Toccare il cielo

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di Damir Nazarov

Le fazioni della Resistenza islamica non hanno rivelato il loro potenziale

 

Gli osservatori dell’Iraq hanno spesso sentito il termine “fazioni della resistenza” o “resistenza islamica dell’Iraq”. Questi nomi sono applicati all’unione di varie fazioni con ideologia islamica, che si sono dichiarate per la prima volta durante l’occupazione americana. Le principali organizzazioni che si nascondono sotto il marchio “Resistenza islamica” sono Kataeb Hezbollah, Asaib al-Haq, Harakat Hezbollah al-Nujaba e la Brigata del Signore dei Martiri. Ognuno di questi gruppi ha i suoi proxy e le sue filiali. Nonostante la gloriosa storia del jihad, oggi le fazioni della Resistenza islamica in Iraq sono giunte a una vera e propria impasse nel loro sviluppo.

 

Le fazioni della Resistenza, nonostante il comune sistema di vedute, non riescono a unirsi in un’unica forza religiosa e politica, né a proporre un’ideologia per la trasformazione rivoluzionaria dell’Iraq. La situazione dimostra che c’è uno scarso orientamento filo-iraniano, perché oltre a loro, in Iraq ci sono leader politici, religiosi e organizzazioni abbastanza noti, il cui punto di riferimento è la Repubblica Islamica dell’Iran e che si stanno realmente muovendo verso cambiamenti fondamentali, cosa che non si può dire di fazioni come Kataeb Hezbollah e Sheikh Khazali, che hanno sostenuto per molto tempo la modalità del “sistema delle quote”. Il sostegno alla dittatura del cartello petrolifero in Iraq dimostra la contraddizione più forte nella politica delle fazioni della Resistenza islamica, ad eccezione di Harakat al-Nujaba, che finora si sono opposte al sistema delle quote solo verbalmente. La contraddizione sta nella natura antimperialista delle fazioni, ma questo non impedisce loro di sostenere il sistema di governo imposto dagli americani nel loro Paese.

 

Un altro punto è Sistani, è noto che Marja è il principale oppositore dell’Iran nell’ambiente sciita dell’Iraq. Le fazioni della resistenza ignorano la dittatura di Najaf, che prima o poi si trasformerà in un grosso problema, dal momento che l’anziano Sistani ha un figlio apertamente anti-iraniano, molto più radicale del padre nei confronti di Teheran. Ma la Resistenza islamica non può nemmeno scegliere un’autorità religiosa locale in contrapposizione a Marja per avviare in qualche modo dei cambiamenti nella società.

 

La principale lamentela nei confronti della Resistenza islamica irachena è la passività in termini di vendetta contro gli americani e i sionisti per l’assassinio di Suleimani e Muhandis. Qui si può obiettare, si dice che gli iraniani hanno deciso di pianificare una risposta più ampia agli yankee rispetto al semplice bombardamento delle basi del Pentagono nella regione, sì, ma questo non significa che gli iracheni siano sollevati dalla responsabilità. Le basi statunitensi sono ancora in funzione sul territorio iracheno e la distruzione degli occupanti non influirebbe comunque sull’accordo nucleare tra Iran e Occidente o sulla situazione regionale. D’altra parte, i gruppi di resistenza effettuano costantemente attacchi leggeri contro gli occupanti, più volte al mese, finora senza conseguenze letali per Washington, il che indica un alto livello di addestramento al combattimento delle fazioni, che possono portare qualsiasi attacco ovunque in Iraq. Ma cosa succederà dopo? Qui torniamo alla questione dell’ideologia. Non basta cacciare gli americani dal loro Paese, non basta dichiararsi a gran voce, è molto più importante cambiare il famigerato sistema delle quote, ma la Resistenza islamica dell’Iraq non osa fare un passo del genere, perché non ha alcuna idea rivoluzionaria per la società locale.

 

Oggi, alcuni leader delle fazioni riescono a giustificare la loro inazione contro gli occupanti con dichiarazioni controverse, così lo sceicco Khazali ha dichiarato che “la resistenza era pronta ad attaccare gli americani, ma stavamo aspettando un segnale dagli iraniani, loro hanno esitato e poi era troppo tardi”. Lo sceicco dovrebbe capire che la risposta degli iraniani è una cosa, ma gli iracheni sono un’altra cosa ancora. Le risposte degli iraniani e degli iracheni agli americani non devono necessariamente coincidere, Asaib al-Haq deve assumersi la responsabilità o unirsi ad altre forze politiche con un certo piano d’azione. Inoltre, lo sceicco ha sottolineato che il presunto “intervento turco è più pericoloso del rimanere degli americani nel Paese”. I turchi sono solo le guide degli americani nella regione e temono in ogni modo di entrare in un confronto diretto con le fazioni filo-iraniane in Iraq, mentre il Pentagono è stato ufficialmente dichiarato terrorista per conto della Repubblica Islamica dell’Iran. La differenza tra turchi e americani è enorme.

 

Dicono che c’è una sorta di tregua tra le fazioni della resistenza e gli yankee, in ogni caso è evidente che si è trascinata e sta facendo il gioco di Washington. Così, la tattica di conformismo delle forze di resistenza irachene ha influito sulle loro relazioni con l’IRGC.

 

            Anche la situazione con i sionisti solleva interrogativi. Mentre i gruppi di resistenza si posizionano come “principale forza antisionista”, essi si sono limitati a una partecipazione parziale alla Battaglia della Spada di Al-Quds. Anche se nessuno impedisce ai gruppi di attaccare le posizioni sioniste nell’autoproclamato Kurdistan, nell’Anbar o a Baghdad [1]. Le fazioni della resistenza non sono state nemmeno in grado di imporre una lotta ai sionisti nell’arena politica, per cui lo stesso Muqtada Sadr ha preso l’iniziativa nelle proprie mani e ha presentato al Parlamento una legge sul “divieto di ogni tipo di relazione con i sionisti”.

 

Per concludere, passerò alla cronologia della formazione della Resistenza islamica, come sala operativa dei gruppi nel periodo post-occupazione, quando gli americani occuparono l’intero Iraq. Nel 2018, lo sceicco Nasiri, allora associato a Harakat al-Nujaba, ha dichiarato in un’intervista al canale al-Mayadeen che “presto verrà creato un enorme esercito per liberare al-Quds, la cui spina dorsale sarà costituita dalle fazioni della resistenza irachena”. Sono passati quattro anni, non c’è stato alcun annuncio ufficiale dell’“esercito di al-Quds” e c’è ancora una spaccatura all’interno della fazione in Iraq e disaccordi con le altre principali forze politiche del Paese. Non è necessario rinunciare al progetto, ma al momento ci sono molti problemi in divenire. A proposito, né lo sceicco Khazali né il Kataeb Hezbollah hanno detto nulla del genere sull’“Esercito di liberazione della Palestina”, la domanda sorge spontanea: quali sono i loro piani per la zona occupata di al-Quds?

 

Alla fine di maggio 2019, è apparso un video che rivendicava la creazione del cosiddetto “Fronte dei rivoluzionari liberi”, che ritraeva diverse persone sullo sfondo delle bandiere di Hashad al-Shaabi e di diversi gruppi del PMU: in particolare, Asaib Ahl al-Haq, Saraya Ashura, Saraya Al-Khorasani, Kataib Sayyid al- Shuhada, Liwa al-Tafuf, Kataib Jund al-Imam, Badr, Kataib Hezbollah, Kataib al-Imam Ali e Saraya al-Salam. Nel video, l’oratore ha dichiarato l’unità delle fazioni nell’opporsi alla presenza statunitense e ha invitato gli iracheni a unirsi al fronte. Il tempo è passato, il Fronte rivoluzionario non si è dichiarato in termini di attacchi contro i terroristi del Pentagono.

 

Le fazioni della Resistenza islamica sono esistite per molti anni in un regime ombra, poi integrato in Hashad al-Shaabi, ma con la condizione di mantenere l’autonomia. Tuttavia, i vantaggi della “libertà personale” non hanno permesso loro di uscire dalla faziosità e di creare una struttura monolitica basata su un’unica fazione della resistenza [2]. Pertanto, non dobbiamo sorprenderci se domani sentiremo parlare dello scioglimento di alcune organizzazioni ben note, in questa situazione dovrebbero incolpare solo se stesse. Una cosa è chiara, la Ummah ha bisogno di una nuova repubblica islamica con l’ideologia della rivoluzione di liberazione da Tagut e non di gruppi sparsi di guerriglieri che si tirano addosso la coperta all’infinito.

 

[1] Kataeb Hezbollah ha mostrato una foto di alcuni combattenti nei tunnel di Gaza al culmine della battaglia e la partecipazione degli iracheni era finita. Harakat al-Nujaba ha espresso la disponibilità ad unirsi, ma per varie ragioni la sua offerta è stata ignorata. Lo sceicco Khazali ha detto che il Mossad è presente ad Anbar, lo sceicco Kaabi ha spiegato che i sionisti girano per Baghdad sotto le sembianze della NATO.

[2] C’è stato un tentativo di creare un analogo del Basij iraniano in Iraq basato su Saraya Al-Khorasani, ma l’idea non è mai stata attuata, anche a causa dell’ampia opposizione di altre fazioni.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Idee&Azione

8 settembre 2022