Un immutabile pilastro dello Stato

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di Aleksandr Prokhanov

La notizia sta cadendo nella coscienza pubblica come un blocco gigante. È come una valanga, come un’enorme frana che si abbatte su un pendio. Una notizia travolgente si accosta a un’altra, si scontrano, si frantumano in schegge. La mente viene travolta dalla tempesta di notizie, impallidisce e si spegne, diventa essa stessa un mucchio di detriti volanti.

Tra le angoscianti vibrazioni della mente, quando tutti gli assi di simmetria si frantumano, tutti i punti di vista sono saltati, tutte le coordinate sono perse, l’unico sostegno immutabile è la fede nella giustezza della storia russa, che restituisce alla Russia le terre perdute, riunisce la nazione divisa. La restituzione della Crimea, del Donbass e della Novorossiya è un regalo della storia russa, per il quale dobbiamo pagare con fatica, lacrime e sangue.

Il contrattacco russo che abbiamo lanciato nel febbraio 2022 ci restituisce il tempo storico rubato, ripristina lo Stato collassato. Ma, attaccando, lo Stato si è imbattuto in una fortezza, il cui assalto ha rivelato l’insufficienza, la bancarotta dell’ex Stato russo. L’arca della storia russa ha urtato un iceberg, incrinandosi, rompendosi, scricchiolando. Ci sono dei buchi, delle fessure, da cui fuoriesce la salamoia velenosa.

Lo Stato si è rivelato troppo traballante, troppo simile a una parata, privo di robuste travi d’acciaio. Non era adatto a una guerra di tale portata, non poteva sopportare colpi così potenti.

L’idea del globalismo, che prometteva alla Russia una prosperità confortevole tra le altre civiltà mondiali, è crollata. Il concetto di gasdotti che collegano Russia ed Europa in un nodo economico e politico indissolubile è crollato. L’economia delle materie prime è crollata, lasciando la Russia senza tecnologia moderna, senza cuscinetti a sfera e senza una base di elementi. L’élite, radicata in Occidente, diventa un’élite traditrice nel momento del bisogno, pugnalando la Russia alle spalle con un’ascia.

Plancton d’ufficio, informatici esperti, giovani edonisti, idoli dello spettacolo sono fuggiti dalla Russia. Hanno fatto l’esodo, spinti da paure di fondo. L’ideologia del liberalismo che la Russia aveva sposato dopo il 1991, quella in cui lo Stato si rivolgeva all’individuo egoista e prospero, era crollata. E la nuova ideologia bellica non è ancora emersa, i suoi deboli barlumi sono appena visibili.

L’intelligence politica ha ingannato la leadership del Paese facendo credere che un’operazione militare speciale in Ucraina sia imminente. Il tipo di esercito, le sue dimensioni, il suo equipaggiamento, le competenze dei suoi ufficiali e le capacità strategiche dei suoi comandanti si rivelarono tutti inadeguati e richiesero una profonda ricostruzione. La mobilitazione parziale ha mostrato la profonda smobilitazione della nostra società, l’incapacità di formare immediatamente un pugno e passare all’offensiva.

Lo Stato, facendo la guerra, si separa dalle vecchie forme e ne costruisce di nuove, capaci di continuare la lotta e di vincere. Lo Stato getta via i rifiuti delle strutture rotte e consumate. Monta nuove travi, capaci di resistere a potenti influenze.

Le armi informatiche del nemico colpiscono la Russia a raffica. I sistemi di missili informativi stanno bruciando le aree non protette dell’odierna coscienza pubblica russa. Non sono solo i giavellotti e gli obici a guida spaziale a sparare contro la Russia. Ma è anche colpita da armi psi, seminando dubbi, sfiducia, panico nelle menti della gente, opponendosi alle autorità russe, creando confusione, pessimismo, incredulità nella gente e nelle autorità, spingendo le autorità a commettere atti falsi. Le armi informatiche sono una conquista dell’Occidente moderno, che è riuscito a distruggere l’Unione Sovietica senza sparare un solo colpo.

Oggi l’arma dell’informazione dell’Occidente è dotata di nuovi mezzi, che influenzano gli istinti profondi, le paure e le fobie radicate, che vivono nel profondo delle persone e del potere.

Per un patriota russo, che sia un governatore, un blogger, un musicista rock o un ufficiale dei servizi segreti, è importante preservare il tradizionale stoicismo russo. Resistere alla raffica di attacchi mentali del nemico. Non lasciatevi tentare dalle promesse di pace e prosperità in caso di rimozione delle attuali autorità russe.

Oggi il potere russo, il centralismo russo e il presidente come portavoce di questo centralismo devono essere protetti e preservati. Le divisioni nemiche che attaccano il Paese dall’esterno non sono così terribili. La Russia può essere rovinata dai topi che molestano il pilastro dello Stato russo, corrodendo l’asse del centralismo russo.

La storia della Russia è piena di tragedie, durante le quali grandi regni vengono schiacciati e ridotti in cenere. Queste tragedie sono le tragedie del centralismo russo.

Lo Stato russo, emerso dalla polvere degli anni Novanta, è oggi un pilastro di leghe super resistenti che devia i colpi dei Javelin e degli HIMARS, un pilastro che spezza i denti dei ratti.

Traduzione a cura della Redazione

Foto: Idee&Azione

21 ottobre 2022

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