tassa di successione, se ne parlò nel 2019/2020, dietro il linguaggio morigerato dell’adeguamento di tasse di successione bassissime agli standard contemporanei. La Francia di Macron pare andare in direzione totalmente opposta: defiscalizzare quest’area, sfrondando il tutto da una tassazione molto più alta della nostra.

Mossa elettorale certo: le elezioni si vincono sulla fascia 50/60, la coorte demografica più influente, ricca, con maggior agganci, e, ovviamente, preoccupata in proporzione da codesto tema. Ma anche previsione a lungo termine, perchè il problema diventerà sempre più caldo, a mano a mano che il tappo demografico si avvicinerà al suo picco.

Avremo in Italia un dibattito, che, azzardo, si articolerà in due posizioni. Da un lato avremo la fazione tecnocratica, liberale e “responsabile” che vedrà questo come l’occasione ottima per svecchiare il capitalismo italiano, defamiliarizzarlo, favorendo conglomerati e la federazione di PMI. Per far questo la fazione di cui sopra proporrà una doppia strada: da un lato l’aggressione al capitale sequestrato dal catasto, il quale, nelle piccole e medie imprese, costituisce talvolta una parte cospicua, alzando le tasse sugli immobili ad uso economico, così da favorire l’uscita di scena di aziende a bassa rendita produttiva. Dall’altro promuoverà una certa tassazione sulle eredità, il cui extragettito, si dirà, servirà a favorire forme socialdemocratiche di sostegno sociale.

Contro questa si schiererà la destra italiana, che invece difenderà, come ha fatto d’altronde finora, lo stile capitalistico classico italiano, ricusando qualsiasi tassazione e qualsiasi attacco agli immobili.

Cerchiamo di anticipare un dibattito, una buona volta.

Foto: Idee&Azione

7 febbraio 2022