The Social Dilemma e Don’t look up, ovvero come Netflix utilizzi l’intelligenza analitica per perpetuare il mito destra-sinistra

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di Riccardo Paccosi

The Social Dilemma e Don’t Look Up sono due opere assolutamente diverse sul piano linguistico-formale, ma parimenti omogenee dal punto di vista pedagogico e ideologico; tanto che, messe assieme, delineano quale siano il ruolo e l’indirizzo strategico di Netflix all’interno dell’ideologia dominante.

Nel docu-drama The Social Dilemma, il regista Jeff Orlowski descrive con rara efficacia come il meccanismo di profilazione che – a scopo pubblicitario e di profitto – investe gli utenti dei social media, implichi altresì la polarizzazione progressiva ed estrema delle opinioni politiche. Al culmine di quest’analisi impeccabile ed eccellente sul piano tecnico-divulgativo, però, l’opera scivola nella più banale delle propagande ideologiche mostrando come il processo di polarizzazione sopra descritto abbia portato alle vittorie elettorali di Trump e Bolsonaro.

E così, da critica sistemica al capitalismo, tutto si riduce a una mera riproposizione del mitologema secondo cui le storture e le ingiustizie del sistema capitalista coinciderebbero con la destra del medesimo.

In Don’t look Up – opera che sul piano tecnico-stilistico nonché di budget denota un livello qualitativo decisamente maggiore di quello riscontrabile nella maggior parte delle altre produzioni Netflix – lo schema si ripete: abbiamo una satira molto efficace sul meccanismo di fagocitazione e indistinzione che il processo politico-mediatico esercitano sul reale e sui fatti, con esasperazioni di humor cinico-grottesco paragonabili a quelle presenti nel Dottor Stranamore di Kubrick.

Tutto questo apparato di satira ficcante e in un primo momento non superficiale, ancora una volta e purtroppo, viene messo al servizio della sempiterna riproposizione del mitologema destra-sinistra.

Come in recenti fumetti di Dylan Dog, il talentuoso regista Adam McKay ci dice che, se ci troviamo oggi immersi nella post-verità ovvero nell’impossibilità di disporre d’una concezione comune riguardo a cosa sia reale e cosa no, ciò sarebbe dovuto alla destra. È la destra a essere asservita al profitto, è la destra a dubitare dell’oggettiva verità scientifica e così via. È dunque la destra a impedire, nel film, che il mondo si compatti per fronteggiare un evento a rischio estinzione.

La trama di Don’t Look Up racconta, in buona sostanza, di due scienziati di sinistra che si ritrovano a dover fronteggiare un’amministrazione presidenziale americana di destra.

Il fatto che, attraverso la figura massimamente negativa del magnate della telefonia mobile, venga inflitta una sferzata satirica anche al mondo dell’imprenditoria digitale e alle sue farneticazioni tanto transumaniste quanto inequivocabilmente “di sinistra”, senz’altro fa piacere ma non modifica il quadro di lettura generale.

Ci dispiace, cari registi e cara Netflix, ma i problemi che le vostre opere affrontano sono problemi intrinseci a un sistema capitalista in cui da trent’anni, per ciò che riguarda gli indirizzi strategici primari, a dettare l’agenda è invece l’ala sinistra del fronte neoliberale.

Affermare che invece tali problemi sarebbero dovuti all’esistenza dell’ala destra di suddetto fronte, significa operare una semplificazione mistificante e promuovere un approccio assolutorio verso le storture del sistema in quanto tale e verso gli interessi che lo guidano.

Foto: Idee&Azione

30 dicembre 2021