Ucraina, Donbass e l’importanza di rispettare la Storia

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di Lorenzo Nicola Roselli

Di questi tempi sono un po’ tutti ucrainisti (ma visto che i nostri palinsesti nazionali mi ricordano Troy Mcclure, direi più “ucrainologi”), ma a ben vedere qualsiasi background storico sulle vicende di questo importante pezzo d’Europa nel pourparler si riduce al sillabare con balbuzie «Rus’ di Kiev» e vaghi aneddoti d’antan collocati nel solo Novecento.

Per esempio, non molti sembrano sapere che i colori della bandiera ucraina, aldilà della poetica immagine del campo di grano dorato sotto un terso e azzurro cielo, ha un riferimento araldico preciso: lo stemma dell’Hetmanato cosacco.

L’hetman (отаман) era il titolo attribuito al comandante in capo della comunità cosacca la cui società, fedelmente alle più antiche tradizioni guerriere norrene e slave, poneva alla propria guida un’aristocrazia rigorosamente combattente.

Quando nel 1648 l’hetman Bohdan Chmel’nyc’kyj (da noi noto come Bogdan “il Nero”) pensò bene di rivoltarsi insieme alla sua comunità contro la Confederazione Polacco-Lituana per instaurare nel 1649 un nuovo stato cristiano-ortodosso tra la Galizia, la Bessarabia e la Bielorussia orientato ad un patto di fedeltà verso il Principato moscovita, ritenne pertanto di denominarlo “Hetmanato dei Cosacchi”.

Sorgeva così l’Ucraina come entità statuale separata e distinta dalla Polonia quanto dalla Russia (di cui per volontà degli stessi cosacchi era tuttavia uno stato vassallo).

Le insegne gialle e azzurre dell’Hetmanato furono scelte nel 1917 come simbolo dell’effimero Stato ucraino, quanto della Repubblica Popolare dell’Ucraina e la Repubblica dell’Ucraina Occidentale negli anni immediatamente successivi alla fine della Grande Guerra prima di essere smantellata dall’espansione della neonata Polonia e dagli scossoni d’assestamento della Guerra civile russa.

Il guerriero cosacco (stemma storico dell’Hetmanato) è scomparso dalla simbologia dell’Ucraina odierna in favore del Tridente di San Vladimiro (in continuità con la Repubblica dell’Ucraina Occidentale).

Tuttavia, l’insegna ufficiale della “Novorossiya”, il progetto confederativo lanciato nel 2015 dalla Repubblica Popolare di Donetsk per tutta la Regione del Don, lo colloca nuovamente al suo epicentro contornandolo con l’aquila bicipite della Rus’.

Un simbolo eminentemente ucraino che rammenta la non sopita identità nazionale di molti degli abitanti di Donetsk e Lugansk (e che emerge in questo documentario di Vice realizzato nel 2014 a Donetsk, dove un cittadino della neonata Repubblica urla a una ragazza sostenitrice di Euromaidan che lo stava provocatoriamente invitando ad andarsene in Russia: «Io voglio vivere in Ucraina! Nell’Ucraina dove sono nato! La “tua Ucraina” starà pure diventando occidentale, ma la mia resta qui.» https://www.youtube.com/watch?v=woD44CsR4jg&t=462s minuto 6:44).

Tutto questo per dire che potete pure scrivere #IStandWithUkrain, ma quello a cui stiamo assistendo, nel suo immane trageda, resta anche un conflitto civile.

E chi con l’Ucraina (la più povera, la più devastata dall’odio intestino e dai bombardamenti) sta da sette anni e mezzo, non ha certo bisogno di lezioni d’umana solidarietà da chi muove la coscienza secondo i trend di Twitter.

Foto: Wikipedia

15 marzo 2022